Ridi e il mondo riderà con te. Piangi e sarai solo. Tutto tutto niente niente

Melo: Papà, è meglio “Amore all’alba” o “Amore al tramonto”?

Cetto: E’ più sincero “Amore a pagamento”

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Il film di Albanese è un fottuto capolavoro. Ma non del cinema comico, di sicuro con Checco Zalone o Mandelli&Biggio si ride e riderà di più. Io qua ho passato più tempo con lo stomaco contratto, abbastanza angosciato dal vedere cosa sta capitando a un paio di sliding doors di distanza, in una realtà molto vicina alla nostra.

E’ l’Italia di dopo domani. Paolo Villaggio è un Beppe Grillo muto (?) nostro prossimo presidente della repubblica, Fabrizio Bentivoglio è Mario Monti sciamano (??) nostro prossimo presidente del consiglio e i tre personaggi di Albanese, Cetto-Frengo-Rodolfo, sono la gggente come noi in parlamento, si fanno i cazzi loro e votano a comando.

Forse Tutto tutto niente niente è un capolavoro di un nuovo genere, il documentario horror ambientato nel futuro prossimo. O anche la commedia nera super kitsch. Oppure l’incubo di un professore di scienze politiche.

Quasi tutti gli elementi cinematografici sono sfruttati, spesso all’eccesso, a partire dalla recitazione: logico che quando è in scena Albanese lo spettacolo è purissimo, ogni gesto è definito e funzionale ai personaggi, tutto assurdo e sopra le righe ma drammaticamente legato al reale, al possibile e all’attualità. I gesti, i tic e l’azione comica non risultano immediatamente divertenti ma diventano memorabili perché sotto l’apparente parodia c’è un agghiacciante studio di alcuni di noi. E’ forse una cifra stilistica che sfruttano alla grande anche I soliti idioti (Non temo I soliti idioti in voi, ma I soliti idioti in noi – cit.), forse con risultati comici più immediati ed efficaci. Ma le maschere dei soliti idioti reggeranno nel tempo? Io temo che tra dieci anni le maschere di Albanese saranno ancora attuali, e questa comicità ancora sul pezzo. Purtroppo.

Tutti sul set non si sono lasciati scappare l’occasione di ubriacarsi e di fare le cose più assurde. Notevole Bentivoglio con il ciuffo alla Cameron Diaz di Tutti pazzi per Mary che biascica e gesticola come fa un grande attore senza spocchia ma anche il costumista Roberto Chiocchi e lo scenografo Marco Belluzzi si sono sbizzarriti: qui abbiamo un parlamento come una curva allo stadio, una sala d’aspetto del vaticano che pare quella di qualche talent-scout e tante altre chicche. Ottimo lavoro di chi aveva il difficile compito di render visibile la fantasia di Cetto “che propone di costruire un ponte di pilu con una corsia riservata a peluche” .

Non era certo un compito facile. La regia difatti non osa più di tanto, forse Manfredonia era troppo impegnato a suggerire un “cala cala” ad ogni scena. Per il resto filma tutto con semplicità e non ricordo inquadrature ardite o incursioni nel cinema di genere come invece in Qualunquemente, vedi la scena “western” della ricevuta fiscale. E questo è un peccato, date le premesse.

La trama funziona, ha un incipit deflagrante e un finale che sembra scritto stamattina invece che  un anno e mezzo fa, alcune gag sono più becere di altre ma in questo calderone dell’assurdo, le migliori battute sono quelle ciniche, cattive, disilluse e offensive:

Non vado mai all’estero, mi piace cagare a casa

Ecco, una frase così può farti ridere ma anche farti piangere. Quanta ignoranza ostentata con fiera volgarità.

Bravo Antonio, sei un genio e sono con te, ma che paura di spavento, altroché ridere. E al cinema ho visto le stesse reazioni: sorrisi e risa sguaiate durante la proiezione ma poi uscivan dalla sala muti, con lo sguardo basso, impauriti….ehehe altroché ridere. Bravo Antonio, anzi ti dico grazie, Antonio, ma io sono un cinicone, e poi speriamo che ti sbagli.

