Anteprima THE LORDS OF SALEM di Rob Zombie

Torino Film Festival – Il piccolo atrio del cinema Reposi è colmo di gente in attesa di entrare a vedere il film in concorso Arthur Newman con Collin Firth presente in sala. Io e ScappoDammit, appena usciti dalla sala 3 dopo la deludente proiezione di THE LIABILITY, decidiamo di dividerci, così mentre lui opta per l’atteso film con Firth, io mi incammino verso sala 1 dove con grandissimo anticipo incomincia a intravedersi una prima coda per il film THE LORDS OF SALEM, presentato fuori concorso nella sezione Rapporto Confidenziale.

Finalmente entriamo e la sala lentamente si riempie. Si spengono le luci e il film comincia. Prime scene: sei streghe fanno un rito satanico, si denudano al grido di “uccideremo la vergine puttana”, sono passati solo pochi minuti di film, mi guardo in giro e le facce del resto del pubblico sono scioccate quanto la mia.

Il film racconta le vicissitudini della rocker Heidi (impersonata dalla bella e brava moglie del regista Sheri Moon Zombie), DJ per un’emittente radio locale e forma il Big H Radio insieme a Whitey e Munster Herman. Arriva in radio un misterioso disco in vinile ad Heidi, spedito dai “Lord”. La ragazza pensa si tratti di una nuova rock band in cerca di visibilità, ma appena ascolta, risveglierà vecchi fantasmi del passato che fagociterà la protagonista in una spirale di satanismo e malvagità.

Il film finisce nel silenzio più totale, la sala è totalmente sotto shock, non vola una mosca e nel silenzio più assoluto tutti usciamo.

Il sesto film di Rob Zombie è uno spettacolo per gli occhi, nel quale il regista si distacca dalla forte crudeltà e tinte più spaltter, o comunque molto violente dei precedenti film, per stupirci con atmosfere cupe e ovattate dalle tenebre.
In totale contrapposizione all’effetto “luna park” del suo primo film e dalla sua frenetica regia, ed al suo seguito strutturato come un macabro road movie, in cui il regista ci porta a fare conoscenza della violentissima e immorale Famiglia Firefly, questo film gioca in maniera capace ed eccellente con una regia più lenta e inquadrature tetre, buie ed inquietanti.
L’argomento delle streghe e del culto di satana si insinua come una spina fastidiosa, che porta nello spettatore un quasi impercettibile stato di disagio per tutto il film.
Se l’horror poteva essere anche autoriale, Rob Zombie l’ha sicuramente dimostrato.

Un film unico che, sia amato che odiato, non lascia indifferente lo spettatore sia per la crudeltà disturbante (ripeto differente dai suoi film), sia per la grande capacità registica di Zombie.

VOTO: 10

In chiusura vi lascio con un’intervista al regista.
Buon cinema a tutti.

Festival di Roma

Che in realtà si chiama Festival internazionale del Film di Roma e si è tenuto dal 9 al 17 Novembre 2012. E lo so che è finito da un pochetto, ma due righe ai posteri le lascio in ogni caso e comunque qualche piccola chicca non premiata l’ho scovata, quindi veloci alle segnalazioni:

Anzi mi dilungo due righe sulla location perche sai noi-che-andiamo-ai-festival ne sappiamo tantissimo e qui manca questo e lì ci stava meglio quest’altro… E invece a Roma  devo ammettere che han allestito un festivalone a misura d’uomo: “-one” perché alla fine i grossi nomi c’erano ma “a misura” perché il programma non prevedeva sovraffollamenti di film, anzi potevi pure pensare di vederti tutti i film delle categorie principali. Le sale erano belle e capienti e hanno lasciato fuori poche persone; poi ho mooolto ben accettato il bus gratuito che dal centro città ti portava al palazzo della Musica, ma soprattutto il tutto funzionava maledettamente bene perché non mancavano posti per sedere bere fumare mangiare e chiacchierare, cioè quello che si fa tra un film e l’altro.

Il cecchino (Belgio, Francia, Italia) di Michele Placido – Fuori concorso

Son entrato a proiezione in corso, visto dalla meta’ in poi, mi son fatto una idea di com’è ma non ci provo neanche a giudicar la trama. Per dire, non posso cogliere il senso della “scelta” finale. Comunque tra chi lo ha visto tutto c’è chi lo critica e chi dice discreto ma con la bocca un po’ storta e c’è chi dice che quella “scelta” è semplicemente ridicola. Io mi faccio influenzare e da quel che ho visto appoggio le facce perplesse.

