HABEMUS PAPAM: la recensione

Migliaia di fedeli riempiono Piazza San Pietro dopo la morte del Papa, mentre i cardinali del Vaticano si riuniscono nel segretissimo Conclave per l’elezione del nuovo sommo pontefice. A sorpresa viene eletto Melville, un vecchio cardinale francese, tra lo stupore generale. Ma al momento della fumata bianca e all’annuncio ai suoi discepoli di tutto il mondo, il sommo pontefice non si sente all’altezza e si ritira nelle stanze del Vaticano in una profonda crisi personale. Preoccupati della situazione mai successa prima d’ora e sul da farsi, i cardinali convocano il più bravo psicoanalista in circolazione a cui però vengono negati molti fattori di psicoanalisi con il paziente, quali i sogni, i ricordi d’infanzia, il sesso e i desideri. Compresa che non è una crisi di fede il Papa si farà analizzare da un’ulteriore psicoanalista al di fuori del Vaticano che ignora la sua carica per non essere influenzata e poter scindere la persona e i suoi caratteri dalla parte spirituale che la carica ricoperta richiede. Ma dopo la prima seduta il Papa riesce ad eludere la sorveglianza del portavoce che lo accompagnava e delle sue guardie, fuggendo da ciò che lo aspetta e compiendo un vero e proprio viaggio (più che spirituale questa volta personale ed estremamente emotivo) tra la gente di Roma, negozi e autobus, nella totale indifferenza dei passanti ignari, con lo scopo di capire da dove è venuto e dove vuole andare.

Dopo aver parlato di gioventù (Io Sono Un Autarchico, Ecce Bombo), nascita (Aprile), morte (La Stanza del Figlio) e soprattutto politica (Palombella Rossa, Il Caimano), Nanni Moretti torna sul tema della chiesa dopo La Messa è Finita del 1985. Nello specifico però vuole narrare di responsabilità, del peso delle proprie azioni e la paura di non soddisfare le richieste del compito assegnato. Nanni Moretti riesce a raccontare tutto ciò con grande maestria, vagando tra ironia appena accennata e grande rispetto, senza, quindi, prendere una posizione sul Vaticano, cui tanto si è parlato e polemizzato (“Moretti è stato troppo duro, Moretti è stato troppo buono”), e se invece Moretti volesse solo raccontare una bella storia di un forte conflitto portato all’esempio più estremo? Le scene migliori secondo i gusti possono essere tante, dall’elezione nel conclave alle partite di pallavolo tra i cardinali, ma forse le più suggestive sono le passeggiate del Papa in giro per Roma e negli autobus notturni dove non viene riconosciuto ma fornisce insegnamenti a chi può aiutare.

Il neo-Papa ritirato nei pensieri e in fuga è interpretato da uno straripante Michel Piccoli, 85enne gigante del cinema che ha all’attivo recitazioni nei film di Godard, Hitchcock e Bunuel. Grandi anche gli altri cardinali che fanno immaginare bene cosa può accadere dentro il Vaticano, un po’ confusi, un po’ bambinoni. Tutto nel film combacia alla perfezione, dal montaggio all’onesta sceneggiatura (co-scritta anche da Moretti), dalla gran parte del film costituita dai bei costumi rossi clericali (di Valentina Taviani) alle scenografie vaticane immense e maestose (di Marta Maffucci) girate a Palazzo Farnese di Roma. Suggestiva la fotografia ad hoc di Alessandro Pesci, come le musiche di Franco Piersanti (storiche le sue partecipazioni con Moretti, già dal suo primo film Sono Un Autarchico) specie nelle scene mute, in cui il Papa gira per le strade di Roma, fatte di malinconia e forza poetica. Può essere definito senza dubbio il capolavoro di Moretti, una prova completa, riuscita in tutto: ironia, emozioni, riflessioni. Ci sono anche alcune scene di satira sui giornalisti televisivi che intervengono nei momenti più inopportuni, oppure sono la nostra proiezione di ciò che vogliamo continuamente vedere. Ma questa è un’altra storia, anche se Nanni e i giornalisti non saranno mai sulla stessa lunghezza d’onda. Ora ci aspettiamo faccia il colpaccio a Cannes dove esordirà a livello mondiale tra un mese, mentre per ora è solo nelle nostre sale. Godiamocelo.

ScappoDammit


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3 thoughts on “HABEMUS PAPAM: la recensione

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