[Future Film Festival] CHRONICLE: la recensione

Il primo film di Josh Trank arriva fuori concorso in anteprima nazionale proprio al festival delle arti cinematografiche moderne, in quanto girato completamente con camera a mano in stile mockumentary e si pone come una cronaca definitiva di teen drama con ragazzi travolti dai superpoteri.

Tre ragazzi durante un party si allontanano dalla festa e si imbucano in una strana grotta dove entrano in contatto con uno strano elemento. Il giorno dopo si rendono conto di essere in possesso di poteri telecinetici: spostare oggetti col pensiero, piegare forchette, fare scudi invisibili e non solo. I ragazzi, che fino al giorno della festa non si frequentavano, iniziano a stare sempre insieme e documentare segretamente i propri poteri, spesso in maniere ironiche, attraverso le riprese del looser di turno, il più giovane dei tre deriso da mezzo liceo e in forte conflitto con il padre alcolizzato. Questi problemi lo porteranno ad un uso sconsiderato delle proprie capacità mentali e ad un risvolto più cupo del previsto.

I tre dai superpoteri ma non supereroi ricordano i geek privi di poteri di Kick Ass e Super ma si possono accostare agli inglesi di Misfits, la serie tv dei 5 ragazzi emarginati che ricevono strani poteri soprannaturali ma li usano in maniera maldestra e solo per i propri scopi. Ma restano gli unici punti in comune perchè la serie della periferia londinese fa del politically scorrect e delle immoralità della società odierna le armi principali, oltre a personaggi veramente riusciti. Sebbene non sia giusto accostare una serie ad un film, il teen drama americano girato a Boston vira su toni cupi e chiusi del protagonista e uno sfondo senza contrasti.

Il soggetto è abbastanza interessante, anche se già stravisto, sia perchè per la prima volta viene affrontato in stile documentaristico sia per l’ironia che evolve in toni dark. In verità ad un certo punto il film continua sempre sulle sue orme e non si evolve, l’idea iniziale non cambia e si regge tutto sul fatto di come utilizzare i poteri, sui ragazzi che vogliono fare Superman e pian piano quando si capisce che non succederà niente di particolare vanno a scemare le motivazioni per continuare a vederlo. Si va avanti con le bravate e i filmati compiaciuti dei 3 e si assiste ad una lenta autodistruzione del più debole. Un po’ poco a livello di idee e sceneggiatura (Scritta da Max Landis, figlio di John) che quindi si limita ad immaginare cosa potrebbe succedere in maniera realistica se dei ragazzi comuni possedessero poteri più grossi di loro. Il film stanca parecchio nella seconda metà e il finale (assieme all’introduzione la parte migliore del film) arriva con un sospiro di sollievo. È comunque apprezzabile il taglio indie (nonostante i 15 milioni di bidget, tutti di effetti speciali) che lo fa sembrare più prodotto british piuttosto che il classico blockbuster americano, con il quale ha in comune però una certa mancanza di idee.

Lorenzo Scappini.

Trailer – WikipediaIMDb

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ITALY – LOVE IT OR LEAVE IT: recensione e foto della serata con Luca Ragazzi

Gustav, altoatesino di madrelingua tedesca, vorrebbe trasferirsi per sfruttare possibilità all’estero, specie nella amata Berlino, piuttosto che restare in un paese governato da politici corrotti, lavori sottopagati e con mancanza di meritocrazia. Ma Luca, romano doc, non vuole cedere alle esternazioni del compagno e cerca di convincerlo che c’è del bello e del buono anche nel nostro paese, anche se va cercato. Così i due ragazzi decidono di darsi un tempo limite per decidere se rimanere o partire (love it or leave it appunto!) ed iniziano a girare per lo stivale in lungo e in largo a bordo di una vecchia 500.

