Anteprima THE LORDS OF SALEM di Rob Zombie

Torino Film Festival – Il piccolo atrio del cinema Reposi è colmo di gente in attesa di entrare a vedere il film in concorso Arthur Newman con Collin Firth presente in sala. Io e ScappoDammit, appena usciti dalla sala 3 dopo la deludente proiezione di THE LIABILITY, decidiamo di dividerci, così mentre lui opta per l’atteso film con Firth, io mi incammino verso sala 1 dove con grandissimo anticipo incomincia a intravedersi una prima coda per il film THE LORDS OF SALEM, presentato fuori concorso nella sezione Rapporto Confidenziale.

Finalmente entriamo e la sala lentamente si riempie. Si spengono le luci e il film comincia. Prime scene: sei streghe fanno un rito satanico, si denudano al grido di “uccideremo la vergine puttana”, sono passati solo pochi minuti di film, mi guardo in giro e le facce del resto del pubblico sono scioccate quanto la mia.

Il film racconta le vicissitudini della rocker Heidi (impersonata dalla bella e brava moglie del regista Sheri Moon Zombie), DJ per un’emittente radio locale e forma il Big H Radio insieme a Whitey e Munster Herman. Arriva in radio un misterioso disco in vinile ad Heidi, spedito dai “Lord”. La ragazza pensa si tratti di una nuova rock band in cerca di visibilità, ma appena ascolta, risveglierà vecchi fantasmi del passato che fagociterà la protagonista in una spirale di satanismo e malvagità.

Il film finisce nel silenzio più totale, la sala è totalmente sotto shock, non vola una mosca e nel silenzio più assoluto tutti usciamo.

Il sesto film di Rob Zombie è uno spettacolo per gli occhi, nel quale il regista si distacca dalla forte crudeltà e tinte più spaltter, o comunque molto violente dei precedenti film, per stupirci con atmosfere cupe e ovattate dalle tenebre.
In totale contrapposizione all’effetto “luna park” del suo primo film e dalla sua frenetica regia, ed al suo seguito strutturato come un macabro road movie, in cui il regista ci porta a fare conoscenza della violentissima e immorale Famiglia Firefly, questo film gioca in maniera capace ed eccellente con una regia più lenta e inquadrature tetre, buie ed inquietanti.
L’argomento delle streghe e del culto di satana si insinua come una spina fastidiosa, che porta nello spettatore un quasi impercettibile stato di disagio per tutto il film.
Se l’horror poteva essere anche autoriale, Rob Zombie l’ha sicuramente dimostrato.

Un film unico che, sia amato che odiato, non lascia indifferente lo spettatore sia per la crudeltà disturbante (ripeto differente dai suoi film), sia per la grande capacità registica di Zombie.

VOTO: 10

In chiusura vi lascio con un’intervista al regista.
Buon cinema a tutti.

LAPUTA – IL CASTELLO NEL CIELO: la recensione

Era il 1986 quando la neonata Studio Ghibli sfornò questo primo capolavoro che solo ora raggiunge la distribuzione grazie a Lucky Red. Un capolavoro perduto e ora ritrovato che non può che appasionare gli amanti del maestro di Tokyo. Il film forte delle influenze di un primo Miyazaki (qui il regista cura molto il design del film in ogni sua parte), risente molto (in maniera del tutto positiva) delle tematiche già trattate nei suoi primissimi capolavori come Nausicaä della Valle del Vento e Conan, il ragazzo del futuro, piuttosto che in film come La città incantata e Ponyo sulla scogliera. Infatti si trattano argomenti forti quali l’ecologismo, l’antimilitarismo, l’avversione per la sete di potere umana e la fiducia, malgrado tutto, in sentimenti come l’amore e l’amicizia.

La storia inizia con una bambina, Sheeta, che, per scappare da un gruppo di pirati intenzionati a catturarla, scivola dalla sua aeronave e cade dal cielo su un villaggio. Durante la caduta una misteriosa luce avvolge la piccola, che improvvisamente inizia a galleggiare nell’aria, fino ad atterrare dolcemente nelle braccia di un ragazzo orfano, Pazu, di ritorno alla fine del suo turno in miniera.
Dopo averla soccorsa, Pazu la porta nella sua casa. La mattina, appena svegli i due fanno subito amicizia, e durante la conversazione Pazu scopre che Sheeta è una discendente del popolo di Laputa, un leggendario castello volante che viaggia nel cielo nascosto dalle nuvole da centinaia di anni. In pochi credono alla sua esistenza, ma Pazu ne è convinto grazie al fatto che suo padre, anni addietro fotografò parte della imponente struttura. Pazu racconta che persino nel romanzo I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift vi è una descrizione del castello. Il ragazzo decide quindi di aiutarla a ritornare nella sua città e insieme intraprendono una lunga avventura, costantemente inseguiti dai pirati e dall’esercito.

