TOURNÈE: la recensione

Provate a descrivere cosa sia il burlesque ad un alieno appena arrivato sulla Terra; potrete dire che è un ballo, con molte donne che si esibiscono in spettacoli, mezze nude, per alcuni volgare. Sicuramente non vi farete capire bene, quindi per semplificare le cose gli fate vedere Tournèe. Il film francese passato a Cannes 2010 e premiato per la migliore regia e con il premio FIPRESCI dei giornalisti, racconta della realtà del new burlesque (oggi molto in voga) e delle storie di vita molto intense e suggestive di alcune attrici del palcoscenico e del loro problematico capo.

Il film inizia con una ripresa fissa nei camerini di un teatro, il luogo più sacro per una ballerina di burlesque, dove avviene la trasformazione, ma in questo caso è la fine della serata e quindi la de-trasformazione, mentre sul palco si sta esibendo l’ultima performance in cui una delle show girl canta e intona al pianoforte la più struggente delle canzoni, Dream On degli Aerosmith. Dopodichè l’arrivo all’ hotel per la notte e l’inizio della nuova giornata con la partenza (o il continuo) per la tournèe in Francia, destinazione Parigi. Joachim Zand, il capogruppo, organizzatore, produttore e manager della troupe di ragazze di burlesque, dopo essere stato 2 anni negli Stati Uniti, è tornato nel suo paese con 5 ballerine americane (più un ballerino) non più giovanissime ne particolarmente in forma, ma con in serbo spettacoli che vengono dal loro essere, dalle loro emozioni del momento, che quasi sempre finiscono con uno strip tease. Il ritorno per Joachim comporta anche il confronto con i suoi fantasmi del passato (il fratello, il padre, la ex moglie e i figli), che forse lo avevano costretto alla fuga, mentre deve continuare a gestire le irrequiete “ragazze” e il loro viaggio.

Mathieu Amalric, regista e interprete, mette in scena una pellicola malinconica e molto delicata. Si muove in modo raffinato ed elegante tra le situazioni e le vite dei personaggi. La telecamera a spalla e tremante si muove come fossimo un personaggio dentro alla storia invisibile agli attori, mentre resta fissa nei momenti più introspettivi, in inquadrature da quadro a cui manca solo la cornice. Le attrici, vere donne del burlesque, intense e vissute, recitano tanto bene quanto le loro reali esibizioni sui palchi, riprese in vere serate con vero pubblico (per mancanza di fondi), dandoci in questo modo anche uno sguardo più veritiero su questo mondo. Bravo anche Amalric, sempre elegante in giacca ma con gli strascichi dell’uomo vissuto e sciupato, sempre più sporco delle proprie azioni che respingono sempre tutti. Un personaggio che è difficile scordare, che impersona le difficoltà e i contrasti che prima o poi bisogna affrontare, la malinconia, la solitudine, la bellezza del viaggio, il rapporto con le ragazze e con lo spettacolo, le sue richieste di abbassare il volume delle televisioni e delle radio nelle hall degli hotel, come se non bastasse la parlantina di chi lo circonda.

Provate a non trovare il fascino in Mimi Le Meaux o non appassionarvi agli spettacoli di Kitten on the Keys e Dirty Martini, alla sfrontatezza di Julie Atlas o all’ancora timidezza nel mostrarsi nuda di Evie Lovelle (simile alla più famosa attrice di burlesque Dita Von Teese). Tutte con i loro veri nomi da palcoscenico, vi ritroverete immersi nelle loro vite: la quotidianità fatta di hotel e treni, il rapporto con le persone, il camerino e il palco senza mai scendere nel ridicolo. Questa la grossa differenza con il recente Burlesque con Chrtistina Aguilera e Cher, in cui sono tutte belle e sbrilluccicanti che cantano canzoni perfettamente con un risultato abbastanza ridicolo e poco realistico. Unica pecca forse il doppiaggio finto italo-americano (in originale presumibilmente franco-americano) delle ragazze che può dare fastidio, anche se personalmente non dispiace, alcune volte molto accentuato. Insomma a fine visione abbiamo capito cos’è il burlesque e anche il nostro amico alieno. Spettacolo, trasformazione, viaggi, alberghi, interviste, seduzione, trucchi, glamour, litigi, soldi, erotismo, arte. Se all’inizio del film ci sembravano stranieri senza un nome o un perchè, man mano che procediamo ci avviciniamo a loro, ognuno col suo passato, ognuno col suo presente, fino all’arrivo “alla fine del mondo” e l’inizio dello Show.

ScappoDammit

Mathieu Amalric versione regista da indicazione alle attrici.

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