YOUNG ADULT: la recensione

Se 40 Anni Vergine con la sua comicità andava a descrivere la fase di non realizzazione adulta e della difficoltà di costruirsi una vita, in Young Adult, commedia molto più amara che comica, viene descritta la stessa fase ma in maniera distruttiva, anzi autodistruttiva, di una donna cresciuta con gli anni ma mai maturata, fotocopia di se stessa del liceo.

Mavis Gary ha 37 anni ma si comporta come una di 16. Lo dimostra lo stile di vita sregolato, disordinato, passa le serate ad ubriacarsi di bourbon, nei risvegli post sbronza beve Coca-Cola come fosse acqua, esce di casa con il suo cagnolino nella borsa ma sopravvive grazie al suo lavoro di ghost writer di noti libri per ragazzi, gli “young adult” appunto. Mavis torna nel suo paesino natale dopo anni di assenza, per incontrare il suo ex fidanzato del liceo che però si è fatto carico della vita e ha messo su famiglia con prole. Intanto Mavis si imbatte in Matt Freehauf un basso e grassoccio omuncolo che al di là dell’aspetto è alquanto simpatico, unico dei vecchi compagni del liceo a sbattere in faccia a Mavis la realtà, cioè che l’uomo che cerca è sposato e lei non può tornare in paese e sfasciare le famiglie quando e come le pare.

Mavis sembra un personaggio secondario estrapolato da una commedia scorretta giovanile come Mean Girls che nella propria illusione personale di ex stella del liceo invidiata da tutti forse non si rende conto del suo fallimento e della solitudine che infondo prova. Il tutto girato in uno scenario prettamente americano, nel paesino lontano dalla caustica Minneapolis dove è emigrata la protagonista, la Mini Apple dove Mavis avrebbe tutta la sua vita e il suo lavoro, ma in realtà tutto ciò che possiede è con lei nella provincia, il bourbon e il cagnolino Dolce, oltre a ciò che vuole. Molto brava Charlize Theron, sulla quale non avevamo dubbi, la persona adatta sia per età che per temperamento ad impersonare l’adulta che dentro è una ragazzina, un po’ sclerotica e schizzata, che finisce per sgretolarsi con le proprie mani.

Ma probabilmente ciò che attirava di più cinefili e conoscitori di film come Juno, è il ritrovato binomio Jason ReitmanDiablo Cody. Se il primo sta costruendo una carriera nel cinema semi-indipendente con risultati veramente buoni, dopo l’esordio ottimo di Thank You For Smoking l’apprezzatissimo Juno scritto proprio dalla ex-pinup, e il semi-riuscito Tra Le Nuvole, la provocante Diablo Cody mette insieme in ogni sua sceneggiatura sregolatezza e provocazione nell’America di oggi, non sempre con ottimi risultati visto il vampire movie Jennifer’s Body e la serie United States of Tara. L’Oscar maturato per lo script di Juno per lei e solo l’averlo sfiorato per lui ha convinto tutti riguardo un nuovo progetto tra questi ragazzi impegnati alla scalata di Hollywood. Ne esce un copione molto efficace ma anche pericoloso perchè il senso del non compiuto, del mancato cambiamento stravolge un po’ le carte in tavola e può essere facile storcere il naso, soprattutto nel finale. Dal punto di vista dei dialoghi i personaggi della Cody sono descritti in maniera egregia, specie l’introduzione dei piccoli gesti che identificano il personaggio, ma hanno la stessa parlantina con la battuta sempre pronta, mentre è più efficace vedere il personaggio di Mavis interagire con la receptionist che la accoglie scandendole impietosamente nome e cognome per poi chiedergli se i mugugni che sente sono quelli di un cane nella sua borsa.

Notevole quindi il coraggio del copione, anche se non è proprio un’esempio da prendere, e del regista per averne accettato la sfida e averlo raccontato con la solità linearità e l’interesse nell’introspezione che da ai suoi personaggi piuttosto che alla storia in se, fotografata molto bene dal solito Eric Steelberg. Non a tutti piacerà perchè non è il solito film fatto per piacere, bonaccione e dal happy ending, ma un racconto di un’ideale vita sciupata che esprime molto bene il suo concetto: tutti quanti invecchiamo, ma non proprio tutti crescono.

Lorenzo Scappini.

La Frase: “Gli uomini come me sono nati per amare donne come te
Scena Clou: La scenata di Mavis davanti alla folla durante la festa a casa.
Voto: 7 
Trailer
MyMoviesSito Ufficiale

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One thought on “YOUNG ADULT: la recensione

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