In A ciascuno il suo cinema il mentore del festival di Cannes Gil Jacob ha chiesto a 32 registi di spiegare la loro visione di cinema o meglio l’emozione del cinema nel momento in cui si abbassano le luci e incomincia il film.
Bene io quella emozione l’ho provata con Laputa, che sin dalla prima immagine ti cattura in quella magia che solo Miyazaki sa creare.
Come amo dire sono le più incredibili imprese di un bambino che qualsiasi adulto vorrebbe compiere, infatti come in ogni suo film Miyazaki mette al centro della storia bambini o adolescenti che armati di solo buon senso incontrano e scontrano il malvagio e corrotto mondo degli adulti, cercando di purificarli e renderli migliori. Magia, amicizia, ironia, amore e altri sentimenti si mescolano e si amplificano con i magnifici disegni e colori che incantano grandi e piccini.
Un film da non perdere.

VOTO: 10

Trailer

Toby Dammit consiglia: NIRVANA di Gabriele Salvatores

Il meglio del cinema su YouTube, interi film visibili con un click, scelti e consigliati dalla redazione di Toby Dammit.

Oggi vi proponiamo Nirvana, film del 1997 prodotto e diretto da Gabriele Salvatores.
Coproduzione italo-francese con un cast internazionale, è un film di fantascienza con una trama cyberpunk che utilizza in modo massiccio effetti speciali generati al computer.
Malgrado le critiche non sempre positive, è stata la pellicola di maggiore successo commerciale del regista e probabilmente il film italiano di fantascienza che ha realizzato i maggiori incassi.

“Agglomerato del Nord” (un tentacolare scenario urbano), in un futuro non troppo lontano. A pochi giorni dall’uscita sul mercato di un nuovo videogioco chiamato Nirvana, l’unica copia in possesso di Jimi Dini, il programmatore del gioco, viene infettata da un virus. L’infezione ha un’unica singolare conseguenza: fa prendere coscienza della propria esistenza al personaggio principale del gioco, Solo.
L’uomo si mette in contatto con Jimi e chiede di rivelargli chi è in realtà. Il programmatore si vede quindi costretto a svelare la natura del povero Solo, che alla fine chiede soltanto di essere cancellato prima di venire copiato e venduto in tutto il mondo.

Il film è stato girato quasi interamente nel quartiere Portello di Milano, nei vecchi stabilimenti dell’Alfa Romeo, trasformati per l’occasione in un gigantesco set cinematografico. Le riprese iniziarono nell’aprile 1996 e si conclusero il 7 luglio 1996.
Il film conta l’appararizione in piccoli cameo di numerosi attori italiani. Si riconoscono tra gli altri Silvio Orlando, Paolo Rossi, Bebo Storti e Valerio Staffelli. La Dea Kali, adamitica icona pubblicitaria del videogioco creato da Jimi Dini e dello stesso film, è interpretata da una irriconoscibile Luisa Corna. [fonte wikipedia]

Buon cinema a tutti!


Memorie di una saga rinata: La Minaccia Fantasma in 3D

Dopo 13 anni riesce in sala il prequel dei prequel di Star Wars. La genesi della saga e di Anakin Skywalker. Ma ormai tutti sappiamo storia e contorni della saga, infatti oggi non sono qui per fare la recensione del film, piuttosto preferisco ricordare la prima volta che lo vidi al cinema e confrontarlo con le sensazioni odierne… in 3D.

