LAPUTA – IL CASTELLO NEL CIELO: la recensione

Era il 1986 quando la neonata Studio Ghibli sfornò questo primo capolavoro che solo ora raggiunge la distribuzione grazie a Lucky Red. Un capolavoro perduto e ora ritrovato che non può che appasionare gli amanti del maestro di Tokyo. Il film forte delle influenze di un primo Miyazaki (qui il regista cura molto il design del film in ogni sua parte), risente molto (in maniera del tutto positiva) delle tematiche già trattate nei suoi primissimi capolavori come Nausicaä della Valle del Vento e Conan, il ragazzo del futuro, piuttosto che in film come La città incantata e Ponyo sulla scogliera. Infatti si trattano argomenti forti quali l’ecologismo, l’antimilitarismo, l’avversione per la sete di potere umana e la fiducia, malgrado tutto, in sentimenti come l’amore e l’amicizia.

La storia inizia con una bambina, Sheeta, che, per scappare da un gruppo di pirati intenzionati a catturarla, scivola dalla sua aeronave e cade dal cielo su un villaggio. Durante la caduta una misteriosa luce avvolge la piccola, che improvvisamente inizia a galleggiare nell’aria, fino ad atterrare dolcemente nelle braccia di un ragazzo orfano, Pazu, di ritorno alla fine del suo turno in miniera.
Dopo averla soccorsa, Pazu la porta nella sua casa. La mattina, appena svegli i due fanno subito amicizia, e durante la conversazione Pazu scopre che Sheeta è una discendente del popolo di Laputa, un leggendario castello volante che viaggia nel cielo nascosto dalle nuvole da centinaia di anni. In pochi credono alla sua esistenza, ma Pazu ne è convinto grazie al fatto che suo padre, anni addietro fotografò parte della imponente struttura. Pazu racconta che persino nel romanzo I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift vi è una descrizione del castello. Il ragazzo decide quindi di aiutarla a ritornare nella sua città e insieme intraprendono una lunga avventura, costantemente inseguiti dai pirati e dall’esercito.

In A ciascuno il suo cinema il mentore del festival di Cannes Gil Jacob ha chiesto a 32 registi di spiegare la loro visione di cinema o meglio l’emozione del cinema nel momento in cui si abbassano le luci e incomincia il film.
Bene io quella emozione l’ho provata con Laputa, che sin dalla prima immagine ti cattura in quella magia che solo Miyazaki sa creare.
Come amo dire sono le più incredibili imprese di un bambino che qualsiasi adulto vorrebbe compiere, infatti come in ogni suo film Miyazaki mette al centro della storia bambini o adolescenti che armati di solo buon senso incontrano e scontrano il malvagio e corrotto mondo degli adulti, cercando di purificarli e renderli migliori. Magia, amicizia, ironia, amore e altri sentimenti si mescolano e si amplificano con i magnifici disegni e colori che incantano grandi e piccini.
Un film da non perdere.

VOTO: 10

Trailer

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Flower of War

Grande attesa per il prossimo film che vede come protagonista il premio Oscar Christian Bale.
Il film in questione è FLOWER OF WAR, film realizzato e prodotto in Cina per un budget complessivo di 90,2 milioni di dollari, si annovera tra i film più costosi della storia della cinematografia cinese insieme alle produzioni di John Woo.
La pellicola vanta di un eccezionale cast tecnico: diretta dal maestro Zhāng Yìmóu, la fotografia è stata data in mano a Xiaoding Zhao( ha già lavorato con Zhāng Yìmóu in La foresta dei Pugnali Volanti del 2004), il supervisore agli effetti speciali Joss Williams annovera tra i film ai quali ha collaborato Alien³ (1992), The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo e Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street, entrambi del 2007., mentre lo scenografo non poteva che essere Yohei Taneda voluto da Tarantino per il primo capitolo di Kill Bill.

Il film, che doveva intitolarsi originariamente Nanjing Heroes, è tratto dal libro dello scrittore cinese Geling Yan, intitolato The 13 Women of Nanjing. Grandi sono le aspettative per questo kolossal film che avrebbe dovuto rappresentare la Cina agli oscar come film straniero (ma ingiustamente cestinato) dovute al talento del regista da noi già noto per titoli come Hero, La foresta dei pugnali volanti o per il magnifico La città proibita. Opere che non nascondono la lucidità e il rigore di Zhang Yimou, che anche questa volta non dovrebbe deludere. Basti vedere l’incipit bellico e l’eleganza con cui lega le immagini e le inquadrature tra loro.
Lasciate le spoglie di Batman, Bale, interpreta un uomo che, rinchiuso in un convento per salvare la pelle, s’improvvisa prete per aiutare le studentesse della parrocchia.