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L’ultimo dei capolavori danesi. IL SOSPETTO

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Innanzitutto il riconoscimento principale del film di Thomas Vinterberg è senza dubbio la prova attoriale altissima di Mads Mikkelsen. La propria consacrazione tra i migliori attori cresciuti negli anni ’90 (già da subito nel grande giro cinematografico danese prima con Refn poi con Susanne Bier e Lone Scherfig) e maturato negli anni 2000 soprattutto in Dopo Il Matrimonio e nel ruolo del supercattivo Le Chiffre in Casino Royale, ora giunto all’apice di una carriera perfetta che non ha mai avuto cali. Il suo ruolo nel film di Vinterberg è quello di un padre moderno e rispettoso che nonostante la lontananza dal figlio gli dimostra affetto e mostra una grande devozione al proprio lavoro di maestro d’asilo, grazie all’amore incondizionato che ha per i bambini. Il suo personaggio è chiaro fin da subito, puro, onesto ma che ad un tratto vede crollarsi un mondo addosso. Infatti verrà messa sotto torchio da tutta la cittadina in cui vive quando una bambina dell’asilo insinuerà alla direttrice di essere stata oggetto di abusi sessuali proprio dall’insegnante, mentendo perchè si tratta solo di capricci infantili. In modo equamente infantile la notizia viene presa per attendibile da tutti gli insegnanti dell’asilo e dai genitori, a partire dal padre della bimba, amico fraterno del malcapitato sospetto.

Come pochi Vinterberg analizza l’intera faccenda grazie alla sceneggiatura di ferro: con piccoli elementi ci viene presentato benissimo il personaggio e il suo passato (è divorziato e capiamo i suoi rapporti con la moglie solo dal fatto che il cane abbaia ogni volta che sente il suo nome), il carattere pacifico reso dalle doti dell’attore, i buoni rapporti con il figlio (non più un bambino ma risalta la sua figura in quanto il padre è sempre a contatto con altri bambini), i paesaggi descrittivi costituiti da grandandoli maestosi e spaesanti in cui spicca l’armoniosa figura dell’asilo montessoriano. Un onesto adulto che nonostante tutto si ritrova contro le avversità create dalla parola di una bambina. Il bello però è che il film non si limita a descrivere le sensazioni di un individuo ma permettendoci di entrare parte attiva della storia e farci un nostro giudizio non sulla colpevolezza (se non qualche dubbio appena accennato) quanto sulla rigidità e il modo in cui viene trattato dagli altri personaggi che lo accusano ed il film va ad interrogarsi appunto su cosa succederebbe se una bambina dell’asilo per una ripicca infantile metta in dubbio l’intera vita di un uomo tanto tranquillo e buono quanto bravo coi bambini. La situazione per lui si fa critica quando viene considerato un malato pedofilo dalla preside dell’asilo, dai genitori dei bambini, dalla sua ragazza e soprattutto dal figlio. Un’involuzione del personaggio nella rabbia che si sprigiona verso una comunità che non lo vuole fare parlare e non lo vuole vedere in giro, odio che ad un certo punto si prova anche verso la bambina. Si viene a formare man mano una spirale di rifiuto fatta di avversità, l’essere emarginati ingiustamente e l’essere soli contro tutti. Ma nel momento in cui le cose si fanno più dure arriva il figlio, unico che sembra credergli e pronto a tutto per suo padre.