Caro blog,
quando uscì il Episodio I avevo la bellezza di 9 anni, facevo le elementari, non avevo la morosina e una nulla esperienza cinematografica alle spalle, se non qualche consumato VHS dei classici Disney o spasmodiche visioni televisive di film da festività come Mamma Ho perso L’Aereo e Ace Ventura. Prima di andarlo a vedere non avevo neanche idea del super fenomeno Star Wars e di tutta la storia della saga. Stavo andando semplicemente a vedere un film dove c’erano “le spade laser” molto in voga all’uscita del film. Bene, non ricordo quasi niente di quella visione. Solo un gran stupore una volta arrivato a casa, soprattutto per la storia “sburona” e il figo Darth Maul.

Ero entrato completamente nel tunnel e in poche settimane avevo tutte le action figure dei personaggi e il videogioco per Play Station, ma negli anni la passione si attenuò fino a scomparire tanto che non notai neanche l’uscita di Episodio 2 solo tre anni dopo. Ma non è finita qui perchè ovviamente mancava ancora l’ultimo capitolo che grazie alla grandissima pubblicità e un’età perfetta per ributtarsi nel genere, sono tornato al cinema per vedere la Vendetta dei Sith, epico finale di saga. Film epocale per me perchè mi fece tornare in mente tutte le cose che avevo scordato di Star Wars, dalla prima visione di Episodio 1 ai saltuari spezzoni della vecchia trilogia che passavano in televisione. E da li collegai tutto. Perchè ancora non avevo ben capito che la trilogia vecchia era quella che veniva dopo e quella nuova era quella che veniva prima. La visione epocale mi cambiò non poco l’anno successivo. Libri, documentari, siti web, giochi online, giochi su play station, fumetti, statuette e quant’altro l’universo Lucas abbia sfornato per macinare dindi, tra cui tutte le poche lire che avevo in tasca. Se ero in giro con i miei amici e 5000 Lire in tasca per fare merenda ma dall’altra parte della strada vendevano l’ultimo capitolo della trilogia scritta a fumetti mi tenevo la fame e prendevo il libricino.

Ma ora sono passati ben 13 anni dalla prima visione e 7, anche se sembra un’eternità, da quella ” epocale” dell’episodio 3 e io sono una persona diversa. Forse piu matura forse no. Fatto sta che la sensazione di meraviglia della storia non è più la stessa. Sul 3D mi esprimo con un commento tra amici: “Una figata!”. Lucas e il suo vecchio team che operò sul set di La Minaccia Fantasma sono tornati insieme per ricostruire nella mente i set e capire a che profondità erano oggetti o persone al momento delle riprese per ottimizzare il 3D e la notevole profondità di campo. Se il film va bene al botteghino possiamo stare certi che continueranno a riversare nella terza dimensione anche i seguenti capitoli nei prossimi anni. E’ stata quasi un’emozione già dal fatto di rivedere in cartellone La Minaccia Fantasma, ma vogliamo paragonare la rimessa nei cinema della vecchia saga?!

Scappo3Dammit

IP MAN

Tra i tanti film di arti marziali che ci arrivano dall’asia in pochi hanno la capacità di affascinare lo spettatore come questo titolo, in quanto storia semi-biografica sento il dovere di dire che sicuramente è uno dei prodotti più interessanti per i kung fu movie degli ultimi anni. IP MAN è un film del 2008 diretto da Wilson Yip. Il film si concentra molto sulla vita del grande maestro di Wing Chun a Foshan, durante la seconda guerra sino-giapponese.

L’idea nacque nel 1998, quando Jeffrey Lau e Corey Yuen decisero di girare un film basato sul maestro di arti marziali di Bruce Lee. Tuttavia, lo studio produttivo bocciò il film, e il progetto venne abbandonato. Il produttore Raymond Wong decise successivamente di sviluppare un proprio film sulla figura di Ip Man con pieno consenso da figli di Ip; Ip Chun, figlio maggiore di Ip Man, insieme al maestro di arti marziali Leo Au-Yeung e molti altri professionisti di Wing Chun furono consulenti tecnici per il film. Le riprese di Ip Man cominciarono nel marzo 2008 a Shanghai, che venne scelta per ricreare architettonicamente Foshan, e si conclusero nel mese di agosto. Durante le riprese, sorsero conflitti tra i produttori di Ip Man e il regista Wong Kar-wai circa il titolo provvisorio del film. Wong, che aveva sviluppato una propria biografia di Ip Man, si scontrò con i produttori dopo aver appreso che il loro film sarebbe stato intitolato Grande Maestro Ip Man, che era troppo simile al titolo del film di Wong.