Non e’ Heat-La sfida, ok, ma forse tocca difendere Placido che a suo modo mette su una bella co-produzione italofrancese e sa confezionare un thrillerino d’altri tempi, con colpi di scena a stuffo e forse qualche WTF o scene che “si ma vabbe così è da idioti” di troppo. Però c’è anche una bella fotografia, location dignitose, personaggi sporchi e dannati, l’onore e il tradimento, l’amore e gli schiaffi, e si spara e si mena. Chiudo dicendo che non sembra un film italiano e difatti e’ anche mezzo francese, però non è che sia bellissimo, ma dico che dove funziona, non sembra una roba italiana. Perché qualche pecca da “boona la prima” con qualche attore compaesano, c’è, vero Luca Argentero? Recita pure Placido (niente da dire), la figlia Violante (ci sposiamo?) e quasi tutti gli altri son francesi: protagonista Daniel Auteuil, il cecchino è Mathieu Kassovitz.

Comme un lion (Francia) di Samuel Collardey – Alice nella citta

Giovane giocatore africano viene immigrato illegalmente in Francia con la promessa di un provino per il PSG. Si ritrova in strada, mal visto/sopportato da tutti, ma la sua voglia di giocare lo fanno emergere, fino al successo, gol in serie A. Ad aiutarlo un allenatore bravo ma dal carattere discutibile che si era compromesso la carriera. Film buonista, certi stereotopi danno fastidio, poi se li sai usare puoi fare anche Welcome, altrimenti fai un film buono per i ggiovani fino ai 14 anni. E difatti io l’ho visto in mezzo a 500 regazzini delle medie che nel finale han delirato con applausi sui gol finali e olè ad ogni passaggio. Titolo da tenere a mente per ogni cineforum pre-liceo.

L’invasione (Italia) di Yves Allegret – Retro

OTTIMO, forse il meglio visto, ed è un film degli anni ’70. Ricco architetto che vive con moglie annoiata in una lussuosa villa, una notte riceve come ospiti a sorpresa i suoi studenti. Questi gli mettono a soqquadro tutto, lo travestono da donna, vanno a letto con la moglie, gli allagano il salotto. Finale con pistola e roulette russa. Dovrebbe esser un film italiano

Pezzi (Italia) di Luca Ferrari – PIT, Prospettiva Italia

NOTEVOLE. film doc su alcuni loschi individui della periferia romana. Storie di cocaina e furti e di famiglie sfasciate. Macchina a mano e lunghe interviste confessioni, 3 anni di lavoro.

Main dans la main (Francia) di Valerie Donzelli – Selezione ufficiale in concorso

Era meglio La guerra è dichiarata, ma bello ritrovare i due protagonisti; lei sa girare, qui siamo in piena commedia, e si canta e balla per quasi la metà del film, dicevo commedia , molto francese, forse troppo. La Donzelli è ora sorella di lui, qui unico protagonista che cerca lavoro e rimane incollato alla direttrice dell’Opera di Parigi. Letteralmente, non si possono staccare l’uno dall’altro, si muovono all’unisono come ombre (e via di grandi gag). Molto musicale (e molto ballato).

Back to 1942 (Cina) di Xiaogang Feng – Selezione ufficiale in concorso

Kolossal storico cinese sulla carestia e relativa migrazione della popolazione di una regione cinese, durante la seconda guerra mondiale. Tutti China tranne Adrian Brody nei panni di un fotografo americano che cerca di convincere i burocrati della gravita delle persone. Super Kolossal come non ne vedevo da tempo, tipo migliaia di comparse, almeno 10 storie parallele che ne ho seguite la metà ma mi domando dato che è molto critico verso il governo di allora, uscirà anche in Cina?

Marfa Girl (USA) di Larry Clark – Selezione ufficiale in concorso

OTTIMO Beh Larry Clark ha il suo stile, e a me piace, tempi morti tra lunghe scene di sesso e droga, vabbè, vuoi mettere con chi si perde in un sacchetto che vola col vento? Poi ha vinto, la storia giudicherà, per me è SIII

Suspension of Disbelief (UK) di Mike Figgis – Cine maXXI secolo 

OTTIMO Ma è un film nel film nel film che non piacerà a nessuno tranne i fissatini del cinema come noi. Vuoi scrivere un film? guardiamoci questo almeno 3 volte e poi parliamo di sceneggiatura. Minchia, bravo figgis, e figa l’attrice. Recuperatelo/recuperiamolo

Figgis porta avanti questa sua riflessione sul dispositivo cinema sempre legandola ad un modo nuovo di narrare storie, davvero da studiare, anzi Scappo, ricordi TIMECODE?