Lorenzo Scappini

OGGIGIORNO

Ovvero E’ STATO IL FIGLIO, BELLA ADDORMENTATA e REALITY

Attingendo a grandi linee al verismo dei Malavoglia di Verga, Ciprì con assoluta impersonalità dipinge di arancio tragicomico e ignoranza la sua Sicilia contadina e urbana, immedesimandosi tramite il processo della regressione nei suoi personaggi rozzi e dialettali cui regna l’assoluta sfiducia nei giovani e ripiega nelle forze del capofamiglia Servillo, unico a lavorare sodo per sorreggere un’intera allargata famiglia. La bravura di Fabrizio Falco è sovrastata solo dal suo Tancredi, come anche lui a sua volta dalla figura del cugino mito (e mafioso) irraggiungibile che lo avvolge come un’ombra silenziosa. Le figure, gli stereotipi e l’ambiente tipo dell’universo anni ’70 danno una panoramica eccessiva e surrealista quanto vicina al pensiero in se, tanto realista ora quanto OGGIGIORNO, della vecchia e cara arretrata Sicilia. Infondo di che cos’altro si parla se non di disgregazione, apparentemente seppellita da un mucchio di soldi per la morte di una figlia, per poi ripresentarsi sotto forma di una Mercedes finto status symbol come dimostrazione di ciò che non si è e non si può essere, perchè tutto ha un suo destino a cui non si può sfuggire, specie per i più deboli.
I deboli, deboli come Eluana Englaro, i forti come Eluana Englaro: il caso Englaro, quello politico, ha solo un marginale spazio ritagliato in sottofondo nell’ intensa opera di Marco Bellocchio che trova il suo universo del racconto nell’emotività dell’essere umano e della sua scoperta, salvezza, purificazione, il risveglio di se stessi dal proprio coma, della propria coscienza. A differenza del solito taglio drammatico delle opere di cronaca popolare di OGGIGIORNO coglie prima le conseguenze per poi arrivare alle cause, aiutandoci a capire e riparare, a riflettere e pensare per uscire dall’assopimento generale a dir poco, letargico. Che ti piaccia o meno l’autore richiede solo questo attraverso la ragazza drogata, la madre sacrificata, la figlia innamorata e il fratello irrefrenato.
Irrefrenata è la vita napoletana, euforica per un idolo dei reality show che si esibisce ai matrimoni sfoggiando talento da tv di OGGIGIORNO. Talento nel tramandare il suo POPOLO nei suoi racconti come detto della Sicilia per Ciprì, venga da pensare che nessuno può descrivere Napoli come lo fa Matteo Garrone, con un pizzico di orgoglio e una valanga di merda sparata sopra ma sempre capace di pensare, ancora più spesso di fregare, architettare e a farsi più furbi dell’ALTRO. Qui l’altro è uno show televisivo, non puoi farti più furbo perchè ne siamo ormai immersi dentro fino al collo ed è impossibile uscirci come è diventato impossibile spegnere una tv; e anzi, lui si gioca di te, non puoi vincere, non c’è gara, che tu sia un amante o no dei Reality, che tu li segua o li destesti. In quanto cineasta ideologico non sceglie la via semplice del puntare il dito contro questo mondo ma ci mostra i propri stati d’animo a riguardo attraverso le sfumature e le sue opacità, i suoi lati oscuri di non-ritorno. Non se ne esce o se ne esce pazzi. OGGIGIORNO.

Lorenzo Scappini

PS: Bellocchio, Ciprì, Garrone, grazie per la verità!

ROMANZO DI UNA STRAGE: la recensione

12 Dicembre 1969. La Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano salta in aria con un esplosione che fa tremare tutti gli edifici in Piazza Fontana. Una strage italiana come poche. Inizialmente si contano 13 decessi, poi arrivano a 17, senza contare gli ottanta feriti. La giustizia non è mai riuscita a stabilire con certezza i colpevoli dell’attentato, se per mano degli anarchici e di Giuseppe Pinelli, la cui morte per suicidio durante un’interrogatorio non ha mai convinto o per mano di organizzazioni fasciste o neo naziste pronte a far scoppiare un colpo di stato. Oppure entrambe.