Ip Man è ambientato nel 1930 a Foshan, florido centro di arti marziali cinesi del sud, dove le varie scuole marziali sono in forte concorrenza tra loro. Benché il miglior maestro di Wing Chun a Foshan sia Ip Man, egli è senza pretese e mantiene un profilo basso. Come uomo indipendente ricco, non sente alcuna necessità di avere discepoli e trascorre le sue giornate in allenamenti, in discussioni e incontri con amici e conoscenti o con la famiglia, anche se sua moglie è spesso risentita del tempo che trascorre in allenamenti e in discussioni di arti marziali con gli amici e colleghi. Pur non essendo un artista marziale professionista, Ip è rispettato a Foshan a causa della capacità che visualizza in amichevoli competizioni a porte chiuse con i maestri locali. La reputazione di Ip è ulteriormente rafforzata quando sconfigge un aggressivo, maleducato e altamente qualificato maestro del Nord, Jin Shanzhao, confermando con ciò l’orgoglio regionale dello stile di combattimento del Sud.

L’invasione giapponese nel 1937, incide negativamente sulla vita di tutti a Foshan. Casa Ip è occupata da militari giapponesi e usata come loro quartier generale a Foshan. Ip e la sua famiglia perdono la loro ricchezza e sono costretti a trasferirsi. Nel disperato tentativo di mantenere la sua famiglia, Ip accetta il lavoro come un operaio in una miniera di carbone. Il generale giapponese Miura, che è un maestro di Karate, istituisce un’arena dove esperti di arti marziali cinesi competono con la sua formazione militare. Gli artisti marziali cinesi guadagnano un sacco di riso per ogni avversario giapponese sconfitto. Quando un amico di Ip scompare, questi decide di indagare e scopre l’arena del generale Miura. In un primo momento turbato dallo spettacolo, è maggiormente infuriato quando vede un maestro, collega a Foshan, raccogliere un sacco di riso dopo la sconfitta e venire freddato da un colpo alla nuca. Per complicare ulteriormente le cose Ip viene a sapere che Zhao Li, un ex-agente di polizia e conoscente di Ip, ora lavora come traduttore per i giapponesi. In risposta, Ip richiede un incontro con dieci avversari in una sola volta, e li sconfigge con facilità. La sua abilità suscita l’interesse di Miura, che cerca di saperne di più su Ip e vuole vederlo combattere di nuovo.

Ip visita il suo amico Chow Ching-Chuen, che possiede e gestisce un cotonificio a Foshan. Chow racconta a Ip di una banda di criminali guidata da Jin Shanzhao che molesta i dipendenti per estorcere loro del denaro. Ip insegna agli operai il Wing Chun per autodifesa. Nel frattempo, Miura si spazientisce di non veder tornare Ip nell’arena e manda alcuni suoi uomini a trovarlo. Dopo diverse molestie alla sua famiglia, Ip incontra gli uomini di Miura e li sconfigge. Lui e la sua famiglia vengono quindi costretti a nascondersi. Il ritorno dei ladri al cotonificio causa la reazione dei lavoratori che combattono usando le tecniche che Ip gli ha insegnato. Proprio in quel momento, Ip appare e sconfigge il capo dei banditi, Jin Shanzhao, intimandogli di non molestare i lavoratori di nuovo.

I soldati giapponesi arrivano al cotonificio e trovano Ip. Miura lo minaccia: risparmierà la sua vita solo se insegnerà il Wing Chun ai suoi soldati. Ip rifiuta e sfida Miura che accetta, sia a causa del suo amore per le arti marziali sia perché rifiutare la sfida sarebbe stata una vergogna. La sfida tra Ip e Miura è pubblica e si tiene nella piazza di Foshan. Ip vince la battaglia, sconfiggendo Miura con le sue straordinarie abilità.

Appena il generale sconfitto cade al suolo, perdendo la battaglia, Ip guarda alla folla e sente il tifo cinese, vede tra la folla la moglie e il figlio con Chow. Proprio in quel momento Sato, vice di Miura, spara a Ip. Ne nasce una rivolta tra il pubblico cinese e i soldati giapponesi; Ip viene portato via in mezzo al caos. Ip sopravvive e fugge a Hong Kong (all’epoca territorio inglese) con la sua famiglia. Lì, Ip apre una scuola di Wing Chun, nella quale accoglierà tra i suoi studenti Bruce Lee.