Un tema, quello del disagio nazionale, dell’ottusità e della chiusezza popolare italiana, già sentito e raccontato migliaia di volte. Ma qui arriva la novità che porta in scena la coppia di ragazzi: il racconto attraverso una chiave di lettura semplice ed efficace – “Restare in Italia o trasferirsi all’estero“?. Le ragioni dei due non sono evidenti, sicuramente lavorative o per il fatto di non voler vivere in un paese omofobico descritto benissimo nel precedente Improvvisamente L’Inverno Scorso, ma poco importa perchè è una domanda già talmente complessa in se che lo spettatore inizia già ad interessarsi. Il più grande complimento è l’allacciamento della parte d’inchiesta con le vicessitudini personali e anche un po’ intime dei due ragazzi che ci immedesimano al 100% nel loro percorso, rendendo bene l’empatia in qualche momento quasi di fiction, anche grazie all’ironia con cui giocano e raccontano evitando di rendere il lavoro troppo serio ma neanche lasciandolo troppo superficiale. Cosa non da poco visto i prodotti italiani noiosi e privi di una componente personale o di allaccio alla cronaca che possa interessare lo spettatore.

In continuo tour dallo scorso settembre, selezionato in decine e decine di festival, ospite di scuole, associazioni e cineclub come Toby Dammit, il piccolo grande docu-trip di Luca Ragazzi e Gustav Hofer sta facendo pian piano il giro d’Italia e persino d’Europa.

Come ha affermato il regista romano Luca Ragazzi, presente alla proiezione della rassegna RUMORE IN SALAfai un patto col cinema al Cinema Snaporaz per presentare e parlare del suo lavoro, il film sta avendo lunga vita grazie alla scommessa di una distribuzione/tour nella personalissima e capillare sponsorizzazione (major a casa) che ha toccato finora tutte le maggiori città ed in continuo movimento. Pensiamo per esempio ad una normale uscita in sala dove ci sarebbe stata una scarsa pubblicità e una piccola distribuzione, il film sarebbe passato quasi inosservato e sarebbe andato nelle mani dei distributori per farne poi ciò che volevano. Invece i documentaristi ne detengono tutti i diritti e stanno vincendo la scommessa.

Luca ha parlato della genesi del documentario avvenuta dopo l’inaspettato successo del loro primo lavoro Improvvisamente L’Inverno Scorso distribuito nel 2008 ma incentrato sul periodo dell’inverno prima appunto, durante il periodo di discussioni sulle coppie dello stesso sesso nato con la proposta dei DiCo. Il nuovo documentario è nato con la stessa idea, cioè continuare a mostrare situazioni legate alla loro vita. Così scrivono un soggetto di Italy e lo inviano per il bando di concorso di Documentary Campus che prevede il finanziamento di 15 opere in tutta Europa. Dopo un pitch convincente i due ragazzi ottengono il lasciapassare previsto per un’opera italiana e nel Gennaio 2011 iniziano le riprese che durano fino a Giugno. Tutt’ora è l’unico documentario finanziato da Documentary Campus di quell’anno che è stato girato, montato e distribuito. Questo dimostra quanto si siano applicati e abbiano preso sul serio il nuovo ruolo di documentaristi dopo il successo del primo lavoro. Dei due Luca, protagonista involontario del primo documentario, è ora lo spirito guida, il filosofo benpensante, mentre Gustav sempre calcoli alla mano è il “pilota”, il motore dell’operazione che ci porta nei luoghi disastrati consapevole di ciò che troverà. Quasi a ruoli invertiti ora Luca vuole mostrare a tutti costi a Gustav che l’Italia non è quella che ci viene mostrata da tv, pubblicità e giornali.

Luca, seguito da Gustav, ci fa vedere che c’è un’Italia migliore anche che non si vede, anzi, non ci viene mostrata dal nostro sistema governato dai palinsesti scosciati e volgari. Una semplice frase riassume questo argomento e ci vorrebbe far pensare in modo diverso: “Fa più rumore un albero che cade piuttosto di una foresta che cresce“. Poche parole per descrivere (già meglio che in tutto il doc Videocracy) l’intento della tv (spazzatura) italiana. L’esercizio del duo è un sano e raro cinema intelligente mirato alla visione del miglior popolo, quello che vuole crescere e cambiare, oltre che grande orgoglio nazionale vedendo tutte quelle targhette sul poster raffiguranti i maggiori festival mondiali, proprio come il precedente Improvvisamente L’Inverno Scorso, menzione speciale alla Berlinale e vincitore del Nastro D’argento 2008.