Giuseppe Pinelli, un rivoluzionario esponente nel gruppo anarchico di Lotta Continua è prima di tutto ciò un padre e un marito. Luigi Calabresi è il comissario a capo dell’inchiesta sulla strage del 12 Dicembre ma anch’esso è padre e marito. I destini dei due si incontrano e scontrano sul campo, nella sala degli interrogatori della questura dove Calabresi è convinto che l’anarchico sia tra i colpevoli dell’esplosione di Piazza Fontana e della morte di 17 persone, ma Pinelli continua ad esprimere la sua innocenza e quella dei compagni anarchici. Il commissario si assenta dall’aula e Il Pino vola già dalla finestra. All’indagine sulla strage si apre anche questa inchiesta: suicidio o omicidio? Per forza di cose la morte dell’anarchico richiama su Calabresi le responsabilità e le ire di Lotta Continua. Ma il caso di Piazza Fontana non è ancora del tutto chiaro in tribunale e per la giustizia italiana rimane senza colpevoli.

Marco Tullio Giordana cerca di ricostruire i fatti il più fedelmente possibile, ispirandosi al libro di Cucchiarelli Il Segreto di Piazza Fontana, scavando nelle indagini del tempo, negli articoli, raccogliendo testimonianze e foto, elementi che hanno reso la pellicola di finzione quanto mai più vicina alla realtà del 1969. Realtà, appunto, altrochè finzione, i fatti raccontati sono reali e ora l’amarissima storia la può conoscere anche chi era troppo giovane per apprenderla in modo approfondito e l’aveva sentita raccontata di sfuggita in qualche storia o letta negli articoli di giornale. Giordana ha voluto esprimere la forza narrativa delle vicende tramite una regia che riduce all’osso l’empatia cinematografica, dirigendo un classico giallo, una cronaca pulita. Nonostante le polemiche mosse dal giudice D’Ambrosio e da Sofri (l’allora capo di Lotta Continua) sulla veridicità dei fatti, lasciamo da parte le verità sull’accaduto per parlare dell’opera in se. Il film rende l’idea agli spettatori di oggi l’amarezza e il conflitto presenti all’epoca in cui si temeva il colpo di stato (mai avvenuto) preveduto da Feltrinelli, ed è un grande ed ennesimo esempio di Giordana di mostrare e dimostrare i delitti italiani dopo I Cento Passi sul comunista che si pose contro la mafia Peppino Impastato, Pasolini. Un Delitto Italiano e l’enorme esercizio de La Meglio Gioventù che ripercorre 40 anni di storia italiana.

Il metodo di regia asciutto e privo di personaggi ben delineati ma solo di “figure” storiche non è per forza un buon punto a favore, specie a chi vuole vedere un film nel vero senso della parola. Al di là dell’ottima messa in scena, della ricostruzione fedelissima e delle sensazioni di quel periodo si ha a che fare con uno sceneggiato televisivo, a volte privo di spunti interessanti che si aggrappa solo alla vicenda in se. Daltronde della strage di Piazza Fontana in questa maniera si è già straparlato e sulla morte di Pinelli vi è la ricostruzione di Gianmaria Volontè  Tre ipotesi sulla morte dell’anarchico Pinelli. Il frutto del lavoro del cast è di quelli da livelli altissimi, viste le impressionanti scenografie di Giancarlo Basili (che ha ricostruito la Banca Nazionale pari pari al suo aspetto del ’69), la fotografia nerissima di Roberto Forza, e le musiche di Franco Piersanti, tutti volti a risaltare i mastodontici Favino e Mastrandrea.

Lorenzo Scappini.

La frase: “Come nelle favole c’è sempre un fondo di verità, ma quella verità non si può dire”
Scena clou: L’esplosione alla banca.
Voto: 7-

TrailerMyMovies – La strage di Piazza Fontana su Wikipedia

ITALY – LOVE IT OR LEAVE IT: recensione e foto della serata con Luca Ragazzi

Gustav, altoatesino di madrelingua tedesca, vorrebbe trasferirsi per sfruttare possibilità all’estero, specie nella amata Berlino, piuttosto che restare in un paese governato da politici corrotti, lavori sottopagati e con mancanza di meritocrazia. Ma Luca, romano doc, non vuole cedere alle esternazioni del compagno e cerca di convincerlo che c’è del bello e del buono anche nel nostro paese, anche se va cercato. Così i due ragazzi decidono di darsi un tempo limite per decidere se rimanere o partire (love it or leave it appunto!) ed iniziano a girare per lo stivale in lungo e in largo a bordo di una vecchia 500.