In questa sezione c’era anche Greeaway, un altro che cerca e sperimenta parecchio, però non l’ho visto…

TOBY DAMMIT AL 30° TORINO FILM FESTIVAL

Abbiamo visto 5 anteprime nazionali e seguito l’avvio nei primi due giorni del Festival ormai di portata internazionale e giunto al grande traguardo del 30° compleanno, in concomitanza con le polemiche riguardo l’abbandono di Ken Loach per ritirare il Premio alla Carriera e le problematiche con l’accavallamento quasi a ridosso del posticipato Festival del Cinema di Roma.

Il Festival torinese si presenta con un programma vastissimo, 223 film sui 4000 visionati da Gianni Amelio e compagni, un lavoro abnorme che ora li ripaga con la soddisfazione di un Festival solido, colmo anche di opere prime e seconde (70), un cinema giovane, sperimentale, innovativo. Non a caso fino alla quindicesima edizione si chiamava Festival Giovani. Le impressioni sono di un Festival rispetto a quello di Roma e Venezia molto meno pop, con quasi assenza di star, qualche regista o attore qua e la a presentare le proprie opere, infatti Amelio ha dichiarato in sala essersi concentrato maggiormente sulla qualità dei film, sia in concorso che non. L’affluenza alle sale era buona, alle prime sempre il tutto esaurito, anche se i biglietti erano acquistabili ancora a qualche ora dall’inizio del film, per cui viene a pensare che molti erano del posto o diretti interessati con accredito o abbonamento. Pochi stranieri, quelli che c’erano erano tutti francesi.  Visto l’abbondanza di opere in calendario, lo scarto di tempo tra un film e un’altro era minimo (anche meno di mezz’ora) per cui l’apertura della sala coincideva con l’ora indicata dell’inizio effettivo del film a discapito di chi arrivava in anticipo per riservarsi i posti migliori ma sempre costretti a fare minuti e minuti di file. Questo soprattutto al Cinema Reposi con il suo atrio non grandissimo per cui formava code fino all’esterno, e sede principale perchè con le sue 5 sale proponeva tutti i film in Concorso, rispetto magari al Cinema Massimo nel cuore del Festival affiancato dal Museo del Cinema dentro la Mole. Il Museo del Cinema offriva per l’evento una bellissima retrospettiva sull’opera di fantascienza per eccellenza: Metropolis. Una raccolta di testimonianze, foto, pagine di sceneggiatura e aneddoti riguardante il film di Fritz Lang più che interessanti. Per le strade del “villaggio cinematografico” si respirava un’aria tranquilla, nessuna protesta pro o contro Ken Loach, solo volantini qua e la che comunicavano che il suo film sarebbe stato sostituito con uno di Ettore Scola. Che le sue dichiarazioni mosse a favore dei lavoratori a salario minimo o licenziati da parte del Museo del Cinema siano servite a qualcosa? Comunque la qualità dei film visti era buona, ma non di certo altissima, visto che sono praticamente tutte opere di giovani registi, alcuni alle prime armi o nel caso di Dante Ariola all’esordio. Abbiamo comunque notato come siano stati incisivi i protagonisti dei 3 film di fiction visti, i mostri sacri Vincent D’Onofrio, Tim Roth e Colin Firth.

CHAINED di Jennifer Lynch – USA – Sezione RAPPORTO CONFIDENZIALE (Fuori Concorso)
Un bambino e la madre che salgono sul taxi sbagliato iniziano la loro discesa nel male tra le mani di un rapitore. Lei viene subito uccisa come sfogo sessuale, lui “il bambino imprevisto”, viene imprigionato in una stanza e poi incatenato come punizione di un tentativo di fuga. Gli anni passano, il bambino diventa un ragazzo cresciuto sempre a fianco del rapitore. Tra i due si instaura un rapporto particolare, una sudditanza costretta per il ragazzo verso il rapitore diventato ormai unico modello di vita, un maestro. Un rapporto ambiguo, una specie di Sindrome di Stoccolma. Un racconto claustrofobico girato per tre quarti nella tetra e squallida abitazione del corpulento rapitore (un Vincent D’Onofrio gigantesco) che egli stesso si interroga sulla figura dell’essere umano (“come un puzzle, figure fuori e pezzi dentro”) e interroga il ragazzo loro posizione nella catena alimentare, non a caso soprannominato Rabbit. Come il maestro anche Rabbit ha esplosioni interiori improvvise per colpa del passato, incubi che li tormentano dal profondo inconscio che li incanalano nel tunnel della violenza sessuale e carnale, due psicopatici. Per un certo verso il film segue gli stereotipi dei film sui rapimenti in cui la propria personalità e il proprio IO vengono determinati dall’ambiente e dagli impulsi che ti mandano, per cui il ragazzo prelevato in fase infantile inizia ad eliminare pian piano i ricordi e il tipo di vita ordinario con i genitori per fare posto alla nuova realtà e della sua unica figura guida, causa stessa dei suoi incubi e nel quale inizia un’altro percorso di crescita. Violenza come valvola di sfogo, la biologia come arma per uccidere i rapiti e la caccia in esterno come due vampiri esposti per poco tempo alla luce per catturare la loro preda. A metà strada tra le atmosfere tese come l’egual claustrofobico Hard Candy e l’horror/slasher I Spit On Your Grave, il quarto film di Jennifer Lynch (si proprio la figlia di David) mostra buone cose senza esagerare mai sul gore quanto magari nello stridente animo drammatico del protagonista e presentato al Torino Film Festival per cercare di colpire gli spettatori più curiosi nel fuori concorso del RAPPORTO CONFIDENZIALE (qui abbiamo visto anche l’anteprima di THE LORDS OF SALEM di Rob Zombie che recensirà il nostro Robknoxville), quest’anno soprannominata OSSESSIONI & POSSESSIONI, centrando in pieno con quest’opera il voler esprimere le paure che ci tormentano, i luoghi che ci inquietano e le figure attraverso le quali esorcizziamo i nostri incubi, le passioni e l’insicurezza.

