Ridi e il mondo riderà con te. Piangi e sarai solo. Tutto tutto niente niente

Melo: Papà, è meglio “Amore all’alba” o “Amore al tramonto”?

Cetto: E’ più sincero “Amore a pagamento”

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Il film di Albanese è un fottuto capolavoro. Ma non del cinema comico, di sicuro con Checco Zalone o Mandelli&Biggio si ride e riderà di più. Io qua ho passato più tempo con lo stomaco contratto, abbastanza angosciato dal vedere cosa sta capitando a un paio di sliding doors di distanza, in una realtà molto vicina alla nostra.

E’ l’Italia di dopo domani. Paolo Villaggio è un Beppe Grillo muto (?) nostro prossimo presidente della repubblica, Fabrizio Bentivoglio è Mario Monti sciamano (??) nostro prossimo presidente del consiglio e i tre personaggi di Albanese, Cetto-Frengo-Rodolfo, sono la gggente come noi in parlamento, si fanno i cazzi loro e votano a comando.

Forse Tutto tutto niente niente è un capolavoro di un nuovo genere, il documentario horror ambientato nel futuro prossimo. O anche la commedia nera super kitsch. Oppure l’incubo di un professore di scienze politiche.

Quasi tutti gli elementi cinematografici sono sfruttati, spesso all’eccesso, a partire dalla recitazione: logico che quando è in scena Albanese lo spettacolo è purissimo, ogni gesto è definito e funzionale ai personaggi, tutto assurdo e sopra le righe ma drammaticamente legato al reale, al possibile e all’attualità. I gesti, i tic e l’azione comica non risultano immediatamente divertenti ma diventano memorabili perché sotto l’apparente parodia c’è un agghiacciante studio di alcuni di noi. E’ forse una cifra stilistica che sfruttano alla grande anche I soliti idioti (Non temo I soliti idioti in voi, ma I soliti idioti in noi – cit.), forse con risultati comici più immediati ed efficaci. Ma le maschere dei soliti idioti reggeranno nel tempo? Io temo che tra dieci anni le maschere di Albanese saranno ancora attuali, e questa comicità ancora sul pezzo. Purtroppo.

Tutti sul set non si sono lasciati scappare l’occasione di ubriacarsi e di fare le cose più assurde. Notevole Bentivoglio con il ciuffo alla Cameron Diaz di Tutti pazzi per Mary che biascica e gesticola come fa un grande attore senza spocchia ma anche il costumista Roberto Chiocchi e lo scenografo Marco Belluzzi si sono sbizzarriti: qui abbiamo un parlamento come una curva allo stadio, una sala d’aspetto del vaticano che pare quella di qualche talent-scout e tante altre chicche. Ottimo lavoro di chi aveva il difficile compito di render visibile la fantasia di Cetto “che propone di costruire un ponte di pilu con una corsia riservata a peluche” .

Non era certo un compito facile. La regia difatti non osa più di tanto, forse Manfredonia era troppo impegnato a suggerire un “cala cala” ad ogni scena. Per il resto filma tutto con semplicità e non ricordo inquadrature ardite o incursioni nel cinema di genere come invece in Qualunquemente, vedi la scena “western” della ricevuta fiscale. E questo è un peccato, date le premesse.

La trama funziona, ha un incipit deflagrante e un finale che sembra scritto stamattina invece che  un anno e mezzo fa, alcune gag sono più becere di altre ma in questo calderone dell’assurdo, le migliori battute sono quelle ciniche, cattive, disilluse e offensive:

Non vado mai all’estero, mi piace cagare a casa

Ecco, una frase così può farti ridere ma anche farti piangere. Quanta ignoranza ostentata con fiera volgarità.

Bravo Antonio, sei un genio e sono con te, ma che paura di spavento, altroché ridere. E al cinema ho visto le stesse reazioni: sorrisi e risa sguaiate durante la proiezione ma poi uscivan dalla sala muti, con lo sguardo basso, impauriti….ehehe altroché ridere. Bravo Antonio, anzi ti dico grazie, Antonio, ma io sono un cinicone, e poi speriamo che ti sbagli.

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TO ROME WITH LOVE: la recensione

Dopo Parigi, Barcellona e Londra, Woody Allen approda senza sosta nella nostra capitale per girare la sua visione di commedia d’amore a Roma che vede 4 storie differenti muoversi tra problemi e ossessioni senza però mai incrociarsi (rievocando lontanamente il Decameron, anche nel titolo provvisorio di lavorazione Bop Decameron), una commedia corale costituita da scene divertenti, comiche e satiriche, che però nell’insieme fanno fatica a sorreggersi l’un l’altra per la mancanza di un collegamento tra loro o perlomeno di un elemento in comune, oltre ad una banale Roma da cartolina.