Questo film consacrerà/confermerà Yimou come il maestro di grammatica registica e filmica che già ha mostrato nei precedenti lavori portandolo ad essere un forte portavoce del cinema asiatico nel panorama hollywoodiano?

Aspettando l’uscita italiana vi lascio con il magnifico trailer del film.

Buon cinema a tutti!

IP MAN

Tra i tanti film di arti marziali che ci arrivano dall’asia in pochi hanno la capacità di affascinare lo spettatore come questo titolo, in quanto storia semi-biografica sento il dovere di dire che sicuramente è uno dei prodotti più interessanti per i kung fu movie degli ultimi anni. IP MAN è un film del 2008 diretto da Wilson Yip. Il film si concentra molto sulla vita del grande maestro di Wing Chun a Foshan, durante la seconda guerra sino-giapponese.

L’idea nacque nel 1998, quando Jeffrey Lau e Corey Yuen decisero di girare un film basato sul maestro di arti marziali di Bruce Lee. Tuttavia, lo studio produttivo bocciò il film, e il progetto venne abbandonato. Il produttore Raymond Wong decise successivamente di sviluppare un proprio film sulla figura di Ip Man con pieno consenso da figli di Ip; Ip Chun, figlio maggiore di Ip Man, insieme al maestro di arti marziali Leo Au-Yeung e molti altri professionisti di Wing Chun furono consulenti tecnici per il film. Le riprese di Ip Man cominciarono nel marzo 2008 a Shanghai, che venne scelta per ricreare architettonicamente Foshan, e si conclusero nel mese di agosto. Durante le riprese, sorsero conflitti tra i produttori di Ip Man e il regista Wong Kar-wai circa il titolo provvisorio del film. Wong, che aveva sviluppato una propria biografia di Ip Man, si scontrò con i produttori dopo aver appreso che il loro film sarebbe stato intitolato Grande Maestro Ip Man, che era troppo simile al titolo del film di Wong.

Ip Man è ambientato nel 1930 a Foshan, florido centro di arti marziali cinesi del sud, dove le varie scuole marziali sono in forte concorrenza tra loro. Benché il miglior maestro di Wing Chun a Foshan sia Ip Man, egli è senza pretese e mantiene un profilo basso. Come uomo indipendente ricco, non sente alcuna necessità di avere discepoli e trascorre le sue giornate in allenamenti, in discussioni e incontri con amici e conoscenti o con la famiglia, anche se sua moglie è spesso risentita del tempo che trascorre in allenamenti e in discussioni di arti marziali con gli amici e colleghi. Pur non essendo un artista marziale professionista, Ip è rispettato a Foshan a causa della capacità che visualizza in amichevoli competizioni a porte chiuse con i maestri locali. La reputazione di Ip è ulteriormente rafforzata quando sconfigge un aggressivo, maleducato e altamente qualificato maestro del Nord, Jin Shanzhao, confermando con ciò l’orgoglio regionale dello stile di combattimento del Sud.

L’invasione giapponese nel 1937, incide negativamente sulla vita di tutti a Foshan. Casa Ip è occupata da militari giapponesi e usata come loro quartier generale a Foshan. Ip e la sua famiglia perdono la loro ricchezza e sono costretti a trasferirsi. Nel disperato tentativo di mantenere la sua famiglia, Ip accetta il lavoro come un operaio in una miniera di carbone. Il generale giapponese Miura, che è un maestro di Karate, istituisce un’arena dove esperti di arti marziali cinesi competono con la sua formazione militare. Gli artisti marziali cinesi guadagnano un sacco di riso per ogni avversario giapponese sconfitto. Quando un amico di Ip scompare, questi decide di indagare e scopre l’arena del generale Miura. In un primo momento turbato dallo spettacolo, è maggiormente infuriato quando vede un maestro, collega a Foshan, raccogliere un sacco di riso dopo la sconfitta e venire freddato da un colpo alla nuca. Per complicare ulteriormente le cose Ip viene a sapere che Zhao Li, un ex-agente di polizia e conoscente di Ip, ora lavora come traduttore per i giapponesi. In risposta, Ip richiede un incontro con dieci avversari in una sola volta, e li sconfigge con facilità. La sua abilità suscita l’interesse di Miura, che cerca di saperne di più su Ip e vuole vederlo combattere di nuovo.