THE LIABILITY di Craig Viveiros – UK – IN CONCORSO
Un giovane ribelle (Jack O’Connel visto in Skins) scopre che il compagno della madre (Peter Mullan di Tyrannosaur) svolge in privato alcune attività criminali, perciò viene costretto dallo stesso a trascorrere un po’ di tempo come autista di un suo sicario, un flemmatico Tim Roth, vicino al pensionamento. Inizia con tinte da black comedy, prosegue con accennati dialoghi alla Tarantino e sequenze alla Refn fino al tipico dramma degli indie British. E gli elementi per tirare fuori un buon lavoro c’erano tutti: dalla storia gangsteristica forte ad attori splendidi (Tim Roth e Peter Mullan formidabili) ma si perde appunto in tutti i suoi svariati generi e riferimenti, rendendolo un’accozzaglia indefinita. Una sorta di gangster movie con i suoi elementi principali: il killer professionista, lo sfigato invischiato in affari troppo grossi per lui e l’ambiente desolante governato da leggi immorali. Ancora ammaliati da Killer Joe non si può fare non fare un paragone e notare quanto il killer interpretato da Tim Roth sia molto più diverso, flemmatico e abbastanza permissivo, reso particolarmente comico dall’interpretazione per sottrazione del suo leggendario attore che usa praticamente ogni muscolo facciale a suo favore ma puntando tutto sugli sguardi e i silenzi. Il vero protagonista è però il giovane Jack O’Connel, pura rabbia e sfogo giovanile contro il mondo degli adulti. Due scuole attoriali messe a confronto e due registi scopiazzati: Tarantino nei dialoghi, come quando il ragazzo chiama la madre al cellulare per chiederle il numero del proprio telefono perchè non se lo ricorda nel mezzo di un’ inseguimento oppure quanto Tim Roth seccato gli dice “Puoi vomitare, ma solo nel sacchetto, meglio evitare di lasciare prove” e Nicolas Winding Refn nei ralenty dettagliati e profondi con un sottofondo di musiche anni ’80 che pompano i loro bassi. Nonostante tutto era partito bene ma si perde e svanisce l’interesse narrativo. Scontato il finale. E’ stato comprato dalla Europa Distribution, uscirà quindi in Italia il prossimo anno.

ARTHUR NEWMAN di Dante Ariola – USA – IN CONCORSO
Visto senza sapere trama e attori tranne la presenza di Colin Firth (e come me anche metà sala composta da omosessuali e signore attratte). E’ la storia di un uomo annoiato e infelice della propria vita che decide di cambiare identità – e diventare l’Arthur Newman del titolo- e scappare da una famiglia che più non ha. Nel suo percorso di vita nuova incontra una ragazza anche lei in fuga da qualcosa e con una falsa identità. Tra i due si instaura un romantico rapporto on the road attraverso una ricerca delle proprie identità e del loro futuro, anche tramite giochetti erotici in abitazioni altrui occupate per una notte mentre i proprietari non ci sono (come in Ferro3). Una ribellione, ma dolce, pacata. Il film è lentissimo ed esprime concetti già sentiti e risentiti in quasi 2 ore, mentre sarebbe bastata la metà. Un film che pretende di essere riflessivo ma ha poco impatto per farsi piacere, poco coraggio e pochezza espressiva. Al termine un breve applauso di una sala annoiata. Si sono viste opere migliori su anime perdute che si incontrano, vivono la solitudine e poi la rinascita. Qui è la noia. E’ stato comprato al Festival dalla Videa e verrà distribuito in Italia con il nome Il Mondo Di Arthur Newman.