Ci sono le due storie giovanili, quella dello studente americano di architettura in vacanza a Roma con la fidanzata che incontra il suo alter ego adulto e maturo invitandolo a non fare le scelte sbagliate quando arriva in città la bella e provocante amica della fidanzata; poi la storia di una giovane coppia di sposi timidini che si trasferisce a Roma per iniziare una nuova vita (stessa identica storie di Lo Sceicco Bianco di Fellini), ma costretti fare i conti con le provocazioni di una prostituta (per lui) e di un famoso attore (per lei). Poi ci sono le due storie (non tanto) più mature di un Woody Allen padre nevrotico in vacanza romana che vuole costruire una carriera al futuro suocero della figlia per merito della sua voce da tenore che viene fuori quando canta sotto la doccia e la storia di Benigni che dalla notte al giorno si ritrova assediato da fotografi e giornalisti, sempre al centro dell’attenzione mediatica, voluto da tutti, pieno di donne, ma reso famoso senza motivo.

Quattro storie alla Woody Allen, specie quella del suo ruolo, che fa di tutto per portare a teatro un’inconscio talento vocale esprimibile solo sotto la doccia, così, senza pensarci due volte, porta a teatro I Pagliacci di Pavarotti con il tenore che canta ed interagisce per tutta l’opera dalla sua doccia di vetro al centro del palco. Non è difficile immaginarsi Allen che a sua volta in una noiosa serata a teatro immagina questa scena avvenire per davvero. Altrettando alleniana la storia di Jesse Eisenberg che è costretto a fare i conti con un suo alter ego maturo (interpretato dal sempre bravo Alec Baldwin) che lo aiuta a non cedere alle tentazioni sessuali della Juno Ellen Page, quando ha di fianco a se la donna della sua vita (Greta Gerwig) non sensuale e provocante come la nuova arrivata ma l’unica a poterlo capire e in piena sintonia. E mentre questo turbinio di attori hollywoodiani recitano mal doppiati in quel di Roma, noi siamo costretti a vedere l’abisso con i nostri attori, impacciati e privi di vèrve, specie la coppia Alessandro TiberiAlessandra Mastronardi, sposini timidi che fanno esperienze con una splendida e spassosa Penelope Cruz (un piacere sentirla recitare in italiano) e un buon Antonio Albanese. Per fortuna a risollevare il reparto italiano è Benigni nella sua parte di persona normale portata al successo dai media senza apparente motivo. La sua storia lascia parecchie scene divertenti ma è la più interrogativa nella sceneggiatura dove non si sa vadi bene a parare.

Se il film non fosse stato di Woody Allen non avrebbe richiamato così attenzione, ma non avrebbe neanche avuto certe scene e trovate, ne le sue solite parlate nevrotiche e compulsive su ossessioni e paure, abitudini e credenze, non solo attraverso il suo personaggio, ma attraverso qualunque, sembra sempre di vederlo parlare e questo è sempre il bello dei suoi lavori, poterlo sempre riconoscere. Il film ha scalzato i colossi navali dalle prime posizioni del box office italiano Battleship e Titanic 3D. Per ora siamo gli unici come paese ad aver visto il film di Woody, in America uscirà a Giugno, e l’occasione di avere un suo film girato a Roma faceva impazzire all’idea, ma non riuscitissima nel complesso finale. Strappa sorrisi e trovate geniali che però lasciano il tempo che trovano forse perchè fini a se stesse, raccontate frettolosamente, come le fugaci storie, mai ben definite, come se Woody dovesse finire in fretta il film per iniziarne uno nuovo, e ancora e ancora senza mai fermarsi. Qualche caratteristica così ce l’avevano anche Midnight in Paris (che lasciava comunque un senso di completezza a differenza dell’episodio romano) e Vicky Cristina Barcelona.

Lorenzo Scappini.

Frase: “Tesoro non mi psicanalizzare! Molti hanno tentato e tutti hanno fallito!” (Woody Allen)
Scena Clou: L’esibizione del tenore sotto la doccia
Voto: 6 –

Trailer – MyMovies – Intervista a Woody Allen e Roberto Benigni