SISTER – la montagna e le famiglie non ordinarie

In questa profonda e densa ma anche leggera opera si mescolano e vengono a galla diverse tematiche con i vari problemi e sfumature. Da un lato la parte materna inconscia di ogni donna mai esplosa, l’amore-odio per un fratello (minore o maggiore dipende dal punto di vista), la perdita e l’istinto di sopravvivenza.

Louise e Simon sono due fratelli orfani in un piccolo paesino caratteristico di montagna. Con i pochi mezzi a disposizione si arrangiano secondo le loro caratteristiche, ma entrambe hanno i loro bei caratteri sfaccettati: lei nettamente più grande e sulla soglia dell’età adulta è in realtà una ragazzina che si lascia e si riprende con il ragazzo di turno, ha un’ onesto lavoro e non riesce a mantenere il fratello minore. Il piccolo però è in realtà la parte più matura da un certo punto di vista, non crea problemi alla sorella, anzi li risolve soprattutto con le quantità di denaro sporco che raccimola nelle sue giornate di escursione sulle piste addobbate da ricchi turisti in sci e tute troppo impegnati a divertirsi. Il tutto descritto con un’innocenza incredibilmente compassionevole. Il piccolo grande commercio di Simon è la semplice vendita di oggetti da montagna come sci e occhiali da neve rubati sulle piste o negli chalet della montagna. Gesti folli pur di far felice la propria sorella. Così la sera quando si ritorna a casa porta da mangiare alla sorella che però spesso lo ignora pur di uscire con il suo ragazzo. Dietro a tutto questo vi è un’inaspettato segreto tra i due che non li abbandonerà mai. Si sente forte in loro la mancanza di una figura adulta tanto che il piccolo si affeziona in poco tempo ad una signora americana in vacanza con i suoi figli, la osserva e si interroga come sarebbe una vita con una mamma e dei fratelli normali. Ma come figura corretta e razionale il ragazzino seguirà sempre il cuore.

Il film sorprende per la brillante storia raccontata senza sbavature di continuità e con dialoghi essenziali ma geniali e come si sa certi silenzi valgono più di mille parole. Ci si affeziona a dir poco al piccolo ladruncolo che a metà film tenta di insegnare il suo lavoro alla sorella, senza i risultati sperati. Come il suo precedente lavoro Home, Ursula Meier ha un bel soggetto a disposizione su una particolare forma di famiglia fuori dall’ordinario e mille cose potenzialmente da poter raccontare ma in questa commedia drammatica non scade nel ridondante e nella noia che sconfinava già nei primi 20 minuti del precedente film e soprattutto intrattiene anche dal punto di vista della commedia. Un bello slancio per la Svizzera che sarà accompagnata agli Oscar 2013 da questo piccolo gioiello indipendente (menzione speciale alla Meier al Festival di Berlino) che gioca soprattutto sulle prospettive, arrivato dall’alto delle Alpi e pronto a stupire e ristupire.

Lorenzo Scappini

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