BIANCANEVE e BATTLESHIP, questa è Hollywood oggi: le recensioni

Il remake del celebre racconto dei fratelli Grimm e una storia tratta dal gioco della battaglia navale sono i titoli di spicco della stagione cinematografica della Hollywood odierna, sempre più orientata a diffondere blockbuster stravisti e poco interessanti, scopiazzati, dal monotono pathos degli eroi e delle eroine, rivisitazioni poco lucide e prive di interesse. L’unica cosa che sembra contare sono le scene ad effetto e ad effetti (speciali).

Biancaneve è impersonata da un’accigliatissima ventenne britannica chiamata Lily Collins, bella ma non quanto la si poteva immagiare dal cartone, ed eccessivamente smielata nelle movenze che finisce per innamorarsi del primo belloccio che arriva nel regno soggiogato dalla malvagia regina, sposa del padre defunto di Biancaneve, la quale deve uccidere a causa della sua bellezza pur di mantenere l’intaccato riconoscimento datole dal famoso specchio delle brame. Qui lo specchio si trova in un mondo onirico, sottosopra, dove tutto è capovolto, una pressochè inutile variazione del programma giusto per far notare un tocco di stile, che svela una giovanissima Julia Roberts, interprete della malvagia regina. Vi chiederete che fine hanno fatto i sette nani? I cari nani ci sono e sono per giunta spietati, gli unici nella storia a non risultare favoleschi e se vogliamo forse i loro sono i momenti più interessanti. I 7 sono in realtà dei banditi che abitano nella foresta, allontanati dal paese perchè ripudiati dagli abitanti quindi si ribellano saccheggiando chiunque passi di li spaventando grazie a dei trampoli che li fanno apparire come dei giganti. Ma a far accapponare la pelle nel film di Tarsem sono i nomi con i quali vengono soprannominati, quindi addio Cucciolo e Brontolo, riassunto della pochezza degli sceneggiati mainstream. Biancaneve rimandata in estate, quando uscirà la versione più dark con Kirsten “Bella” Stewart come Biancaneve, Chris “Thor” Hemsworth come cacciatore e Charlize Theron come regina malvagia.

In Battleship la storia non è nuova, gli alieni invadono la terra (senza saperne l’ovvio motivo) e vanno fronteggiati nonostante le loro armi futuristiche. Ma si sa gli umani hanno il coraggio e la tenacia, soprattutto gli americani, tali che pur di farsela con lei affrontano spavaldamente gli invasori. Ma se su tutti gli attori, anche su Liam Neeson, c’è la guerrigliera sexy Rihanna, il vero protagonista di Battleship è l’effetto speciale presente a dosi massicce, senza ombra di dubbio spettacolare, che alla lunga finisce per invornire. In Battleship e in qualsiasi film dagli “effettoni” da 100 milioni di dollari si ha sempre la stessa impressione di iper distaccamento dalla realtà, al di la del fantascientifico, le persone, anche le più umili e impaurite, tirano fuori doti supereroistiche degne della Marvel, più una dose di testardaggine e menefreghismo infantile che li aiuta nel compimento dell’azione. A inizio film vediamo il protagonista Alex (Taylor Kitsch) passare pigramente le giornate senza sapere, ormai adulto, che cosa fare della vita. Ma dopo qualche mese, spinto dal fratello arcigno  (Alexander Skarsgård), è già tra gli ufficiali di marina e pronto a fare di tutto pur di tornare a casa vivo durante lo scontro bellico, tirando fuori doti al limite dell’impossibile quando poco prima se ne stava sbronzo nei bar notturni. Daltronde gli sceneggiatori sono gli stessi dell’incompiuto RED, dove la storia cedeva agli scempi della distruzione di massa, lo stesso lo si può dire anche in Battleship, dove poi scade nel ridicolo quando gli ufficiali della marina si mettono a “giocare” a Battaglia Navale sui monitor della nave per attaccare meglio i nemici. Il film non annoia quasi mai ma il protagonista e l’incredibile suo riscatto piaceranno solo ad un pubblico generalista, ma diciamocelo fra noi, è ovviamente e irrimediabilmente una cazzata hollywoodiana.

Lorenzo Scappini.

Voti: 5 ciascuno, forse anche meno…
Frasi: “Ho sentito tante storie su come il principe salva la principessa… è ora di cambiare il finale!” e “Moriremo tutti… ma non oggi!”
Scene Clou: n.d.