Ip visita il suo amico Chow Ching-Chuen, che possiede e gestisce un cotonificio a Foshan. Chow racconta a Ip di una banda di criminali guidata da Jin Shanzhao che molesta i dipendenti per estorcere loro del denaro. Ip insegna agli operai il Wing Chun per autodifesa. Nel frattempo, Miura si spazientisce di non veder tornare Ip nell’arena e manda alcuni suoi uomini a trovarlo. Dopo diverse molestie alla sua famiglia, Ip incontra gli uomini di Miura e li sconfigge. Lui e la sua famiglia vengono quindi costretti a nascondersi. Il ritorno dei ladri al cotonificio causa la reazione dei lavoratori che combattono usando le tecniche che Ip gli ha insegnato. Proprio in quel momento, Ip appare e sconfigge il capo dei banditi, Jin Shanzhao, intimandogli di non molestare i lavoratori di nuovo.

I soldati giapponesi arrivano al cotonificio e trovano Ip. Miura lo minaccia: risparmierà la sua vita solo se insegnerà il Wing Chun ai suoi soldati. Ip rifiuta e sfida Miura che accetta, sia a causa del suo amore per le arti marziali sia perché rifiutare la sfida sarebbe stata una vergogna. La sfida tra Ip e Miura è pubblica e si tiene nella piazza di Foshan. Ip vince la battaglia, sconfiggendo Miura con le sue straordinarie abilità.

Appena il generale sconfitto cade al suolo, perdendo la battaglia, Ip guarda alla folla e sente il tifo cinese, vede tra la folla la moglie e il figlio con Chow. Proprio in quel momento Sato, vice di Miura, spara a Ip. Ne nasce una rivolta tra il pubblico cinese e i soldati giapponesi; Ip viene portato via in mezzo al caos. Ip sopravvive e fugge a Hong Kong (all’epoca territorio inglese) con la sua famiglia. Lì, Ip apre una scuola di Wing Chun, nella quale accoglierà tra i suoi studenti Bruce Lee.

Ip Man debuttò a Pechino il 10 dicembre 2008, ed è stato rilasciato nelle sale di Hong Kong il 19 dicembre 2008, ricevendo consensi diffusi da critica e pubblico. Prima dell’uscita del film, Raymond Wong annunciò che ci sarebbe stato un sequel; Ip Man 2, è stato distribuito nel mese di aprile 2010. Ip Man ha incassato oltre 21 milioni di dollari in tutto il mondo, pur non essendo rilasciato in Nord America e gran parte dell’Europa. Dopo il successo, il film è stato nominato per dodici Hong Kong Film Awards, vincendo premi per il Miglior Film e la Miglior Coreografia di azione.

Il film è ben costruito bilanciando equamente le ottime scene di conbattimento e momenti drammito-narrativi.
Per la parte del protagonista è stato scelto l’artista maziale/attore cinese Donnie Yen. Gia in attivo dal 1986, diviene noto ai molti solo dal 2000, quando interpreta il ruolo di Jin Ke, uno degli immortali di Highlander: Endgame. Nel 2002 ha una piccola parte in Blade II, dove interpreta uno dei vampiri cacciatori, e l’anno successivo partecipa a Due cavalieri a Londra a fianco di Jackie Chan. Sempre nel 2003 ha una piccola parte in Hero, nel ruolo di Cielo, il kolossal cinese di Zhang Yimou, dove torna a scontrarsi contro Jet Li.

Insomma se desiderate un ottimo film per scoprire un po’ di più la storia del più importante maestro di arti marziali cinesi, se volete un bel kung fu movie come non se ne vedono da un bel po’ di tempo andate a vedervi questo prodotto visto che da noi è arrivato non più di un mese fa in dvd (sempre indietro con i tempi noi italiani).

Come sempre vi lascio con il trailer del film, dei suoi due siquel e del progetto di Wong Kar-wai, buon cinema a tutti!