Il saggio Camilleri insegnia proprio che scappando si lascia un vuoto, colmato dalla cosa per cui sei andato via. Per cui non solo la dai vinta ma contribuisci al fallimento generale. Anche un contadino siciliano, dopo aver rifiutato di lavorare con la mafia ed essere stato minacciato e assillato dagli stessi, invita a non andarsene. Un po’ perchè non abituato a questa concezione di vita per la quale bisogna cambiare paese, un po’ per dignità verso una terra che vuole difendere.

Lorenzo Scappini  –

Altre foto sulla pagina facebook di Salone Snaporaz

COLOUR FROM THE DARK: recensione del film in anteprima con Ivan Zuccon

Una piccola realtà di cinema di genere è ancora viva in Italia grazie al regista e sceneggiatore Ivan Zuccon e alla neonata Distribuzione Indipendente che porterà al cinema il penultimo lavoro del regista Colour From the Dark, uscito negli USA nel 2008 e rimasto inedito in Italia fino al prossimo 9 Marzo. Verranno distribuite addirittura quasi 200 copie, di cui 60 in Italia. Per il futuro Zuccon sta lavorando al montaggio del nuovo film, già completato e figurante sempre la protagonista Debbie Rochon, ma dall’uscita ancora incerta.

La storia, tratta da un racconto di Lovecraft, è ambientata in Italia durante la seconda Guerra Mondiale e narra di una famiglia di contadini che contraggono uno ad uno strani sintomi dopo aver bevuto l’acqua del proprio pozzo. La madre, una favolosa Debbie Rochon, inizia a dare sintomi di demoniaca schizofrenia, cercando di uccidere i componenti della famiglia. Ma il peggio lo da quando viene rinchiusa in una stanza buia e a turno la visitano la sorella mai cresciuta che gioca ancora con le bambole di pezza, il marito devoto e un’ esorcista. Ma la situazione è più cupa e malvagia del previsto.

Il film è stato presentato in anteprima al nostro Cinema Snaporaz giovedi 23 Febbraio dallo stesso regista Ivan Zuccon, coadiuvato dai critici Marco Morosini e Manuel Cavenaghi, autore del dizionario dell’horror italiano CRIPTE E INCUBI (disponibile sul sito http://bloodbuster.com) che annovera centinaia di recensioni tra cui opere di Mario Bava, Lamberto Lenzi, Pupi Avati, Dario Argento fino al giovane Zuccon e via dicendo. 

Ivan ha parlato al pubblico delle difficoltà di produzione in Italia e della ristretta cerchia di film prodotti dallo stato, lasciando le briciole ai giovani volenterosi. Perciò, avendo avuto anche brutte esperienze, Ivan produce ormai con le sole proprie forze i suoi lavori garantendosi il pieno controllo del film e dei diritti. Colour From The Dark per la cronaca è stato girato con un budget miserissimo di 150.000€. Di conseguenza Ivan lavora ormai solo con attori stranieri, americani soprattutto, più dediti al lavoro ed abituati alla meticolosità del vero set. Ciò permette anche una duttilità linguistica più propensa al mercato estero. Pochi sanno però che Ivan è il montatore di uno dei più prolifici autori italiani, ovvero Pupi Avati. Difficilmente dai suoi film trae un vero guadagno e a volta è difficile che gli stessi soldi gli tornino indietro, e se riesce è solo grazie al mercato estero, americano e tedesco soprattutto. Praticamente fare film oggi è diventato un hobby.

Lorenzo Scappini –

L’Associazione Toby Dammit con Manuel Cavenaghi (terzo in piedi da sinistra), Marco Morosini (secondo accovacciato da sinistra) e Ivan Zuccon (quarto in piedi)