TOBY DAMMIT CONSIGLIA: CONTROL di Anton Corbijn.

Control è un film biografico del 2007 diretto da Anton Corbijn. Il film è stato completato il 17 maggio 2007, dopo un periodo di lavorazione durato due mesi.

Il film racconta la vita del leader dei Joy Division, Ian Curtis (1956-1980), interpretato dall’attore Sam Riley, mentre la moglie di Curtis, Deborah Woodruff, è interpretata dall’attrice Samantha Morton. Parte della sceneggiatura è stata liberamente tratta dal romanzo autobiografico di Deborah Woodruff Curtis, Touching From a Distance.

In Inghilterra, nella metà anni ’70, i giovani cercavano la propria identità ascoltando i vinili dei loro miti (Buzzcocks, Sex Pistols, David Bowie). Si vestivano come loro, ne emulavano le movenze e si truccavano davanti allo specchio delle loro camerette tappezzate di poster sognando le luci del palcoscenico. Qualcuno ce la fece. A Macclesfield, a pochi chilometri da Manchester, un Ian Curtis appena ventenne si unì ad altri tre ragazzacci – Peter Hook, Bernard Sumner, Stephen Morris – per formare i Joy Division, band di culto che segnò l’inizio della scena post-punk.

Il fotografo e videomaker Anton Corbijn fa il suo esordio in lungo raccontando la storia di Ian Curtis, morto suicida a soli 23 anni. Il titolo fa riferimento alla canzone dedicata alla vita spezzata di una conoscente del leader dei Joy Division (“She’s Lost Control”) ma sembra anche descrivere quell’impossibilità di controllare il proprio corpo scosso dalle crisi epilettiche che fecero cadere il musicista in depressione. O, ancora, la mancanza di controllo nella vita affettiva, divisa tra la moglie sposata troppo giovane e l’amante conosciuta nel backstage.

Liberamente tratto dal romanzo autobiografico di Deborah Curtis, “Touching From a Distance”, il film di Corbijn non si adagia sulla figura del mito, non ne maschera il vissuto con false apparenze ma ne racconta i limiti e i drammi senza patetismi. Persino di fronte alla sua morte (preannunciata, nei modi, da una semplice inquadratura) preferisce la discrezione dello stacco della macchina da presa mostrando una sensibilità che troppo spesso manca al cinema.

Girato a colori e in seguito trasferito in B/N per mantenere intatto lo spirito e il mood della band (ma va detto che il regista è noto per le sue foto in bianco e nero), Control riesuma un’epoca di grande fermento musicale utilizzando tutto sommato poche canzoni. Se da una parte ci sono i contributi degli stessi Joy Division e delle band in voga in quel periodo, dall’altra ci sono i silenzi e i lievi scricchiolii degli interni inglesi per definire le due anime di Curtis. Il cantante che si dimenava sul palco sotto gli occhi ammirati dei fan, e il ragazzo privato, confuso e straziato dall’improvviso successo.

L’attore inglese Sam Riley offre una delle migliori reincarnazioni di una celebrità riportata in vita al cinema. Il carisma e il tormento del cantante rivivono sul suo volto e nei suoi gesti, resi ancor più reali da un utilizzo della macchina da presa che senza nessun tipo di artificio ci consegna Ian Curtis, nudo e puro.

Oltre alla carriera artistica, il film tratta anche della vita extra-matrimoniale e sentimentale, così come dell’epilessia di cui Curtis soffriva in modo grave, suggerendo che anche questa abbia contribuito al suo suicidio, avvenuto alla vigilia del primo tour negli Stati Uniti della sua band.

Il film è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes il 17 maggio 2007, riscuotendo grande successo di pubblico e di critica, vincendo il “Premio dell’arte & di Essai di CICAE” di Regards Jeunes, il premio come miglior film europeo e come miglior film del Sidebar.

Anton Corbijn, il regista del film, è un fan dei Joy Division, e ha diretto il video musicale dei New Order di “Atmosphere” nel 1988, continuando da allora a girare video musicali, anche per i Nirvana, U2 e Depeche Mode. Per lanciare il film, Corbijn ha speso metà dei 4,5 milioni di dollari di tasca propria. Tra i finanziatori del film si nota la presenza di Martin Gore, membro proprio dei Depeche Mode. Il film è stato girato in bianco e nero per “riflettere l’atmosfera di tensione presente nei Joy Division” a detta di Todd Eckert e di Orian Williams, i produttori.

