Toby Dammit

Block-notes di un cineclub indipendente

CANNES 2011: impressioni e news a metà del Festival

Al giro di boa sono stati presentati i primi 10 film in concorso e le rispettive recensioni a caldo sono già reperibili sul web. Da un’accurata ricerca incrociata tra i vari siti/blog si possono già intuire le prime impressioni personali e anche generali. A partire come avevamo detto dal nuovo Woody Allen, che è stato perlopiù ben digerito, ma secondo altri ha svolto il solito compitino.

Il concorso è iniziato ufficialmente con la bella addormentata di Sleeping Beauty gelido racconto di Julia Leigh su una ragazza devota al sesso, seguita dal drammatico racconto tra il difficile rapporto tra madre (Tilda Swinton) e figlio in We Need to Talk About Kevin. Ma anche il conflittuale rapporto padre-figlio, insegnanti nella stessa accademia, dell’israeliano Footnote  o la storia di un pedofilo raccontata nell’austriaco Michael (il cui regista è il montatore di Haneke) e la squadra speciale protezione minori del docu/fiction Poliss. Ma c’è stato anche il nostro Habemus Papam, le cui opinioni sono divise tra chi grida al capolavoro di un opera completa a chi critica alcuni passaggi del film o il ritmo che va a perdersi dopo che i personaggi di Piccoli e Moretti si dividono. Nonostante ciò alla prima è stato applaudito per 10 minuti e lo stesso regista si è commosso. È stato accolto molto bene con applausi lunghissimi anche The Artist di Michael Hazanavicius, storia metacinematografica di un attore di cinema muto che nel 1927, anno dell’avvento del sonoro, vede stravolta la sua carriera, raccontato in stile da cinema muto con un rigido bianco e nero, e poche parti parlate. Il Ragazzo con la bicicletta è il nuovo dei fratelli Dardenne che secondo molti sono sempre gli stessi schematici (ma fanno sempre emozionare) mentre L’Apollonide è un film sul mestiere più vecchio del mondo che sembrerebbe raccontato come un vero pugno nello stomaco. Ma il film che sta (finalmente) facendo più discutere di tutti è The Tree of Life: si possono leggere opinioni di ogni tipo tra i pochi fortunati che hanno assistito alle proiezioni e hanno condiviso i pareri. Si passa da recensioni che inneggiano al capolavoro assoluto quale è la vita (tematica portante del film) a visivamente bello ma poco emozionante, da chi è rimasto ammaliato da cotanta bellezza a chi lo ha fischiato alla prémière alla quale mancava come sempre l’anticonformista Malick.

Per quanto riguarda i film fuori concorso e proiezioni speciali si sono svolte le anteprime de I Pirati dei Caraibi: Oltre I Confini del Mare e Kung Fu Panda 2,  che hanno attirato più i fotografi che critici grazie all’attenzione di Jonny Deep e Penelope Cruz, ma anche Jack Black e Angelina Jolie. A detta delle prime recensioni sembra che comunque accontenteranno i fan delle due serie.

Ma Cannes è anche meta di produttori intraprendenti che comprano, vendono o cercano un finanziatore in quello che è il più grande mercato cinematografico del mondo. Quest’anno è giovato a Tornatore, al quale è stato affidato un kolossal da 100 milioni di dollari intitolato Stalingrad e sarà girato a San Pietroburgo tra 1 anno.

Molto più interessante la notizia del nuovo film di Lars von Trier assieme al collega Martin Scorsese. Più o meno un film. Sarà piuttosto una sfida a colpi di cinepresa, come quella che von Trier lanciò anni fa al suo mentore Jorgen Leth e ne uscì una bella lezione di regia intitolata Le 5 Variazioni.

Ora l’attesa è tutta per lo stesso Lars, per Pedro e per Paolo.

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