Ip Man debuttò a Pechino il 10 dicembre 2008, ed è stato rilasciato nelle sale di Hong Kong il 19 dicembre 2008, ricevendo consensi diffusi da critica e pubblico. Prima dell’uscita del film, Raymond Wong annunciò che ci sarebbe stato un sequel; Ip Man 2, è stato distribuito nel mese di aprile 2010. Ip Man ha incassato oltre 21 milioni di dollari in tutto il mondo, pur non essendo rilasciato in Nord America e gran parte dell’Europa. Dopo il successo, il film è stato nominato per dodici Hong Kong Film Awards, vincendo premi per il Miglior Film e la Miglior Coreografia di azione.

Il film è ben costruito bilanciando equamente le ottime scene di conbattimento e momenti drammito-narrativi.
Per la parte del protagonista è stato scelto l’artista maziale/attore cinese Donnie Yen. Gia in attivo dal 1986, diviene noto ai molti solo dal 2000, quando interpreta il ruolo di Jin Ke, uno degli immortali di Highlander: Endgame. Nel 2002 ha una piccola parte in Blade II, dove interpreta uno dei vampiri cacciatori, e l’anno successivo partecipa a Due cavalieri a Londra a fianco di Jackie Chan. Sempre nel 2003 ha una piccola parte in Hero, nel ruolo di Cielo, il kolossal cinese di Zhang Yimou, dove torna a scontrarsi contro Jet Li.

Insomma se desiderate un ottimo film per scoprire un po’ di più la storia del più importante maestro di arti marziali cinesi, se volete un bel kung fu movie come non se ne vedono da un bel po’ di tempo andate a vedervi questo prodotto visto che da noi è arrivato non più di un mese fa in dvd (sempre indietro con i tempi noi italiani).

Come sempre vi lascio con il trailer del film, dei suoi due siquel e del progetto di Wong Kar-wai, buon cinema a tutti!



Cinema indipendente: Dark Resurrection vol.0 (ovvero quando il cinema di genere fa il culo al cinema d’essai)

In Italia non escono mai film di fantascienza? La risposta è certamente si, soltanto che non vengono calcolati perché chi produce/distribuisce film sono stupidi/stronzi.
Come avevamo già parlato mostrato mesi fa, Angelo Licata (dentista di professione e regista per diletto) con mezzi limitati e un budget di 7 mila euro, aveva creato il primo fan-movie italiano ispirato al mondo di Star Wars: DARK RESURRECTION VOL. 1.
Ora dopo questo film di successo (almeno online, ricordo che ha avuto i complimenti dalla LucasArt) girato tra Sanremo e Ventimiglia, il regista e la produzione hanno fatto uscire DARK RESURRECTION VOL. 0, un prologo per l’oramai atteso Vol. 2.
Questo mediometraggio uscito online l’8 settembre scorso in una sola settimana ha contato qualcosa come 28 mila visualizzazioni. Grazie all’amore dei fan per questo prodotto, con le donazioni di migliaia di persone la produzione a potuto godere di un budget più sostanziale e di appoggi tecnici migliori.
Ricordiamo la presenza gratuita nel primo volume di Sergio Muniz e la voce di Claudio Sorrentino (doppiatore di John Travolta, Mel Gibson, Bruce Willis e Ron Howard in Happy Days), bene in questo capitolo della saga oltre al ritorno di Sorrentino come narratore, troviamo il regista Fausto Brizzi (fan del vol. 1) nel ruolo del Maestro Jedi Zistor, Daniel McVicar nel suolo di Vikar, Primo Guardiano di Eron ed anche Nina Senicar nel ruolo di Nisar, Terza Guardiana di Eron.
Il film è un ottimo prodotto sia per tecnica che per recitazione.
Licata ancora una volta dimostra di saper dirigere magistralmente attori dilettanti (il cattivo del film il Maestro Sorran è il padre del regista) con risultati ottimi. Nel sostenere questa iniziativa Toby Dammit vi consiglia di seguire la saga sia dal sito internet www.darkresurrection.com, sia continuando a seguire questo tipo di cinema indipendente, che mette in mostra talenti sconosciuti ma che creano prodotti davvero allettanti come questo film di fantascienza del tutto made in Italy.
Che la forza sia con voi e buon cinema!