Trailer BiancaneveTrailer Battleship

Annunci

Sguardo sulla tetralogia di ALIEN, in attesa di Prometheus!

In attesa di poter ammirare il prossimo 14 Settembre il ritorno alla fantascienza di Ridley Scott, su cui abbiamo grandi aspettative, con il prequel di Alien intitolato PROMETHEUS (di cui avevamo parlato qua), è doverosa un’operazione di ripasso della serie di successo firmata da quattro maestri della settima arte allora sconosciuti (tra cui James Cameron, David Fincher e Jean-Pierre Jeunet).

ALIEN

 Il primo dalle saga firmato da Ridley Scott alla sua terza regia, nel 1979 firma questo capolavoro della fantascienza divenuto film cult costato 11 milioni di dollari e con un incasso pari a 103. Il film ruota attorno alle vicende dell’equipaggio dell’astronave NOSTROMO che viene risvegliato dallo stato di ibernazione per poter rispondere ad una chiamata di soccorso proveniente da un satellite di un pianeta alieno. Una volta arrivati sul pianeta un membro dell’equipaggio viene infettato da un parassita e, violando le norme di sicurezza dettate dalla protagonista Ripley, interpretata dalla magnifica Sigouney Weaver che con grande maestria crea un personaggio unico, viene riaccompagnato alla Nostromo.
Dopo un’iniziale e miracolosa ripresa di salute da parte dell’uomo contagiato, la situazione precipita quando dal torace dell’uomo fuoriesce un Alieno parassita, con la prerogativa di essere un formidabile predatore.
Indimenticabile la frase di lancio: “nello spazio nessuno può sentirti urlare”.
Ridley Scott introduce un’estetica gotica ribaltando l’ambientazione stile NASA del cinema di fantascienza degli anni settanta in cui predominava la purezza del bianco e degli ambienti geometrici. In questo modo con questo film – e con il successivo Blade Runner – Scott spinge a livelli estremi la cupezza ed il pessimismo che il genere aveva sviluppato in quegli anni. Qui ci troviamo di fronte alla rappresentazione di forme indefinibili e di una fusione “oscena” dell’umano con l’alieno, dell’organico con l’inorganico secondo l’estetica dell’artista svizzero H. R. Giger. Si vedano a tal proposito il look del pianeta, del relitto alieno, e dell’alieno stesso, tutti disegnati e realizzati da Giger (all’italiano Carlo Rambaldi viene dato il compito di mettere a punto una testa meccanica dell’alieno per i primi piani). Una delle ossessioni di Giger è quella di introdurre nell’inorganico tratti marcatamente organici (soprattutto sessuali) e viceversa. Ma Scott vuole che anche il design dell’astronave madre Nostromo, enorme e labirintica, segua la stessa idea, per cui, ad esempio, nella scena finale l’alieno, accucciato in posizione fetale in un angolo della navicella di salvataggio, si confonde con le tubature pur essendo ben visibile. L’estetica gotica, il design della creatura aliena e delle architetture biomeccaniche avranno una duratura influenza sul cinema di fantascienza degli anni a venire. Una novità è data anche dalla presenza di un eroe femminile dai tratti vagamente androgeni che finirà per prevalere sull’alieno. Questa fu una variazione sulla sceneggiatura originale (che non specificava comunque il sesso dei vari membri dell’equipaggio) dovuta probabilmente al successo del film Halloween, la notte delle streghe di John Carpenter (1978), in cui a tenere testa al mostro è una ragazza.

ALIENS – SCONTRO FINALE

 Nel 1986 la Twenty Century Fox decise di riprendere la saga ma questa volta a dirigere il sequel, che incassò 183.316.455$, fu il futuro “Re del mondo” James Cameron.
I cambi di regia non sempre sono ben accettati dal pubblico ma la Fox fu lungimirante nella scelta: il regista, che aveva iniziato la carriera come tecnico degli effetti speciali con Roger Corman ed era uscito dal successo di Terminator del 1984, al suo terzo film sostituisce i colori scuri e le ambientazioni gotiche del primo, le rinnova dandogli differenti tonalità, così come la storia che tende sull’action giocando sempre sulla situazione preda-predatore.