Un tema, quello del disagio nazionale, dell’ottusità e della chiusezza popolare italiana, già sentito e raccontato migliaia di volte. Ma qui arriva la novità che porta in scena la coppia di ragazzi: il racconto attraverso una chiave di lettura semplice ed efficace – “Restare in Italia o trasferirsi all’estero“?. Le ragioni dei due non sono evidenti, sicuramente lavorative o per il fatto di non voler vivere in un paese omofobico descritto benissimo nel precedente Improvvisamente L’Inverno Scorso, ma poco importa perchè è una domanda già talmente complessa in se che lo spettatore inizia già ad interessarsi. Il più grande complimento è l’allacciamento della parte d’inchiesta con le vicessitudini personali e anche un po’ intime dei due ragazzi che ci immedesimano al 100% nel loro percorso, rendendo bene l’empatia in qualche momento quasi di fiction, anche grazie all’ironia con cui giocano e raccontano evitando di rendere il lavoro troppo serio ma neanche lasciandolo troppo superficiale. Cosa non da poco visto i prodotti italiani noiosi e privi di una componente personale o di allaccio alla cronaca che possa interessare lo spettatore.

In continuo tour dallo scorso settembre, selezionato in decine e decine di festival, ospite di scuole, associazioni e cineclub come Toby Dammit, il piccolo grande docu-trip di Luca Ragazzi e Gustav Hofer sta facendo pian piano il giro d’Italia e persino d’Europa.

Come ha affermato il regista romano Luca Ragazzi, presente alla proiezione della rassegna RUMORE IN SALAfai un patto col cinema al Cinema Snaporaz per presentare e parlare del suo lavoro, il film sta avendo lunga vita grazie alla scommessa di una distribuzione/tour nella personalissima e capillare sponsorizzazione (major a casa) che ha toccato finora tutte le maggiori città ed in continuo movimento. Pensiamo per esempio ad una normale uscita in sala dove ci sarebbe stata una scarsa pubblicità e una piccola distribuzione, il film sarebbe passato quasi inosservato e sarebbe andato nelle mani dei distributori per farne poi ciò che volevano. Invece i documentaristi ne detengono tutti i diritti e stanno vincendo la scommessa.

Luca ha parlato della genesi del documentario avvenuta dopo l’inaspettato successo del loro primo lavoro Improvvisamente L’Inverno Scorso distribuito nel 2008 ma incentrato sul periodo dell’inverno prima appunto, durante il periodo di discussioni sulle coppie dello stesso sesso nato con la proposta dei DiCo. Il nuovo documentario è nato con la stessa idea, cioè continuare a mostrare situazioni legate alla loro vita. Così scrivono un soggetto di Italy e lo inviano per il bando di concorso di Documentary Campus che prevede il finanziamento di 15 opere in tutta Europa. Dopo un pitch convincente i due ragazzi ottengono il lasciapassare previsto per un’opera italiana e nel Gennaio 2011 iniziano le riprese che durano fino a Giugno. Tutt’ora è l’unico documentario finanziato da Documentary Campus di quell’anno che è stato girato, montato e distribuito. Questo dimostra quanto si siano applicati e abbiano preso sul serio il nuovo ruolo di documentaristi dopo il successo del primo lavoro. Dei due Luca, protagonista involontario del primo documentario, è ora lo spirito guida, il filosofo benpensante, mentre Gustav sempre calcoli alla mano è il “pilota”, il motore dell’operazione che ci porta nei luoghi disastrati consapevole di ciò che troverà. Quasi a ruoli invertiti ora Luca vuole mostrare a tutti costi a Gustav che l’Italia non è quella che ci viene mostrata da tv, pubblicità e giornali.