SMETTERE DI FUMARE FUMANDO di Gianni Pacinotti – ITA – IN CONCORSO
L’opera seconda di Gipi aka Gianni Pacinotti era molto attesa qua al festival soprattutto grazie agli ottimi consensi avuti con L’Ultimo Terrestre, suo esordio alla regia dopo una vita passata tra i fumetti. L’artista pisano ha deciso di documentarsi in questo doc misto a qualche scena fiction nei primi 10 giorni dopo aver smesso di fumare, grazie a dispositivi a portata di mano come iPhone, GoPro e Handycam. Ne viene fuori un racconto delirante e allucinatorio dato dall’assenza alla nicotina. Gipi ha affermato alla presentazione del film di aver avuto molta paura a presentare questo mediometraggio a pubblico e critica anche perchè lo ha realizzato pensando di svolgere un qualcosa per se in modo da tenere la testa occupata durante quei giorni assurdi, dove tutto girava intorno ad una mancanza, per poter colmare il vuoto con ciò che gli piace fare. Il bello del delirio del fumettista quarantottenne è il modo libero e disinibito con cui si mette a nudo davanti alla telecamera, senza filtri, una confessione a 360° della sua personalità, descrivendolo come un giocherellone ma molto pragmatico, uno come tanti si potrebbe dire, che nel corso dei giorni si interroga sulla solitudine e sulla normalità. A mettere la ciliegina sulla torta sono le scene comiche e ironiche da vero toscano, come quella sui critici cinematografici o sugli utenti più disperati di YouTube come Wolvesister (vedere per credere). Dura poco, 68 min, ed è difficile capire come sia potuto entrare in concorso un mediometraggio docu-fiction delirante/autobiografico (forse ha colpito il buon vecchio Gianni Amelio) e ancora più impensabile come possa vincere ma è forse il più riuscito dei 3 film in concorso visti da noi.

Lorenzo Scappini

PS: A breve la recensione del nuovo horror di Rob Zombie presentato fuori concorso, The Lords Of Salem.

 

 

Palma d’Oro ancora ad Haneke in concorso con Amour.

Ci sono voluti appena 3 anni per riconfermarsi in vetta.
Era il 2009 quando lo svizzero Michael Haneke stravinse con Il Nastro Bianco davanti a film come Il Profeta, Fish Tank e Bastardi Senza Gloria.
Seppur senza un consenso comune ma solo deciso a patti (lo stesso vale per tutti gli altri premi conferiti, parola di Nanni Moretti) convince la giuria a conferirgli il premio più prestigioso tra i festival cinematografici con il dramma familiare Amour, dura storia di anziani acciaccati ma legati dal sentimento più forte del mondo. Per fortuna per l’Italia l’unico film nostrano in concorso (Reality di Garrone) è arrivato secondo, contro ogni previsione, lasciando commenti di ogni tipo dietro se. Sapremo anche a noi a settembre il perchè di tutto questo vociferare.

 

Erano molti i titoli attesissimi, dal road movie On The Road basato sull’omonimo libro di Kerouac e diretto dal regista di I Diari della Motocicletta, il dopo The Road per John Hillcoat con il gangster movie Lawless (alcuni affermano non centrasse niente con lo spirito del concorso cannense), Moonrise Kingdom dell’esteta Wes Anderson, Cosmopolis del visionario David Cronenberg (il figlio Brandon ha presentato la sua opera prima Antiviral nella sezione Un Certain Regard), The Paperboy opera seconda di Lee Daniels autore di Precious, con una sensuale Nicole Kidman e Rust And Bone di Jacques Audiard (Il Profeta). Ma nessuno di questi sembra aver colpito tutti, con sensazioni iper-contrastanti il che hanno avvantaggiato Haneke (ormai feticcio cannense) alla vittoria, Garrone per il secondo posto e Ken Loach per il terzo con The Angels’ Share, commedia scozzese sulle seconde possibilità divisa tra violenza e humor. Al di là dei premiati ci sono stati parecchi buoni propositi per il film di Cristian Mungiu Beyond The Hills (poi vincitore della migliore sceneggiatura) su un collegio romeno di sole donne (premiate come migliori attrici) e The Hunt di Thomas “Festen” Vinterberg, dramma con uno strepitoso Mads Mikkelsen, premiato come miglior attore maschile, su un presunto abuso minorile e un gioco di inganni che lascia con il fiato sospeso fino alla fine. Premiato per la miglior regia (pazzesca e anticonformista a detta di molti critici) il portoghese Reygadas per Post Tenebras Lux, un film a cui nessuno dava alcuna possibilità vista la storia antinarrativa e lo stile particolare, ma dal forte impatto. Che ci sia lo zampino beffardo di Nanni?!

