DUE VERSIONI DEL MALE – Killer Joe

Un giovane spacciatore di droga è costretto a ripagare un debito e l’unico modo per incassare i soldi è uccidere la madre ed ottenere l’ingente assicurazione sulla sua vita. Il piano viene approvato con poche riserve anche dal padre e dalla sorella, così ingaggiano il killer professionista del paese, uno sceriffo che arrotonda con questi “lavoretti” di nome Joe Cooper. I problemi nascono quando il killer professionista chiede un anticipo per il suo lavoro, ma rimasti senza soldi, padre e figlio concedono Dottie, la sorella minore, come caparra sessuale fortemente voluta da Joe, finchè non gli verrà pagato tutto il lavoro. Nasceranno problemi e diverbi che condurranno ad una spirale di violenza e sangue che coinvolgerà tutti e quattro.
Recensito per voi non una ma ben 2 volte:

La versione di Scappodammit:
Dopo i killer di Cogan e Le Belve mancava all’appello il terzo film per completare la trilogia del Business Criminale che ha imperversato a Ottobre e Novembre nelle migliori sale cinematografiche: il Killer Joe, il più etereo, scrupoloso e malsano dei 3 raccontato brillantemente da un maestro del cinema come William Friedkin. Prendete un’ambiente alla Cogan, liberamente malsano, pregno di criminalità e desolazione, dove ogni persona è priva di sostegno familiare e sociale ed agisce in base a norme autodistruttive. Non c’è possibilità di scampo in una società del genere e se da una parte ci sono i deboli come Chris (Emile Hirsch) che si cacciano nei guai, dall’altra comandano i forti senza scrupoli come Joe (un lucidamente diabolico Matthew McCounaghey). In mezzo stanno le figure impassibili del padre e della sorella. Tutti e quattro descritti in modo impeccabile ed intelligente, le cui motivazioni-azioni si intrecciano e si scontrano nonostante magari il film non fornisce lo stesso scenario ampio di Cogan, restando sempre tra le mura domestiche, ma ne riprende alcuni elementi fondamentali del killer, come l’aplomb rigido e scrupoloso e la loro violenza innata. Poi in definitiva, cosa insegna in sostanza se non che il pollo fritto fa male?!

La versione di Robknoxville:
Non si parlava più di William Friedkin dal 2006 quando ci mostrò con grande abilità la paranoia e la follia nel film Bug con il mitico Michael Shannon (oramai consolidata la sua capacità in ruoli estremi e folli), ed ora lo ritroviamo in una storia dalle tinte noir. Un film che difficilmente si colloca in un genere prestabilito, lo potremmo sicuramente inserire in quel sottogenere del noir da noi rinominato “BUSINESS LARGER THAN LIFE”, lo potremmo inserire come una commedia nera, anzi nerissima, nella quale emergono la cinicità dei vari protagonisti, ma tutto ciò sarebbe riduttivo. Un film che lascia basito lo spettatore per la grande capacità del regista di rispettare i tempi e le dinamiche del genere, trascinandoci assieme ai protagonisti in una lenta ed irreversibile spirale di ricatti e violenza. Matthew McConaughey impressionante in una recitazione che non ha pecche o sbavature, dove la presenza fisica del personaggio è imponente, i dialoghi di Joe sono tirati al minimo e le sue espressioni parlano più di qualsiasi battuta. Ad opporsi a lui troviamo Emile Hirsch, logorroico ed invadente giovanotto, che l’attore riesce a gestire ottimamente. Un film che è già cult grazie alla scena del pollo fritto che ha sconvolto il festival di Venezia.

In sostanza come avrete capito le sensazioni sono state positive per tutti e due, non c’è nessun motivo di dibattito e allora perchè l’abbiamo recensito insieme? Beh ci è fottutamente piaciuto ad entrambi e non potevamo esentarci da questa opportunità!

ScappoDammit e RobKnoxville

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One thought on “DUE VERSIONI DEL MALE – Killer Joe

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