La storia, ambientata 57 anni dopo il primo, vede Ripley soccorsa e riportata sulla terra. Risvegliata dal criosonno, Ripley partecipa ad una riunione con la commissione della compagnia per la quale lavorava: rea di aver fatto esplodere l’astronave e il suo prezioso carico senza apparenti motivazioni (distrutta la nave non rimaneva alcuna prova dell’esistenza dell’alieno), viene licenziata dal ruolo di terzo ufficiale e tenuta sotto stretta osservazione. Inoltre, apprenderà con orrore che LV-426, il pianeta sul quale era atterrata la Nostromo e dove erano state trovate le uova aliene, è stato nel frattempo esplorato e colonizzato.

Giunta la notizia che dal pianeta si sono persi i contatti, Ripley viene mandata assieme ad un gruppo di marines per distruggere la razza aliena.
Arrivata alla base troverà come unica superstite una bambina che le rivela la presenza dell’alieno e da qui ricomincia la caccia.

Cameron introduce l’alieno madre: oltre sedici marionettisti ed effettisti furono necessari per muovere ed operare la colossale regina aliena (alta 420 cm) realizzata dalla compagnia di Stan Winston, il quale cambia leggermente fisionomia dell’alieno, segno dell’evoluzione di quest’ultimo.

ALIEN 3

 Dopo il fortunato successo del secondo film la Fox ha subito pensato ad un terzo capitolo, ma vari intoppi portarono la sceneggiatura a fermentare per ben 6 anni.
Inizialmente il soggetto venne scritto da Walter Hill, David Giler e Gordon Carrol affidando poi la sceneggiatura allo scrittore William Gibson, ma lo sciopero dei sceneggiatori bloccò il progetto.
Lo scrittore venne sostituito da Eric Red ma scontri con la produzione fecero affossare nuovamente il progetto.
Fu la volta di David Twohy, che come Eric Red prima di lui, scrisse una sceneggiatura priva del personaggio di Ellen Ripley, mentre la Fox voleva assolutamente la presenza di Sigourney Weaver nel terzo episodio. Così, all’insaputa di Twohy, i produttori incaricarono Vincent Ward e John Fasano di scrivere una sceneggiatura con protagonista Ripley. Quando Twohy venne informato da un giornalista, si sentì tradito ed abbandonò la produzione, sebbene la Fox gli avesse assicurato che la sceneggiatura di Ward e Fasano fosse pensata per Alien 4.
Intanto John Fasano aveva abbandonato il progetto mentre, nel frattempo, nei Pinewood Studios di Londra i preparativi per il film erano iniziati, anche se non c’era ancora una sceneggiatura ufficiale. La Fox cominciò ad avere problemi con Vincent Ward: la sua visione del film era troppo costosa per essere realizzata. I dissapori portarono l’autore ad abbandonare il film, così come anche Greg Pruss (che comunque non lavorò più nel cinema).
David Fincher, che aveva solo esperienza di videoclip, venne assunto come regista, mentre Larry Ferguson, sceneggiatore di Beverly Hills Cop 2, mise le mani sulla sceneggiatura. Il lavoro di Ferguson lasciò delusi sia Fincher che la Weaver: tutto si fermò di nuovo.
Walter Hill e David Giler vennero chiamati d’urgenza per cercare di risollevare la situazione. Presero alcuni elementi della sceneggiatura di Twohy e li mischiarono con quella di Ward e Fasano. Il tutto passò per le mani di un nuovo sceneggiatore, Rex Pickett, che miscelò ulteriormente le varie sceneggiature. Alla fine il film venne girato con questa sceneggiatura. Tuttavia nelle sale è uscita una versione abbondantemente tagliata del film, così che la storia è stata ulteriormente modificata, deludendo gli ammiratori.
I crediti del film presentano Vincent Ward come ideatore della storia, Dan O’Bannon e Ronald Shusett come ideatori dei personaggi, Walter Hill, David Giler e Larry Ferguson come sceneggiatori. Stranamente non viene citato David Twohy, sebbene sia sua l’idea del pianeta trasformato in colonia penale.

Il film come consuetudine incomincia in corrispondenza del finale del film precedente. La nave in cui sono ibernate Ripley e la piccola Newt ed il caporale Hicks, a seguito di un corto circuito cade sul pianeta prigione, dove convivono solamente poche decine di detenuti.
Liberata Ripley, unica sopravvissuta, viene portata dal direttore, il quale la vede come una minaccia e chiama la compagnia per prelevarla. Dopo aver visitato la nave su cui è atterrata, Ripley capisce che qualche cosa è riuscito a scappare, una nuova minaccia li aspetta.