Le altre canzoni dei Joy Division, presenti nel film, sono cantate e suonate dagli attori che interpretano la band, ad eccezione di “Love will tear us apart” e “Atmosphere”, presenti nelle versioni originali incise dai Joy Division. Le canzoni di artisti anni settanta come David Bowie e dei Sex Pistols sono riprese da registrazioni dell’epoca. I New Order hanno prodotto alcune canzoni per la colonna sonora.
[fonti: postato da TheJoiDivision su youtube]

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Toby Dammit consiglia: NIRVANA di Gabriele Salvatores

Il meglio del cinema su YouTube, interi film visibili con un click, scelti e consigliati dalla redazione di Toby Dammit.

Oggi vi proponiamo Nirvana, film del 1997 prodotto e diretto da Gabriele Salvatores.
Coproduzione italo-francese con un cast internazionale, è un film di fantascienza con una trama cyberpunk che utilizza in modo massiccio effetti speciali generati al computer.
Malgrado le critiche non sempre positive, è stata la pellicola di maggiore successo commerciale del regista e probabilmente il film italiano di fantascienza che ha realizzato i maggiori incassi.

“Agglomerato del Nord” (un tentacolare scenario urbano), in un futuro non troppo lontano. A pochi giorni dall’uscita sul mercato di un nuovo videogioco chiamato Nirvana, l’unica copia in possesso di Jimi Dini, il programmatore del gioco, viene infettata da un virus. L’infezione ha un’unica singolare conseguenza: fa prendere coscienza della propria esistenza al personaggio principale del gioco, Solo.
L’uomo si mette in contatto con Jimi e chiede di rivelargli chi è in realtà. Il programmatore si vede quindi costretto a svelare la natura del povero Solo, che alla fine chiede soltanto di essere cancellato prima di venire copiato e venduto in tutto il mondo.

Il film è stato girato quasi interamente nel quartiere Portello di Milano, nei vecchi stabilimenti dell’Alfa Romeo, trasformati per l’occasione in un gigantesco set cinematografico. Le riprese iniziarono nell’aprile 1996 e si conclusero il 7 luglio 1996.
Il film conta l’appararizione in piccoli cameo di numerosi attori italiani. Si riconoscono tra gli altri Silvio Orlando, Paolo Rossi, Bebo Storti e Valerio Staffelli. La Dea Kali, adamitica icona pubblicitaria del videogioco creato da Jimi Dini e dello stesso film, è interpretata da una irriconoscibile Luisa Corna. [fonte wikipedia]

Buon cinema a tutti!


Toby Dammit consiglia: BRAZIL di TERRY GILLIAM!

Dopo i primi post sul nostro Facebook (l’ultimo post risale al 5 febbraio) sbarca anche qui Toby Dammit Consiglia!

Lo so che non aspettavate altro, così ora non solo vi verranno consigliati film fichissimi da vedere/rivedere, ma potrete direttamente vederli subito e GRATIS grazie al link che vi forniamo.

Oggi dopo 8 ore di lavoro, per stasera il programma che vi consiglio è: pigiama, schifezze varie da mangiare e un ottimo film diretto da Terry Gilliam, ovvero BRAZIL!

