Il film icona del Festival di Cannes che si è portato a casa anche la Palma D’Oro è un turbinio di immagini, suoni e messaggi che incanta lo spettatore grazie alla storia di una famiglia americana degli anni ’50 anticipata da bellissime immagini di creazioni e nascite, dal Big Bang alla vita sulla Terra. Malick esplora la vita in ogni suo aspetto, ne approfondisce il valore e ce lo mostra con grande stile ma con carenze narrative.
Una famiglia tipo americana degli anni ’50 del Texas: padre-padrone che gestisce la famiglia in modo abbastanza burbero e cresce i figli con morali ferree quali “nella vita non bisogna essere buoni, non serve a niente perchè se sei buono gli altri se ne approfittano”. I tre figli quindi cercano rifugio nella calorosa madre che a differenza del padre dimostra affetto e amore. Il più grande dei tre, Jack, è quello che vivrà il conflitto col padre in modo più sentito, anche violento, tanto che riflette le proprie frustrazioni sui fratellini. Ma già dall’epilogo è una redenzione del padre che confessa di non aver mai dimostrato l’amore per uno dei figli appena morto all’età di 19 anni, presumibilmente in Vietnam. Jack viene mostrato anche in età adulta. E’ un uomo sciupato, con un lavoro in un grosso stabilimento proprio come il padre ed è alla perenne ricerca di se stesso e del rapporto ormai fuggito via che più ritornerà, con il padre, la madre e i fratelli.
Terrence Malick è al solo quinto film in 40 anni di carriera ma ha creato un vero e proprio mito intorno a se. Non concedendo interviste e rifiutando di mostrarsi davanti alle telecamere, tanto meno alla prèmiere dei propri film e alla premiazione a Cannes, è diventato un personaggio anche misterioso ed interessante che all’uscita di ogni film fa tanto parlare di se. In questa nuova opera non si limita a raccontare una storia, ma LA storia. La storia della vita. Nascita, morte e legami familiari. Come un racconto biografico e molto personale. Infatti sono tanti gli elementi che fanno pensare a ciò, come il fatto che l’ambientazione è Waco, paese texano nel quale è nato Malick; uno dei fratelli muore proprio come successe a Malick anni fa e il padre-padrone sembra essere stata una figura presente anche nella vita del giovane Malick. Nel suo stile perfezionista prende molto da Kubrick, come nelle immagini che spesso evocano 2001: Odissea Nello Spazio. Il metodo (poco) narrativo è fatto quasi solo da immagini e suoni ed è fortemente innovativo e sperimentale ma ci rende comunque partecipi del dolore. Il film implica una visione non per tutti, abbastanza difficile e con poca empatia ma la linea che tiene in piedi l’intera opera è la vita, raccontata tramite un “normale” esempio familiare e scene di creazioni divine in forte contrasto tra loro. In contrasto come la nascita della Terra montata subito dopo la scena in cui la madre scopre che il figlio è morto. Come in ogni sua opera dà grande spazio alla natura (gira quasi tutto in esterni), usa spesso la voce fuori campo e qui in particolare si affida completamente al montaggio (durato in pratica 2 anni) per incastonare tutte le magnifiche scene girate.
Gran cornice fotografica giocata sui bianchi e i colori lievi di Emmanuel Lubezki (che ha creato le bellissime luci di The New World e I Figli Degli Uomini) spesso anche solo con luce naturale. Le musiche originali di Alexandre Desplat, che accompagnano il 90% del film, tra il classico e il lirico parlano al posto dei personaggi e anche dove non ci sono fanno parlare le immagini del Big Bang e delle successive nascite. Brad Pitt, Jessica Chastain e i ragazzini del cast danno un’ottima prova di una famiglia degli anni ’50 e creano anche grandi scene corali di altissimo livello con grande armonia e sintonia tra di loro. Perfetto anche il ruolo di Sean Penn che, in un ruolo non approfondito a dovere, calza nella figura dell’uomo vissuto di mezza età che cerca una via personale e la redenzione con la famiglia.
Il film si spreca di poesia ed estetica, immagini bellissime, sempre in movimento. Telecamere che seguono i personaggi (tra steady, dolly, camera a mano), i bambini mentre giocano, i movimenti, l’altezza imponente degli alberi secolari che si scagliano verso il cielo. Scenari incredibilmente belli e di ogni tipo in entrambi i tipi di scene: narrative e non. Tra queste ultime le tante nascite, come quella della nostra genesi, il Big Bang che diede vita a tutto, la nascita della Terra, della natura, dei mari e in seguito i dinosauri che popolarono il pianeta prima di noi, l’era glaciale quindi l’uomo. La vita.