ACAB – ALL COPS ARE BASTARDS: la recensione

Siamo abituati a serie come Distretto di Polizia o Carabinieri per vedere un prodotto di fiction italiano raccontato dal punto di vista della legge. Purtroppo (o per fortuna) questi prodotti semplici, buonistici e poco suggestivi adatti allo spettatore televisivo medio non hanno niente a che fare con il grande schermo. Per fortuna in soccorso del bene comune è accorso il regista di Romanzo Criminale – La Serie, Stefano Sollima, che racconta così l’altra faccia della medaglia. In A.C.A.B. (All Cops Are Bastards) gli eroi/antieroi sono 3 celerini di Roma, Cobra, Negro e Mazinga, impegnati ogni giorno in ogni tipo di sommossa: dentro e fuori gli stadi, per le strade, le case e i parchi, sempre intenti a ripulire il marcio della società. Ognuno con la sua storia e i suoi conflitti familiari come un divorzio, un figlio ribelle e una causa per aggressione, i tre scaricano le proprie rabbie durante gli scontri a suon di manganello, usufruendo di fatto dei propri poteri. Ma sono anche mossi da forti ideali, come la fratellanza e l’onore, elementi inscindibili per ogni celerino che si rispetti e saranno costretti ad insegnarli con le cattive maniere a Spina, il nuovo arrivato. Cresciuto in strada e comportamento coatto, inizierà un viaggio nella violenza dopo diverse lezioni di autocontrollo impartite da Cobra, il vero sanguinario dei tre che ha un conto in sospeso con un ragazzo ignoto per aver accoltellato Mazinga alla gamba e averlo reso quasi zoppo durante una sommossa fuori dallo stadio.

Il 45enne Stefano Sollima due anni fa ha terminato i 22 episodi di Romanzo Criminale – La Serie, narrato dal punto di vista dei protagonisti della Banda della Magliana. Ora gli (anti)eroi diventano 3 agenti della squadra di Polizia Mobile di Roma, fomentati da rabbie fortemente radicate da ideali neo fascisti e situazioni quotidiane personali. Questo stereotipo del celerino non è stato gradito da chi è nel mestiere, definendo il lavoro del regista una “strumentalizzazione artistica“. Sicuramente si è voluto prendere una via già battuta e “cinematografica” però stento a credere che nessuno del settore sia di questo pensiero. Ovviamente per i pochi non ci devono andare di mezzo tutti, infatti bisogna prendere questi esempi cinematografici per aprire sani dibattiti e far vedere che certo marcio c’è anche dentro le teste di chi porta il casco blu con la visiera e quelli che hanno visto il film possono dire che in fin fine non sono tutti così. Sollima viene dalla televisione dova si è fatto le ossa dirigendo parecchi episodi di soap opera; ossa poi raffinate dalla regia dei 22 episodi di Romanzo Criminale e messe in movimento con la prima pellicola che fa ben sperare per il futuro. Conoscenza del campo su cui si muove non indifferente, tanto che ha preferito raccontare una sceneggiatura che si discosta dalla storia del libro originale (ACAB di Carlo Bonini) che racconta principalmenti fatti reali piuttosto di addentrarsi nella vita di strada, negli stadi e nella piazza del Quirinale come i 3 personaggi del lungometraggio. Anche le musiche scelte rafforzano la violenta pellicola, dai White Stripes strausati da pubblicità e altri film (ma qui una pennata di basso è un colpo di manganello) ai Clash con Police on My Back cantata per festeggiare ed esorcizzare proprio come il motivetto “Celerino figlio di puttana, celerino figlio di puttana”, fino alla celebre ACAB dei 4-Skins che inventò proprio questo termine negli anni ’80.

Come già detto è uno stereotipo quello del celerino visto come fascista barbaro fedele al codice d’onore verso ogni altro collega, unico vero fratello su cui puntare sul campo di battaglia. In ogni opera che si rispetti ogni cosa è giustificata e qui la violenza è giustificata con questi ideali ma anche con il volere ripulire la società e fare male, fare male e ripulire, pensando in un qualche modo di stare meglio e di fare il meglio. Ci sono parecchie scene di violenza e altre in cui non c’è per niente. In una di queste scene che si svolge in un parco disastrato e sporcato da ubriaconi rumeni viene usata solo violenza psicologica e verbale, più forte di quella fisica e capace di far provare una sadica soddisfazione, anche allo spettatore. Si è pensato bene di esprimere questa violenza anche tramite 4 personaggi robusti e forti, interpretati da 4 grandi attori.

Gli attori devono ricevere un’elogio particolare per immedesimazione e lavoro di squadra, specie il De Niro italiano Marco Giallini. A proprio agio nel ruolo del capo squadra con la ciurma perenne e l’insofferenza per il lavoro che non potrà più svolgere e il controllo su tutto eccetto il figlio. Anche Pierfrancesco Favino recita in un ruolo ben adatto alle sue capacità nel momento migliore della sua carriera. Impressionante, violento e realistico anche Filippo Nigro che esplode con sua moglie dopo aver abbandonato la figlia piccola alla centrale di Polizia. Soprendente anche il giovane emergente Domenico Diele dalla faccia pulita sporcata dal carattere coatto in una pellicola che lo vede praticamente come protagonista, perlomeno nell’evoluzione del suo personaggio, sostenuto grazie al buon lavoro dell’attore. Buone comparsate anche del “salutista” Andrea Sartoretti.

La sceneggiatura è dei 3 ragazzi rivelazione (Cesarano, Petronio e Valenti) che idearono e scrissero Romanzo Criminale – La Serie, tutti giovani e volenterosi sceneggiatori italiani con poche esperienze alle spalle ma grandi doti di portare su carta personaggi e vicende interessanti e storie ben sviluppate. Nella sceneggiatura, come soprattutto nel libro, ci sono due momenti storici in cui si imbattono i protagonisti: li vediamo reagire, soprattutto Cobra, quasi piangendo alla notizia della morte del collega Filippo Raciti (2 Febbraio 2007, durante gli scontri fuori dallo stadio di Catania), per poi abbattersi per la stupidità di uno (Spaccarotella, Ndr) dopo la vicenda dell’uccisione di un ultras (Gabriele Sandri, 11 Novembre 2007) e reagire perchè a causa di uno non devono pagare tutti. Due facce della stessa medesima medaglia, in eterno bilico tra bene e male, giusto e sbagliato.

La Frase: “Solo sui tuoi fratelli puoi contare!”

Scene Clou: L’azione anti-sommossa fuori dallo stadio in cui Mazinga prende la coltellata e il rastrellamento dei rumeni dal parco.

Voto: 8

 ScappoDammit
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