Luca, seguito da Gustav, ci fa vedere che c’è un’Italia migliore anche che non si vede, anzi, non ci viene mostrata dal nostro sistema governato dai palinsesti scosciati e volgari. Una semplice frase riassume questo argomento e ci vorrebbe far pensare in modo diverso: “Fa più rumore un albero che cade piuttosto di una foresta che cresce“. Poche parole per descrivere (già meglio che in tutto il doc Videocracy) l’intento della tv (spazzatura) italiana. L’esercizio del duo è un sano e raro cinema intelligente mirato alla visione del miglior popolo, quello che vuole crescere e cambiare, oltre che grande orgoglio nazionale vedendo tutte quelle targhette sul poster raffiguranti i maggiori festival mondiali, proprio come il precedente Improvvisamente L’Inverno Scorso, menzione speciale alla Berlinale e vincitore del Nastro D’argento 2008.

Il saggio Camilleri insegnia proprio che scappando si lascia un vuoto, colmato dalla cosa per cui sei andato via. Per cui non solo la dai vinta ma contribuisci al fallimento generale. Anche un contadino siciliano, dopo aver rifiutato di lavorare con la mafia ed essere stato minacciato e assillato dagli stessi, invita a non andarsene. Un po’ perchè non abituato a questa concezione di vita per la quale bisogna cambiare paese, un po’ per dignità verso una terra che vuole difendere.

Lorenzo Scappini  –

Altre foto sulla pagina facebook di Salone Snaporaz

COLOUR FROM THE DARK: recensione del film in anteprima con Ivan Zuccon

Una piccola realtà di cinema di genere è ancora viva in Italia grazie al regista e sceneggiatore Ivan Zuccon e alla neonata Distribuzione Indipendente che porterà al cinema il penultimo lavoro del regista Colour From the Dark, uscito negli USA nel 2008 e rimasto inedito in Italia fino al prossimo 9 Marzo. Verranno distribuite addirittura quasi 200 copie, di cui 60 in Italia. Per il futuro Zuccon sta lavorando al montaggio del nuovo film, già completato e figurante sempre la protagonista Debbie Rochon, ma dall’uscita ancora incerta.

La storia, tratta da un racconto di Lovecraft, è ambientata in Italia durante la seconda Guerra Mondiale e narra di una famiglia di contadini che contraggono uno ad uno strani sintomi dopo aver bevuto l’acqua del proprio pozzo. La madre, una favolosa Debbie Rochon, inizia a dare sintomi di demoniaca schizofrenia, cercando di uccidere i componenti della famiglia. Ma il peggio lo da quando viene rinchiusa in una stanza buia e a turno la visitano la sorella mai cresciuta che gioca ancora con le bambole di pezza, il marito devoto e un’ esorcista. Ma la situazione è più cupa e malvagia del previsto.

Il film è stato presentato in anteprima al nostro Cinema Snaporaz giovedi 23 Febbraio dallo stesso regista Ivan Zuccon, coadiuvato dai critici Marco Morosini e Manuel Cavenaghi, autore del dizionario dell’horror italiano CRIPTE E INCUBI (disponibile sul sito http://bloodbuster.com) che annovera centinaia di recensioni tra cui opere di Mario Bava, Lamberto Lenzi, Pupi Avati, Dario Argento fino al giovane Zuccon e via dicendo. 

Ivan ha parlato al pubblico delle difficoltà di produzione in Italia e della ristretta cerchia di film prodotti dallo stato, lasciando le briciole ai giovani volenterosi. Perciò, avendo avuto anche brutte esperienze, Ivan produce ormai con le sole proprie forze i suoi lavori garantendosi il pieno controllo del film e dei diritti. Colour From The Dark per la cronaca è stato girato con un budget miserissimo di 150.000€. Di conseguenza Ivan lavora ormai solo con attori stranieri, americani soprattutto, più dediti al lavoro ed abituati alla meticolosità del vero set. Ciò permette anche una duttilità linguistica più propensa al mercato estero. Pochi sanno però che Ivan è il montatore di uno dei più prolifici autori italiani, ovvero Pupi Avati. Difficilmente dai suoi film trae un vero guadagno e a volta è difficile che gli stessi soldi gli tornino indietro, e se riesce è solo grazie al mercato estero, americano e tedesco soprattutto. Praticamente fare film oggi è diventato un hobby.