Il film è ambientato in un futuro in cui la burocrazia ha preso il sopravvento in ogni attività dell’uomo e, combinata al cinismo spietato dei potenti, uccide i pochi che ancora riescano a sognare.
Originariamente Gilliam voleva intitolare il film 1984 & 1/2 omaggiando sia George Orwell che Federico Fellini. Altri titoli presi in considerazione dal regista furono The Ministry of Torture, How I Learned to Live with the System – So Far (evidente riferimento a Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba del 1964 di Stanley Kubrick) e So That’s Why the Bourgeoisie Sucks.
Il titolo finale viene dal motivetto Aquarela do Brasil (1939) di Ary Barroso, ricorrente nel film a livello diegetico (è trasmesso da un’emittente radio, fischiettato e canticchiato più volte dai personaggi), e base da cui il compositore Michael Kamen ha ricavato, con ingegnose variazioni, quasi tutti i brani della colonna sonora. Il pezzo fu scelto da Gilliam per la tragicomica dissonanza che si crea tra il suo tono dolce e nostalgico e le atmosfere cupe e stranianti del film; l’idea la partorì un giorno trovandosi in una spiaggia di Port Talbot, Galles, come lo stesso Gilliam ha dichiarato:
« Port Talbot è una città d’acciaio, con una grigia polvere di metallo ovunque. Perfino la spiaggia ne è completamente ricoperta ed è nera. Il sole era al tramonto, era piuttosto bello. Il contrasto era straordinario. Mi balzò in mente l’immagine di un tipo seduto su questa spiaggia squallida con una radio portatile, che trasmetteva strane canzoni di evasione sudamericane, come Brazil. In qualche modo la musica lo trasportava e rendeva il mondo attorno a lui meno grigio. »
Lo scrittore di fantascienza Harlan Ellison definì Brazil «il miglior film di fantascienza mai realizzato»

Buon cinema a tutti!

Ciao Tonino!

L’anno scorso da Hollywood, che ancora poco incline a scordarsi di uno sceneggiatore così prolifico e visionario, gli ha tributato il prestigioso Jean Renoir Award for Screenwriting Achievement, il premio della Writers Guild of America, l’associazione degli autori audiovisivi, le nomination per gli oscar sono arrivate per grandi capolavori come Blow Up di Antonioni e Amarconrd di Fellini.
Non penso che ci siano bisogno di parole per raccontare Tonino Guerra, scrittore, sceneggiatore e poeta di Santarcangelo, deportato nella guerra, poeta esordiente con Carlo Bo e amico e sceneggiatore di Fellini, per noi del Toby Dammit ci piace ricordarlo in primis per i suoi film, capolavori di una cinematografia che rimpiangiamo e che ci fa onore in tutto il mondo. Tra i suoi titoli come non menzionare Zabriskie Point, L’avventura, Amarcord, Matrimonio all’italiana, Casanova ’70, Blow-Up, I Girasoli e molti altri ancora.

Un uomo che ha fatto molto per la cultura e per promuovere la cultura nella/della sua romagna e che qui in questo contributo video di rai 3 si racconta e racconta l’amore per la sua terra.

Ciao Tonino!

Quasi amici

Devo ammetterlo, non sapevo dell’esistenza di questo film se non fosse per la mia ragazza che ha voluto vederlo, così in uno svogliato Sabato vado al cinema e mi accingo a vedere (senza nessuna informazione a riguardo) Quasi amici. Il film, ispirato alla storia vera di Philippe Pozzo di Borgo tetraplegico dal 1993, ed il suo rapporto con Yasmin Abdel Sellou suo aiuto domestico, parla appunto dell’improbabile amicizia che sorge fra Philippe ricco tetraplegico e Driss, un giovane delinquente di origine senegalese, il quale, per poter usufruire del sussidio, chiede una firma da parte di Philippe su un documento che dimostra che il ragazzo nonostante i suoi sforzi non riesce a trovare lavoro. Ma sarà proprio la sua sfrontataggine a farlo assumere come badante dell’uomo.


Il film è una geniale commedia scritta e diretta da Olivier Nakache e Éric Toledano.

In sole nove settimane dopo la sua uscita in Francia, avvenuta il 2 novembre 2011, è diventato il secondo film di maggior successo francese di tutti i tempi (in numero di spettatori) al botteghino francese, dietro il film del 2008 Giù al nord.

La coppia improbabile si rivela estremamente azzeccata, dimostrandoci, sempre con grande ironia, come non siano le grandi diversità che corrono tra le persone a dividerci.

Il film, oltre a 8 candidature al prestigioso premio Cèsar, ha portato a casa il premio come miglior attore per Omar Sy.

Un film per il quale sono dispiaciuto di non averlo proiettato allo Snaporaz.

Vi lascio come sempre con il trailer del film, buon cinema a tutti!