TYRANNOSAUR: la recensione in anteprima

Certo cinema anglosassone che riflette la realtà in maniera cruda e spietata non passa quasi mai le mura delle Midlands ma andrebbe promosso con più vigore e capillarità. E’ cinema importante che mostra al mondo esperienze di vita nel vero senso della parola. Molto difficile da digerire e solo per palati forti ma pieno di forza espressiva.

Joseph è un vedovo senza lavoro, con grossi problemi di alcol e violenza. Un vero bastardo che trae da ogni persona solo la parte peggiorie e meschina, passa le giornate a scazzottate nei bar o nei bordelli, massacra il proprio cane per sfogarsi e l’unico con cui può parlare senza rabbia è un bambino che abita davanti casa sua. Forse cresciuto in ambienti ostili e maneschi, molto comuni nell’ambiente inglese, Joseph finisce per caso o per volontà a nascondersi da tutti nel negozio di Hanna, una gentile donna che, impaurita, si avvicina a lui pregando e chiedendo aiuto a Dio. L’uomo schifato da tanta bontà se ne va lasciandola in lacrime, facendo anche presunzioni sul fatto che la donna non può avere figli. Lei, a primo impatto forte e felice, nasconde come può la sua terribile vita casalinga con un uomo che la maltratta e la violenta.

Dopo film analoghi che raccontano i disagi attuali della borghesia inglese come Fish Tank (dal punto di vista di un’adolescente) o dell’era Tatcher come This Is England (dal punto di vista di un bambino), Tyrannosaur approfondisce (dal punto di vista di un uomo di mezza età) le questioni problematiche di un ramo sociale anglosassone intriso di rabbia, odio e anche ottusità. La poetica e breve descrizione del personaggio sta nel titolo, Tirannosauro, il soprannome con cui Joseph chiamava ignorantemente la moglie malata di diabete e amante di dolci, perchè poteva contare il numero dei suoi pesanti passi mentre scendeva le scale. In verità è lui il tirannosauro, spietato e distruttivo. La amava, ma la odiava anche. E’ questo il complicato ritratto di un uomo pieno di contraddizioni che dice di non voler indietro la moglie defunta perchè sarebbe convinto di trattarla ancora come un cane, come quando era viva. Una cattiva persona, si dice da solo di essere.

Peter Mullan è bravvissimo, immenso, nell’impersonare Joseph. Teso come una freccia pronta per essere scoccata quando sente il figlio dei vicini, a cui è molto legato, venire maltrattato e allo stesso tempo protettivo ma sempre sul punto di esplodere con Hanna, la donna che in qualche modo lo salva come un angelo custode, per poi ricambiargli il favore. Incredibile performance anche per Olivia Colman, più credibile del vero a passare dalla solarità iniziale alla paura e l’odio espressivo sul suo volto, rigato di lacrime e non solo. Superlativa, come sempre, la prova di Eddie Marsam, caratterista coi fiocchi usato da decine e decine di registi, non sfigura nonostante le poche scene davanti agli immensi comprimari.

Il film opera prima di Paddy Considine che ha scritto anche la sceneggiatura, fino all’altro giorno attore per Shane Meadows e Jim Sheridan, ha vinto tantissimi premi per il miglior regista esordiente ai British Indipendent Film Awards, ai Satellite Award, ai premi BAFTA e soprattutto al Sundance 2011 a cui si sono aggiunti i premi speciali della giuria per le interpretazioni di Mullan e della Colman. Il fervido panorama cinematografico britannico è veramente da tenere d’occhio, ormai sforna almeno 3/4 piccoli capolavori all’anno da tempo, tra cui negli ultimi tempi Il Discorso del Re, Monsters, This Is England e Fish Tank appunto, ma anche Four Lions, Moon, An Education, Nowhere Boy e Control, senza contare i registi di spicco che continuano a sfornare tragicommedie casalinghe come Mike Leigh, Shane Meadows e Richard Curtis o quelli che hanno portato il loro cinema anche a Hollywood come Guy Ritchie e Danny Boyle. Quasi tutti lavori che prendono di mira la classe sociale media, analizzando e scomponendo i problemi, per arrivare quasi sempre alla soluzione, attraversando un percorso fatto di forti emozioni. Purtroppo questi lavori ancora stentano ad uscire in Italia.

Lorenzo Scappini.

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