Di questa edizione rimarranno le imponenti scenografie messe su per promuovere Il Dittatore, comprese le sue scenette in yacht con la Canalis, le risate dei critici americani durante la proiezione di Dracula 3D, le dichiarazione contro botulino e silicone di Nicole Kidman, la barba di Tom Hardy, Robert pattinson in un film di Cronenberg e la scollatura della fidanzatina Kristen Stewart, l’onnipresente manifesto con Marylin e come sempre il lusso sfrenato (spesso eccessivo e inutile) anche in tempi di crisi, smontato negli ultimi giorni dalla pioggia.

  

Tutti i premi:

Palma d’Oro: Amour di Michael Haneke

Grand Prix della Giuria: Reality di Matteo Garrone

Premio della Giuria: The Angels’ Share di Ken Loach

Miglior sceneggiatura: Cristian Mungiu per Beyond the Hills

Migliore attrice: ex aequo per Cristina Flutur e Cosmina Stratan in Beyond the Hills

Miglior attore: Mads Mikkelsen per The Hunt

Miglior regista: Carlos Reygadas per Post Tenebras Lux

Caméra d’or: Beasts of the Southern Wild di Benh Zeitlin

Palma d’Oro cortometraggio: Silent di L. Rezan Yesilbas

Un Certain Regard: Despues De Lucia di Michel Franco

Cesare Deve Morire conquista i David di Donatello

A spuntarla sulla bella rosa di contendenti è stato il bellissimo film dei pluriottantenni fratelli Taviani con il loro già discusso Cesare Deve Morire, che ha appunto avuto la meglio sugli ottimi Habemus Papam, This Must Be The Place, Terraferma e Romanzo Di Una Strage. I Taviani oltre al principale premio di miglior film hanno ricevuto anche il riconoscimento di migliori registi dell’anno, della miglior produzione, miglior montaggio e fonico di presa diretta, per un totale di 5 premi. Ma lo sconfitto This Must Be The Place uscito dalla fervida mente di Sorrentino e girato negli States assieme all’attore Sean Penn, ha ricevuto un premio in più, ben 6, per miglior fotografia (Luca Bigazzi), sceneggiatura (allo stesso Sorrentino), musiche e canzone originale (entrambi a David Byrne), senza contare miglior trucco e migliori acconciature.

A soli tre premi si sono fermati Habemus Papam e Romanzo di Una Strage. Il film di Nanni Moretti ha vinto il premio per il miglior attore, il gigantesco Michel Piccoli, per le migliori scenografie “vaticane” e i migliori costumi (vengono in mente le sfarzose tuniche dei cardinali nel conclave). Mentre il film di Giordana si è accontentato di Pierfrancesco Favino come miglior attore non protagonista, Michela Cescon migliore attrice non protagonista e migliori effetti speciali. A bocca asciutta l’outsider della cinquina Terraferma, comunque uno dei migliori titoli dell’anno. A bocca asciutta anche il drammatico ACAB di Sollima e la commedia di Ozpetek, Magnifica Presenza.

Due premi importanti per Scialla!, commedia romana su un ragazzo e la sua difficile adolescenza, e il suo giovane regista Francesco Bruni, premiato per miglior regista esordiente e con il premio David Giovani. Mentre al film Io Sono Li del documentarista Andrea Segre è andato il premio per la migliore attrice, la cinese Zhao Tao. Miglior documentario invece all’interessante Tahrir – Liberation Square di Stefano Savona, sui sanguinari scontri avvenuti nella piazza egiziana di Tahrir a Il Cairo, durante l’occupazione contro il governo di Mubarak. Tra i film esteri nella sezione di miglior film europeo ha la meglio il sorprendente francese Quasi Amici, diventato un caso anche al boxoffice; mentre come miglior film straniero ha vinto il bellissimo film iraniano Una Separazione, recentemente premiato anche con l’Oscar nella stessa categoria.

Ecco tutti i vincitori:

  • MIGLIOR FILM

    Paolo Taviani e Vittorio Taviani per Cesare deve morire
  • MIGLIOR REGISTA
    Paolo Taviani e Vittorio Taviani per Cesare deve morire
  • MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
    Francesco Bruni per Scialla!
  • MIGLIOR SCENEGGIATURA

    Paolo Sorrentino e Umberto Contarello per This Must Be the Place
  • MIGLIOR PRODUTTORE

    Grazia Volpi per Cesare deve morire
  • MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

    Zhao Tao per Io sono Li
  • MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