Dietro la macchina da presa la Fox decide di mettere David Fincher al suo primo lungometraggio, il quale mostra subito grandi capacità. Ritroviamo le ambientazioni gotiche e le forti tinte nere presenti nel primo film, anche se la scenografia e la fotografia differiscono dando un senso di continuità: gli anni che passano tra un film e l’altro sono considerevoli giustificando così sia l’evoluzione filmica che quella dell’alieno stesso. Il film, a mio parere, ringiovanisce la serie riportandola all’interesse che si aveva per il primo, infatti Fincher abbandona l’action e punta verso il thriller ritornando a una suspense unica che Cameron aveva abbandonato.

ALIEN – LA CLONAZIONE

Siamo nel 1997 e la Fox, dopo il discreto successo del terzo film, decide di riportare Sigourny Weaver nei panni di Ripley.
La storia è ambientata 200 anni dopo il suicidio di Ripley nella colonia penale di Fiorina 161. Le megacompagnie (come la Weyland-Yutani) non esistono più. Mercenari spaziali, a bordo di una nave chiamata “Betty”, sono stati incaricati di rapire delle navi per venderne i passeggeri ibernati ad un gruppo di scienziati che, a bordo di una nave militare (la “U.S.S. AURIGA”), stanno effettuando esperimenti segreti genetici sugli alieni, e hanno quindi bisogno di “ospiti” per i Facehugger. Con l’intento di riuscire a produrre un alieno Regina, Ripley viene “riportata in vita” tramite la clonazione.
Un effetto collaterale del processo di clonazione è che il clone di Ripley ha alcune caratteristiche degli alieni: maggiore velocità, agilità, resistenza, ed alcuni conflitti interni fra la morale umana e quella aliena (questo potrebbe essere dovuto al fatto che i tessuti in possesso degli scienziati erano stati prelevati a Ripley quando era già stata infettata con l’embrione della Regina cambiandone il DNA).
Inoltre Ripley risulta possedere sangue con gli effetti dell’acido molecolare e capacita’ rigenerative. L’unico motivo per cui gli scienziati non uccidono il clone è perché essa ricorda alcuni frammenti della sua vita passata e delle sue esperienze con gli alieni, anche se sembrerebbe impossibile. Naturalmente però tenere degli Alien in cattività si rivelerà un’impresa molto ardua, anche perché dalla fusione del DNA di Ripley e della Regina è nato un nuovo tipo di Alien.

L’ultimo film della saga viene dato in mano al genio visivo di Jean-Pierre Jeunet successivamente regista del film cult Il favoloso mondo di Ameliè.
La pecca grande del film è la sceneggiatura carente che va a sminuire il fantastico lavoro visivo fatto dal regista francese il quale conserva i suoi tipici colori forti e acidi, le stranezze e i suoi attori feticci provenienti dai precedenti Delicatessen e La città perduta.
[fonti: wikipedia]

VOTO COMPLESSIVO: 7/8
TRAILER: ALIEN ALIEN-SCONTRO FINALE ALIEN3 ALINE-LA CLONAZIONE

Buon cinema a tutti!

Il caso Quasi Amici

QUASI UN MIRACOLO: Nel vostro multiplex vicino a casa sicuramente è passato questo film francese, una commedia che gioca tra ironia e amarezza, di una vita difficile che incontra un personaggio diretto e spumeggiante che cambia il suo percorso di malato monotono. Dicevamo sicuramente è passato nella vostra città e altrettanto sicuramente è ancora in sala.

E’ capitato raramente, soprattutto negli ultimi anni, che un film durasse più di un mese nelle sale, infatti sono pochi quelli che sopravvivono alle sole prime 2 settimane. Ma il nuovo film francese da incassi record in patria, uscito in Italia il week-end del 24 Febbraio scorso, ha resistito a kolossal e film molto più grossi al loro primo giorno d’uscita, riuscendo a resistere per ben 8 week-end e mantenendo un incasso regolare ogni settimana, ultimamente sempre intorno ai 700 mila euro, fatto QUASI UNICO visto che un film dopo il primo week-end perde il 40-50% del pubblico. Il segreto non è un marketing capillare e milionario, ma il caro vecchio passaparola. Ha iniziato in sordina per poi venire fuori nei discorsi tra amici e negli articoli dei giornali, di questo piccolo film francese senza pretese e dalla facile visione, efficace e divertente, per tutti.

