Dopo quattro capitoli all’insegna del tamarro spinto a forza di neon, gonne e NOS, la saga delle macchine truccate ha preso una fresca virata verso un cinema più action fatto di rapine e complotti. Quello che prima era solo puro feromone e rombo vibrante ora è giustificato dalla trama un minimo congeniata e diverte anchi chi non è appassionato di Mustang, Porche o Ferrari.
Il quarto capitolo si era chiuso con l’arresto di Dominic Toretto (Vin Diesel) a 25 anni di carcere. Ma all’inizio del film, mentre si trova nell’autobus penitenziario su una strada deserta verso il carcere, viene salvato dall’amico Brian (Paul Walker) e dalla sorella Mia (Jordana Brewster) in una rocambolesca quanto assurda scena in cui le due macchine fanno sbandare il pullman facendolo andare fuoristrada e di conseguenza ribaltandosi svariate volte. Ovviamente Dominic non si è fatto niente. I 3 decidono di partire per Rio de Janeiro (dove sarà ambientato tutto il film) per rifugiarsi e compiere una grossa rapina di auto situate su un treno in corsa. Ma la squadra capisce di essere stata incastrata.
Infatti avranno contro tutti gli agenti dell’ FBI capitanati dall’immenso e sudarello agente Hobbs (The Rock) che non fallisce mai la cattura delle sue prede e gli scagnozzi del capo della malavita di Rio, Hernan Reyes, specie per avergli rubato una Ford GT40 a cui ci teneva particolarmente e che nasconde qualcosa di grosso al suo interno. Da qui inizierà una caccia a Toretto & CO. che comunque, per chiudere in bellezza la loro avventura criminale, decidono di azzardare una super rapina a Reyes dalle sue banche milionarie grazie all’aiuto di tutti i vecchi compagni dei precedenti episodi: Roman, Tej, Huan, Gisele, Vince, Tego e Rico.
In questa opera corale alle corse clandestine tutto muscoli e niente cervello quindi si sostituiscono le rapine vere e proprie tra le strade malfamate delle favelas brasiliane, con inseguimenti folli (come quello, grandioso, finale) lasciando lo spettatore medio abbastanza soddisfatto. Certo chi ama le macchine da tuning non si può aspettare il remake del remake del remake del primo episodio, la serie (finalmente) si è evoluta e l’unica corsa clandestina presente nel film (praticamente un’omaggio ai vecchi capitoli) è un’ellissi rapidissima che può lasciare insoddisfatti gli amanti del genere.

Comunque è alto il livello di spavalderia grazie ai dialoghi americanati che rendono fighi i propri personaggi, specie quello di The Rock, sempre perennemente accigliato e sudato, dai nervi tesissimi, sembra possa esplodere da un momento all’altro. Epica la lotta a mani nude tra lui e Vin Diesel, quasi come due vecchi amici che si divertono un po’. Non mancano però le scene ad alta velocità, le donne, le riprese super cool della città per riassumerla in modo figo in due secondi e lo houmor.
Questi sono gli ingredienti che ha miscelato il già rodato Justin Lin alla direzione del suo terzo episodio dopo Tokyo Drift e Solo Parti Originali. Sembra che gli Studios, fiduciosi di una buona riuscita del film e dagli ottimi incassi (forse i migliori tra i 5 capitoli) della pellicola gli vogliano dare la regia del sesto e forse conclusivo capitolo. Alla prèmiére italiana Vin Diesel ha infatti detto che il sesto capitolo, soprannominato da lui e il resto del cast The Sexy Six, sarà l’atto conclusivo della trilogia iniziata con Solo Parti Originali e se vorranno fare un altro Fast & Furious con lui dovranno prima ideare una nuova trilogia, un nuovo progetto, da studiare e comporre tutti insieme. Infatti già dai tempi del 4° capitolo si sapevano cose che sarebbero avvenute nel 6°, nel quale torneranno infatti personaggi che si credevano morti. Quest’ultimo capitolo sarà ambientato in Europa con macchine europee, ma ora lasciamo spazio ai nuovi progetti di Lin, due sequel di serie abbastanza note: Terminator e Highlander.
ScappoDammit

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