    Michel Piccoli per Habemus Papam
  • MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
    Michela Cescon per Romanzo di una strage
  • MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
    Pierfrancesco Favino per Romanzo di una strage
  • MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
    Luca Bigazzi per This Must Be the Place
  • MIGLIOR MUSICISTA
    David Byrne per This Must Be the Place
  • MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
    David Byrne, Will Oldham e Michael Brunnock per This Must Be the Place
con “If it falls, it falls”
  • MIGLIOR SCENOGRAFO
    Paola Bizzarri per Habemus Papam
  • MIGLIOR COSTUMISTA
    Lina Nerli Taviani per Habemus Papam
  • MIGLIOR TRUCCATORE
    Luisa Abel per This Must Be the Place
  • MIGLIOR ACCONCIATORE
    Kim Santantonio per This Must Be the Place
  • MIGLIOR MONTATORE
    Roberto Perpignani per Cesare deve morire
  • MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
    Benito Alchimede e Brando Mosca per Cesare deve morire
  • MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI
    Romanzo di una strage
(Visualogie)
  • MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA
    Olivier Nakache e Éric Toledano per Quasi amici
  • MIGLIOR FILM STRANIERO
    Asghar Farhadi per Una separazione
  • MIGLIOR DOCUMENTARIO
    Stefano Savona per Tahrir
  • DAVID GIOVANI
    Francesco Bruni per Scialla!
  • DAVID ALLA CARRIERA
    Liliana Cavani

Cannes 2012: il programma

Nel piccolo lumicino di speranza di poter andare oltralpe per assistere a qualche anteprima del festival che incomincierà il 16 Maggio e terminerà il 27 ecco la lista di tutti i film in concorso e non. Per l’Italia solo un film nella lotta per la Palma D’Oro, Reality di Matteo Garrone, mentre fuori concorso è presente Bernando Bertolucci che torna con Io E Te. Il festival si preannuncia come sempre ricco di film interessanti e da scoprire. Ci sono i ritorni di Wes Anderson, Ken Loach, Kiarostami, Cronenberg, Michael Haneke vincitore 3 anni fa, di Jacques Audiard nel dopo Il Profeta, il durissimo gangster movie francese e di Lee Daniels dopo lo splendido Precious. Interessanti le proiezioni “pazze” di mezzanotte dei nuovi film di Takashi Miike e Dario Argento che propone una versione tridimensionale di Dracula. A primo colpo d’occhio sono questi i titoli caldi e da non perdere alla loro uscita ma come detto escono quasi sempre anche perle dai meno conosciuti, come l’anno scorso per Drive e The Artist. Il festival se non potremo seguirlo almeno per qualche giorno direttamente da Cannes lo seguiremo passo passo con le sensazioni dei critici durante tutta la sua durata e segnaleremo i titoli migliori e il vincitore che sarà annunciato il 27 Maggio. Inizia la corsa all’erede di The Tree of Life!

IN CONCORSO
  • Moonrise Kingdom (dir. Wes Anderson) – FILM D’APERTURA
  • Rust and Bone (dir. Jacques Audiard)
  • Holy Motors (dir. Leos Carax)
  • Cosmopolis (dir. David Cronenberg)
  • The Paperboy (dir. Lee Daniels)
  • Killing Them Softly (dir. Andrew Dominik)
  • Reality (dir. Matteo Garrone)
  • Love (Amour) (dir. Michael Haneke)
  • Lawless (dir. John Hillcoat)
  • In Another Country (Da-Reun Na-Ra-E-Suh) (dir. Sangsoo Hong)
  • Taste of Money (dir. Sangsoo Im)
  • Like Someone In Love (dir. Abbas Kiarostami)
  • The Angels’ Share (dir. Ken Loach)
  • Beyond the Hills (dir. Cristian Mungiu)
  • Baad el Mawkeaa Apres la Bataille) (dir. Yousry Nasrallah)
  • Mud (dir. Jeff Nichols)
  • You Haven’t Seen Anything Yet (Vous n’avez encore rien vu) (dir. Alain Resnais)
  • Post Tenebras Lux (dir. Carlos Reygadas)
  • On the Road (dir. Walter Salles)
  • Paradies: Liebe (dir. Ulrich Seidl)
  • The Hunt (Jagten) (dir. Thomas Vinterberg)
  • Im Nebel (Dans la Brume) (dir. Sergei Loznitsa)