Il milione e mezzo onesto del primo week-end è diventato nel corso di quasi due mesi un incasso ottimo che ha superato i 13 milioni (quinto incasso più alto dell’anno). Durante i 2 mesi di permanenza le copie sono aumentate nel circolo cinematografico e solo ora accennano ed estinguersi. Normale e ovvio, ormai lo hanno visto QUASI 2 MILIONI di italiani ed è diventato un caso al pari di Avatar, anche se con incassi ridimensionati al prodotto, che, come detto, non puntava affatto al botteghino, quanto piuttosto al cuore.

Lorenzo Scappini.

L’uomo dei sogni sta per tornare!

Se c’è un uomo che impersonifica meglio di chiunque altro la parola cinema quello è sicuramente STEVEN SPIELBERG. Colui che riesce ad unire gradi emozioni e incassi record, perché che si voglia o no il cinema è un arte ma anche un business!
Inutile parlare dell’infanzia, dei suoi primi cortometraggi girati in 8mm, di come frequentava furtivamente gli Universal Studios, fingendosi un dipendente, finché, scoperto, non venne realmente assunto, di Duel, il suo magnifico debutto, pensato per la tv, ma grazie all’enorme successo portato poi al cinema. Il resto, bhé il resto è storia, 12 nomination agli oscar dal 1978 a oggi e altrettante per i Golden Globe dal 1976 a oggi su 42 film diretti e 78 prodotti tra episodi di serie tv e film.
Bene dopo averlo visto recentemente con il film capolavoro WAR HORSE l’Uomo dei sogni sta per tornare! sono uscite le prime foto del biopic su Abram Lincon con Daniel Day-Lewis nella parte del presidente degli Stati Uniti.




Ma non è finita qui ecco alcune sue dichiarazione rilasciate alla conferenza stampa della prima a Parigi di War Horse:

Sul sequel delle Avventure di Tin Tin, i giornalisti francesi volevano sapere su quale libro si sarebbe basato il secondo capitolo diretto da Peter Jackson…

S.S.: «Mi spiace, ma non ho nessuna intenzione di rivelare quale storia è stata scelta per il sequel di Peter Jackson. Abbiamo deciso insieme di non far trapelare ancora la notizia. Però posso dirvi che la sceneggiatura è in fase di stesura e che si baserà non su uno, non su tre, ma su due albi. Anzi, meglio, su due albi e mezzo che stiamo cercando di combinare con Il segreto dell’Unicorno. Peter comunque inizierà a lavorare al progetto quest’anno. Appena terminate le riprese dell’Hobbit inizierà a lavorare alla performance capture con gli attori, il che dovrebbe capitare al più tardi alla fine del 2012. Sono già molto entusiasta all’idea. E naturalmente spero proprio di essere in grado di dirigere il terzo capitolo perché mi sono divertito un mondo a fare il primo».

Infine su Robopocalypse, il suo prossimo progetto dopo Lincoln, ha spiegato:

S.S.: «Ho apena concluso le riprese di Lincoln con Daniel Day Lewis e sono molto orgoglioso di quel film. Adesso sono proprioin piena fase di montaggio. Il mio prossimo progetto invece sarà Robopocalypse, tratto dal romanzo omonimo di Daniel Wilson. Si tratta di una favola ammonitrice su una guerra tra uomini e robot e sarà un grande film d’azione che non potrà non piacere al pubblico. Un popcorn movie con un messaggio. E il messaggio è in realtà il popcorn! Dovrete recuperare una confezione di popcorn e scavare giù in profondità fino a trovare il messaggio su ciò che è davvero Robopocalypse. In ballo poi ho altri progetti di cui però non parlerò perché verranno realizzati davvero troppo in là nel tempo. Ho davvero tanto lavoro davanti a me da fare e un sacco di televisione. La mia casa di produzione sta producendo diversi lavori. Sono davvero molto impegnato!».

Altri dettagli su Robopocalypse, in uscita nel 2013, sono stati rivelati da Spielberg su Timeout:

S.S.: «Robopocalypse racconta di una guerra globale tra uomini e macchine. Mi sono divertito molto a realizzare il mondo di Minority Report. E si tratta di un futuro che sta arrivando molto prima di quanto chiunque di noi potesse immaginare. La storia infatti è ambientata 15 o 20 anni avanti a noi, quindi si tratta di un futuro in cui è possibile identificarsi. La storia parla delle conseguenze con cui dobbiamo fare i conti per la creazione di tecnologie che rendono la nostra vita più facile, ma parla anche di cosa succede quando la tecnologia diventa più intelligente di noi. Non è certo una tematica inedita, è già stato esplorato altre volte nei film di fantascienza, ma diventa ogni anno più rilevante».