Lorenzo Scappini –

L’Associazione Toby Dammit con Manuel Cavenaghi (terzo in piedi da sinistra), Marco Morosini (secondo accovacciato da sinistra) e Ivan Zuccon (quarto in piedi)

SnapOscar 2012 – gli Oscar Toby Dammit

Subito dopo gli Oscar hollywoodiani vi proponiamo un simpatico passatempo: gli SnapOscar 2012!
I film presi in considerazione sono tutti quelli proiettati al Cinema Salone Snaporaz dall’ 1 Gennaio al 31 Dicembre 2011 (la lista completa è a fondo pagina).
I titoli nominati sono stati selezionati dai membri del cineclub Toby Dammit (considerateli anche come nostri consigli per le vostre visioni casalinghe).

E’ possibile votare da oggi fino alla mezzanotte di Lunedi 5 Marzo. Il giorno seguente saranno resi noti i vincitori.

Buon Divertimento! 
SnapOscar 2012 – gli Oscar Toby Dammit
I migliori film proiettati al Salone Snaporaz nel 2011:
Miglior Film: 
-Animal Kingdom
-The Artist
-Carnage
-Il Cigno Nero
-La Donna Che Canta
-Drive
-Melancholia
-This Is England
-Tournèe
-The Tree of Life
Miglior Regia:
-Mathieu Amalric (Tournèe)
-Darren Aronofsky (Il Cigno Nero)
-Michel Hazanavicius (The Artist)
-Terrence Malick (The Tree of Life)
-Nicolas Winding Refn (Drive)
Miglior Film Italiano: 
-Boris – Il Film
-Habemus Papam
-Scialla!
-Terraferma
-L’ Ultimo Terrestre
Miglior Regista Italiano:
-Emanuele Crialese (Terraferma)
-Gianni Di Gregorio (Gianni E Le Donne)
-Andrea Molaioli (Il Gioiellino)
-Nanni Moretti (Habemus Papam)
-Gianni “Gipi” Pacinotti (L’ Ultimo Terrestre)
Miglior Attore:
-Jean Dujardin (The Artist)
-Colin Firth (Il Discorso del Re)
-Ryan Gosling (Drive)
-Michel Piccoli (Habemus Papam)
-Cristoph Waltz (Carnage)
Miglior Attrice:
-Kirsten Dunst (Melancholia)
-Julianne Moore  (I Ragazzi Stanno Bene)
-Carey Mulligan (Drive)
-Natalie Portman (Il Cigno Nero)
-Kate Winslet (Carnage)
Miglior Attore Non Protagonista:
-Christian Bale (The Fighter)
-Stephen Graham (This Is England)
-Viggo Mortensen (A Dangerous Method)
-Geoffrey Rush (Il Discorso del Re)
-Uggie il cane (The Artist)
Miglior Attrice Non Protagonista:
-Berenice Bejo (The Artist)
-Julie Ferrier (L’esplosivo Piano di Bazil)
-Mila Kunis (Il Cigno Nero)
-Mimi Le Meaux (Tournèe)
-Jacki Weaver (Animal Kingdom)
Miglior Sceneggiatura:
-The Artist
-Animal Kingdom
-Carnage
-La Donna Che Canta
-Melancholia
Miglior Fotografia:
-The Artist
-Il Cigno Nero
-Drive
-Tournèe
-The Tree of Life
Miglior Colonna Sonora:
-The Artist
-Drive
-One Day
-This Is England
-When You’re Strange
Miglior Documentario: 
-Pina, di Wim Wenders
-When You’re Strange, di Tom DiCillo
-Questa Storia Qua, di Alessandro Paris e Sibylle Righetti.
-Tahrir Liberation Square, di Stefano Savona
