MACHETE: la recensione

Esagerato. Questo è il termine esatto per esprimere ogni elemento presente in Machete. Stupidità, volgarità, tamarragine, trash ed esplosioni con tanto di spettacolari scene d’azione. Ma soprattutto niente va preso sul serio. Niente moralismi, non ricercate il senso di tutto perchè è lo spettacolo, il divertimento. Robert Rodriguez li conosce già bene, lui grande fan di B Movie come il grande amico/collega Tarantino, anche se non era mai arrivato fino a questo punto che tocca vette altissime di spettacolarità assurda e scene indimenticabili.

Machete è un cacciatore di taglie messicano appena arrivato clandestinamente nel sud del Texas per cercare lavoro dopo che il boss della malavita Torrez gli ha sterminato la famiglia, ma la situazione per lui e gli altri hombres non è facile con l’agente dell’immigrazione sempre con il fiato sul collo. Ma per Machete sono in arrivo i guai quando uno strano tizio gli offre 150.000 $ in cambio dell’assassinio del candidato presidente, il Senatore McLaughlin.

Machete accetta ma mentre dalla cima di un tetto sta per sparare si becca la pallottola di un’altro cecchino che era lì per eliminarlo, così, capendo di essere stato incastrato corre in cerca dell’uomo che lo aveva assoldato. Assieme a Machete si uniranno Luz, misteriosa venditrice di tacos ambulante, Padre Cortez prete e fratello di Machete al quale offrirà i propri armamentari e l’agente dell’immigrazione Rivera, convinta che dietro a tutto ciò ci sia qualcosa di molto grande.

Il film è stato diretto da Rodriguez assieme al suo storico montatore Ethan Maniquis, già dai tempi di Desperado. Il grande imprinting di Rodriguez si vede e sente più che mai anche rispetto ai suoi vecchi titoli quali El Mariachi e C’Era Una Volta In Messico, ma anche Dal Tramonto All’Alba ePlanet Terror. Tutti più o meno B Movie splatter originali e carichi di scene d’azione notevoli, inseguimenti e sparatorie degne dei migliori registi d’azione. Il film, inizialmente concepito come un fake trailer all’inizio di Grindhouse: Planet Terror (si usava così negli anni 70) ha fatto scalpore e su grande richiesta è diventato un film a tutti gli effetti. Scritto da Rodriguez insieme al cugino Alvaro e prodotto tra gli altri da Tarantino, Machete ha nei suoi punti di forza una trama buona per non dire discreta che si concentra però sull’azione spesso nonsense soprattutto del suo personaggio principale che con le sue frasi (“Machete improvvisa” o “Perchè essere un’uomo quando sei un mito”) e le numerose scene esagerate resterà parecchio impresso. Dall’intestino sradicato e usato come fune per calarsi da una finestra all’altra, lotte a base di tagliaerba e coltelli, preti che non perdonano, macchine con impianti idraulici potentissimi che addirittura saltano e schiacciano i nemici. Tanto per dirne alcune.

Ma Machete è anche un’insieme di un grandissimo cast diviso tra “vecchi” e “giovani” che si mescolano benissimo in cui spiccano tante star. Se lo sfregiato e usurato protagonista Danny Trejo, 67 anni suonati con passato burrascoso tra droga e crimini e una carriera d’attore nata per caso, è il meno conosciuto, ma dal viso da “già visto da qualche parte”, spuntano grandissimi nomi. Robert De Niro è il candidato presidente McLaughlin razzista che farà di tutto per cacciare i messicani dal Texas, uccidendoli anche con le proprie mani, Steven Seagal è Torrez, il boss della malavita, Jessica Alba è il capo agente dell’immigrazione in Texas, Michelle Rodriguez una messicana venditrice di Tacos e bramosa di vendetta che aiuterà Machete e i suoi conterranei, Jeff Fahey è l’uomo che tradisce Machete e che tenta disperatamente di farlo fuori, Lindsay Lohan la figlia di quest’ultimo che però verrà sedotta da Machete, Cheech Marin prete e fratello di Machete sempre dotato di armi, con apparizioni anche di Don Johnson e Tom Savini. Nel film ha recitato anche Rose McGowan ma le sue scene in fase di montaggio sono state tutte scartate; si potranno vedere solo nell’edizione dvd.

Ovviamente non tutti gradiranno il prodotto, specie chi non sopporta gli splatter o non trova il senso in questi film ed empatia con la sfrenata finzione. Se negli anni ’70 sarebbe stato un normale film d’exploitation oggi è una piccola perla, un cult tra tanti insulsi film che cercano di copiare le gesta dei film di genere e non ci riescono per il poco coraggio, per la passione cui bisogna dedicarsi e la genialità che oggi è richiesta dato che i film d’azione oggi come oggi (ad Hollywood) vengono concepiti tutti con un’ottica nuova, una chiave stilistica ormai identica in ogni film e spesso scadente adatta ad un pubblico medio a cui è impossibile affezionarsi. Rodriguez, come l’amico Tarantino, con le loro opere danno respiro ed originalità ad un mercato ormai piatto e privo di idee. Loro ne hanno e tante, assieme alla passione e le conoscenze, grazie alle quali estrapolano dal kitch e lo ripropongono in ottica moderna, proprio come gli ultimi loro lavori. Ora attendiamo trepidanti i loro ritorni (Machete è uscito quasi un’anno fa in USA) sperando arrivi presto Sin City 2 e poi vedremo se come per Machete i finti trailer finali verranno realizzati: trattasi dei seguiti Machete Kills e Machete Kills Again.

ScappoDammit


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2 thoughts on “MACHETE: la recensione

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