Senza poi contare che il mitico JURASSIC PARK verrà ripresentato nelle sale in 3D per festeggiare il ventennale.

Non ci resta che aspettare per goderci lo spettacolo, ma nell’attesa vi lascio il suo primo cortometraggio destinato ad essere proiettato nelle sale, Amblin, da cui prenderà il nome la prima casa di produzione da lui fondata, la Amblin Entertainment. In 26 minuti, Amblin narra la storia d’amore e il viaggio Hippy, dal deserto del Sud California fino al mare, di due adolescenti. Per realizzare Amblin, Spielberg ricevette un finanziamento di 15000 dollari da Denis C. Hoffman; questi in cambio pretese metà degli incassi che il giovane regista avrebbe realizzato nei 10 anni successivi, con la clausola che i film diretti da Spielberg dovevano essere decisi ed approvati da Hoffman. Quando Spielberg ottenne il successo con il film Lo Squalo, il contratto fu definito invalido, in quanto il regista non era maggiorenne quando lo aveva stipulato. Con questo film, Spielberg vince l’Atlanta Film Festival, ottenendo così un contratto di sette anni con la Universal Pictures.

Buon cinema a tutti!
PS: su youtube con un po di pazienza si trovano anche gli altri suoi corti, guardateli!

parte 1

parte 2

[fonti best movie e wikipedia]

Trailer e trama di Prometheus, il prequel di Alien

Si vociferava da tempo questo progetto di Ridley Scott, tanto ambizioso quanto imponente. Il ventesimo film diretto dal maestro Ridley Scott si colloca tra i prequel/spin off di Alien (seppur in maniera molto ampia) secondo film del regista e fortunata serie che ha avuto 3 sequel e 2 crossover con la serie Predator. Prometheus promette bene dalle prime immagini del trailer. Massiccio uso di computer grafica, saggia si spera, ambientazioni extraterrestri notevoli, aria di pura epica fantascientifica e un reparto attoriale che cala un poker da paura: Michael Fassbender, Noomi Rapace, Charlize Theron e Guy Pearce.
La storia ha luogo nel 2058 e segue le vicende  di un gruppo di ricercatori che durante degli scavi in Africa ritrovano antichi manufatti lasciati da una razza aliena molto evoluta che creò la Terra per le loro creature: gli umani. La Weyland Corporation decide di inviare nello spazio la navicella Prometheus per stabilire un contatto con queste entità.


Il film uscirà negli USA a Giugno ma nei nostri schermi arriverà a fine estate, esattamente il 14 Settembre. E’ auspicabile a questo punto un passaggio a Cannes durante la seconda metà di Maggio.

Pagina YouTube di Prometheus per restare aggiornati su trailer, news ed interviste.

Il corto animato che ha vinto l’Oscar: THE FANTASTIC FLYING BOOKS OF MR. MORRIS LESSMORE

Un giovane lettore viene trasportato in una terra abitata da libri volanti. Quando arriva vede volare via una misteriosa ragazza trasportata da uno sciame di libri volanti. Una favola carina accompagnata da belle musiche e farcita di splendidi particolari. Un piacere per gli occhi e la mente.
Il film che ha battuto il nostro pixariano Enrico Casarosa e il suo La Luna è il primo progetto audiovisivo della nuova piccola realtà d’animazione a 360° della Moonbot Studios di William Joyce e Brandon Oldenburg che si era già celata nella produzione di App per iPhone come quella chiamata Bullseye, in cui si interagisce nell’animazione con il sottofondo musicale della band Polyphonic Spree o l’App story/game Numberlys che omaggia il cinema dei tempi di Metropolis e King Kong.

ScappoDammit

I registi Joyce e Oldenburg

Un video per gli snobbati agli Oscar

Video potente e bello grazie alla musica accompagnatrice di Michael Giacchino tratta da Super 8 e ovviamente snobbata agli Oscar.
Tra i film del video ci sono i già citati Shame, Millennium, J.Edgar, Drive, Tintin, Warrior, ma anche altri titoli indirizzati per certe categorie come E Ora Parliamo di Kevin per la struggente Tilda Swinton o i vari Red State, 50/50, Hannah, Marta Marcy May Marlene, Take Shelter, Harry Potter e il documentario Senna.

Enjoy!