-Isola Delle Rose, di Stefano Bisulli e Roberto Naccari
Miglior Film D’Animazione: 
-Arrietty – Il Mondo Segreto Sotto il Pavimento
-Le Avventure di Sammy
-Happy Feet 2
PREMI SPECIALI MIGLIORI SCENE (Le scene sono visibili nei link tra parentesi)
Miglior Scena Romantica/D’Amore:
-I Ragazzi Stanno Bene, Julianne Moore e Annette Bening  (http://www.youtube.com/watch?v=NooZclTKDAs)
-This Is England, Thomas Turgoose e Rosamund Hanson   (http://www.youtube.com/watch?v=ep0G6F8UNxk)
-The Artist, Berenice Bejo e Jean Dujardin  (http://www.youtube.com/watch?v=SmPt9il-Tdo)
-Il Cigno Nero, Mila Kunis e Natalie Portman   (http://www.youtube.com/watch?v=0y6MiyPa7fA)
-Drive, Ryan Gosling e Carey Mulligan     (http://www.youtube.com/watch?v=-_wlyIHRJT4)
Miglior Monologo:
-Il Discorso del Re, Colin Firth         (http://www.youtube.com/watch?v=j6ULEIZHB3A&feature=related)
-This Is England, Stephen Graham     (http://www.youtube.com/watch?v=NQ4yIDYz7Es)
-The Tree of Life, Brad Pitt         (http://www.youtube.com/watch?v=ItMDNIZDvX0&feature=relmfu)
-Drive, Ryan Gosling        (http://www.youtube.com/watch?v=gG8dp6UsluE)
-The Fighter, Christian Bale        (http://www.youtube.com/watch?v=VKDqHnJ6t_Q)
Miglior Scena Comica:
-Nessuno Mi Può Giudicare “Lezioni di escort”        (http://www.youtube.com/watch?v=akCuRMvMuJI)
-Qualunquemente “Lo scontrino fiscale”           (http://www.youtube.com/watch?v=yvX_kImQNJ0)
-Boris – Il Film “Natale al Polo Nord”         (http://www.youtube.com/watch?v=iF0iMLTrPxQ)
-Boris – Il Film “Piano sequenza con Gianfranco Fini”          (http://www.youtube.com/watch?v=rfVN6JpUOjA)
-Scialla! “L’ira di Achille”          (http://www.youtube.com/watch?v=beB5oNgMB4o)
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Film di calendario:
L’ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL
TAMARA DREWE
IN UN MONDO MIGLIORE
QUALUNQUEMENTE
ANOTHER YEAR
GIANNI E LE DONNE
IL DISCORSO DEL RE
IL GIOIELLINO
NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE
I RAGAZZI STANNO BENE
BORIS – IL FILM
HABEMUS PAPAM
L’ALTRA VERITA’
LIMITLESS
UN PERFETTO GENTILUOMO
TERRAFERMA
L’ULTIMO TERRESTRE
LA PELLE CHE ABITO
A DANGEROUS METHOD
BAR SPORT
MELANCHOLIA
QUANDO LA NOTTE
LA KRYPTONITE NELLA BORSA
ONE DAY
PINA
IL GIORNO IN PIU
SCIALLA!
MIRACOLO A LE HAVRE
THE ARTIST
ARRIETY
HAPPY FEET 2
Film di rassegna:
ANIMAL KINGDOM
TOURNEE’
SORELLE MAI
IL CIGNO NERO
LADRI DI CADAVERI
LA DONNA CHE CANTA
IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA
THE TREE OF LIFE
THE FIGHTER
WHEN YOU’RE STRANGE
WE WANT SEX
THIS IS ENGLAND
QUESTA STORIA QUA
CARNAGE
TAHRIR LIBERATION SQUARE
DRIVE
ISOLA DELLE ROSE