Il racconto di una vita – Clint Eastwood è DI NUOVO IN GIOCO

Clint Eastwood torna davanti alla macchina da presa nel ruolo di Gus, un anziano talent scout di baseball che ha passato la vita sui campi a scoprire giovani talenti, venendo però a meno nel suo ruolo di padre. Nel film emergeranno entrambi gli aspetti di questo personaggio chiuso e scorbutico ma dalla forte morale dell’ American Dream ed arrivato al culmine di una vita dove l’unica cosa in cui non è riuscito è nel mantenere i rapporti con la figlia. Tra i due vi è un netto distacco: lei ormai trentenne fa l’avvocato, aspirando però ad essere accettata finalmente dal padre, mentre lui è vicino al pensionamento forzato, anche per colpa di una malattia che lo sta rendendo cieco, e non ne vuole sapere di essere aiutato da nessuno, ne tantomeno dalla figlia volenterosa.

E se è ormai tautologico che un film in cui recita Clint Eastwood è anche un film di Clint Eastwood, in questa opera l’affermazione è più che percettibile. Infatti il film si stabilizza sulla linea strutturale e narrativa del cinema-Eastwood, il quale però non avrebbe sicuramente ceduto a certi buonismi e manierismi, talvolta caricaturali, che si presentano qua e la nella storia, soprattutto nel rapporto conflittuale tra padre-figlia e i loro fantasmi del passato, talvolta spesso banali. Ma troviamo anche elementi del cinema-Eastwood contemporaneo, come il vecchio malandato che ha ancora molto da insegnare ma si trova in duro contrasto con la società, il bisogno di insegnare, va contro la tecnologica per predicare i vecchi insegnamenti, sbriciolando di fatto l’intero lavoro di L’Arte di Vincere con Brad Pitt e la vittoria del calcolo percentuale quantitativo contro quello qualitativo sul valore dei giocatori di baseball e su cui si basa il marketing di tutti i club americani. Anche il titolo sembra fatto apposta per Clint e la sua vita passata davanti alla cinepresa, poi dietro come regista, quindi lasciando il ruolo di attore fino all’attuale “ritorno in gioco”: infatti dopo Gran Torino aveva annunciato di non voler più apparire davanti alla macchina da presa. Il titolo originale Trouble With The Curve (difficoltà con il tiro ad effetto) ha un senso strettamente tecnico nel campo del baseball ma può essere letto anche per definire i problemi tra i due, a causa delle pieghe caratteriali contrastanti e le diverse generazioni. Un ulteriore punto a favore nella carriera di Clint, ormai 82enne, che ha sostenuto e visionato in prima persona questo buon esordio alla regia dell’amico ed aiuto regista degli ultimi anni Robert Lorenz; una storia già sentita su un tema già molto battuto dove il bello sta tutto nel personaggio magistralmente scritto ed interpretato dall’ex pupillo di Sergio Leone; ogni singolo centimetro di pelle vissuta, sempre a spese della macchina da presa per il mondo del cinema e per il quale si donerà fino all’ultimo dei suoi giorni come un inestimabile bene culturale di prim’ordine. Long live Clint !

Lorenzo Scappini

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