UN CERTAIN REGARD

  • Miss Lovely (dir. Ashim Ahluwalia)
  • La Playa (dir. Juan Andres Arango)
  • Les Chevaus de Dieu (dir. Nabil Ayouch)
  • Trois Mondes (dir. Catherine Corsini)
  • Antiviral (dir. Brandon Cronenberg)
  • 7 Dias en la Habana (dir. Laurent Cantet, Benicio Del Toro, Julio Medem, Gaspar Noe, Elia Suleiman, Juan Carlos Tabio and Pablo Trapero)
  • Le Grand Soir (dir. Benoit DELEPINE and Gustave Kervern)
  • Laurence Anyways (dir. Xavier Dolan)
  • Despues de Lucia (dir. Michel Franco)
  • Aimer a Perdre la Raison (dir. Joachim Lafosse)
  • Mystery (dir. Lou Ye)
  • Student (dir. Darezhan Omirbayev)
  • La Pirogue (dir. Moussa Toure)
  • Elefante Blanco (dir. Pablo Trapero)
  • Confession of a Child of the Century (dir. Sylvie Verheyde)
  • 11.25 the Day He Chose His Own Fate (dir. Koji Wakamatsu)
  • Beasts of the Southern Wild (dir. Benh Zeitlin)
FUORI CONCORSO
  • Io e Te (dir. Bernardo Bertolucci)
  • Madagascar 3: Europe’s Most Wanted (dir. Eric Darnell and Tom McGrath)
  • Hemingway and Gellhorn (dir. Philip Kaufman)
  • Therese Desqueyroux (dir. Claude Miller) – FILM DI CHIUSURA
PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
  • Dario Argento’s Dracula 3-D (dir. Dario Argento)
  • Ai Io Makoto (dir. Takashi Miike)
PROIEZIONI SPECIALI
  • Garbage in the Garden of Eden (Der mull im garten Eden) (dir. Faith AKIN)
  • ROMAN POLANSKI: A FILM MEMOIR (dir. Laurent BOUZEREAU)
  • THE CENTRAL PARK FIVE (dir. Ken BURNS, Sarah BURNS and David MCMAHON)
  • LES INVISIBLES (dir. Sebastien LIFSHITZ)
  • JOURNAL DE FRANCE (dir. Claudine NOUGARET and Raymond DEPARDON)
  • A MUSICA SEGUNDO TOM JOBIM (dir. Nelson PEREIRA DOS SANTOS)
  • VILLEGAS (dir. Gonzalo TOBAL)
  • MEKONG HOTEL (dir. Apichatpong WEERASETHAKUL)


I vincitori del Future Film Festival 2012

Giunge al termine la 14^ edizione bolognese di cinema, animazione e nuove tecnologie. Durante il festival si è potuto assistere ad eventi che hanno coinvolto le maggiori realtà dell’animazione odierna: lezioni con Peter Lord sull’animazione in stop motion della Aardman, incontro con il direttore del 3D della Pixar Joshua Hollander e il film fuori concorso della Studio Ghibli firmato Goro Miyazaki, il cui padre è stato ricordato con un montaggio dei suoi film incentrato sui momenti culinari delle sue pellicole.

Per voi abbiamo visto le première Fuori Concorso di PIRATI! BRIGANTI DA STRAPAZZO che a breve uscirà in tutti i cinema, l’inedito film animato spagnolo CHICO & RITA pluripremiato in patria e il teen drama CHRONICLE a un mese dall’uscita italiana, ma il festival ha avuto anche altre belle prime visioni come il nuovo film della Ghibli FROM UP ON POPPY HILL e LORAX – IL GUARDIANO DELLA FORESTA 3D  dal regista di Cattivissimo Me e con la voce di Danny DeVito, oltre alle visioni notturne degli horror jappo ZOMBIE ASS: TOILET OF THE DEAD e DEADBALL.

Tra i film in concorso vi avevamo segnalato e recensito il bellissimo ARRUGAS di Ignacio Ferreras, un sensibile racconto di anzianità dai tratti ironici ancora senza un’uscita italiana. Ma a darla vinta al film spagnolo e all’altro favorito ATTACK THE BLOCK, commedia demenziale con Simon Pegg e Nick Frost, è stato l’anime giapponese A LETTER TO MOMO di Hiroyuki Okiura, su una liceale che si confronta con strani spiriti per riparare ai propri sensi di colpa. Invece a spuntarla tra i 66 cortometraggi in concorso provenienti da 16 paesi del mondo è stato lo spagnolo VICENTA (visibile qui) girato in stop motion, seguito al secondo posto da A MORNING STROLL, corto animato presente anche nella cinquina degli Oscar appena trascorsi.

PLATINUM GRAND PRIZE 2012
A LETTER TO MOMO diretto da HIROYUKI OKIURA

Menzione speciale al film ATTACK THE BLOCK diretto da JOE CORNISH

FUTURE FILM SHORT 2012
Primo Premio del pubblico
: VICENTA diretto da SAM ORTI
Secondo Premio del pubblico: A MORNING STROLL diretto da GRANT ORCHARD
Premio Provincia di Bologna 2012: HELDENKANZLER diretto da BENJAMIN SWICZINSKY
Menzione Speciale: VIVRE ENSEMBLE EN HARMONIE diretto da LUCIE THOCAVEN ADIFAC