Riflessioni sul cinema del 2012. I 10 migliori film dell’anno:

Vediamo cosa viene fuori da un’anno in cui gli Oscar hanno eletto The Artist (uscito però nel 2011), Venezia ha detto Pietà, Cannes ha scelto Amour e a Berlino hanno trionfato i nostri Taviani con Cesare Deve Morire. Tanti i film belli di questo anno, che hanno ampliato la ricerca della bellezza nell’ambito cinematografico, molti hanno detto molto, più di quanto si sperava, molti hanno raccontato grandi storie, altri non ci sono riusciti, ma nessuno di questi ha fatto letteralmente impazzire. Dopo la top 10 lo spiegherò meglio…

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  1. SISTER di Ursula Meier – Lo stabilirò col tempo se è stato davvero il miglior film del 2012, ma di certo è quello che mi ha spiazzato e sorpreso di più.
  2. THE HELP di Tate Taylor – Sicuramente è stato il più emozionante, sia per la trama sulle nere perseguitate in Mississipi negli anni 60 sia per le attrici che le hanno interpretate, bianche spietate comprese.
  3. IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg – Un capolavoro di sceneggiatura e recitazione, un’esplosione di contrasti per il protagonista martoriato da un’ingiusta sentenza, la reazione di un uomo per bene e del figlio che lo ammira.
  4. ARGO di Ben Affleck – L’America che non ti aspetti prima tira fuori un attore belloccio come tanti, poi lo trasforma in perfetto raccontastorie, ovvero regista: dopo il buon The Town ora si consacra tra i migliori registi emergenti con questo film di spionaggio internazionale, molto patriottico ma mai perbenista e scontato. Lascia con il fiato sospeso fino alla fine.
  5. PARADISO AMARO di Alexander Payne – le sceneggiature sulle complicazioni dei rapporti umani nella loro semplicità e schiettezza, permettono di raggiungere la maturità di Payne, che riesce ad incantare grazie alle Hawaii mai così agrodolci.
  6. ARRUGAS di Ignacio Ferreras – Una vera chicca scoperta al Future Film Festival e vincitore di 2 premi Goya in Spagna. Una delizia di racconto animato tratto dal fumetto di Paco Roca sul mondo degli anziani, della malattia, della casa di cura, narrato con eleganza, ironia e grande tatto, come meriterebbero gli stessi anziani in cura.
  7. MILLENNIUM: UOMINI CHE ODIANO LE DONNE di David Fincher – Per me David Fincher è come una Walter PPK per James Bond, non sbaglia un colpo. Ogni anno che fa un film per me entra sempre e tranquillamente nella rispettiva top10. Ha riadattato e fatto sua una storia già forte e recentemente già portata sullo schermo, per cui la caduta poteva essere facile, ma grazie alla sua classe innata e alla sua vena dark/noir, trae un racconto più viscerale e duro dell’originale, risultando più interessante e quindi riuscito dell’originale svedese.
  8. E’ STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì – L’unico italiano in top10 e di gran lunga il migliore film italiano dell’anno! Ciprì finalmente ridà dignità creativa e stilistica nonchè narrativa ad un cinema sepolto ed abbandonato ad altri. Una Sicilia divertentissima e una Mafia nascosta dietro le mura domestiche.
  9. L’ARTE DI VINCERE di Bennett Miller – L’arte di vincere facilmente quando Aaron Sorkin ti propone una sceneggiatura così. Dopo The Social Network dà struttura e dialoghi anche a questo racconto tipicamente americano ma insolito, raccontando come la legge dei numeri e delle statistiche irromperà nelle regole del baseball odierno e di come un padre sia il miglior perdente della storia. Ha provato a scalfirlo recentemente Di Nuovo In Gioco con Clint Eastwood puntando sul baseball old style ma non riuscendo a raggiungere i livelli del film di Miller.
  10. KILLER JOE + COGAN. KILLING THEM SOFTLY di William Friedkin e Andrew Dominik – Ovvero il BUSINESS LARGER THAN LIFE trattato tanto quest’anno. La dettagliatezza, talvolta meticolosa, dei due killer professionisti (e professionali) ha colpito come pochi e ci siamo appassionati alle loro gesta, ai luoghi suburbani desolanti e alle cosce di pollo fritte.

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E’ stato difficile eguagliare e far scordare il migliore dell’anno scorso, Drive, ed infatti nessun film per me è riuscito ad arrivare alla vetta assoluta, niente da 10 e lode come negli ultimi anni, oltre al capolavoro di Refn, erano stati The Social Network (2010) e Gran Torino (2009), sentendomi quindi carente di un punto di riferimento e sempre con questo metodo di giudizio confrontando la top10 di questo anno e degli altri anni mi viene male: Bastardi Senza Gloria, Up e Moon (tutti del 2009) o Inception, Il Profeta e The Road (tutti del 2010) tanto per dirne alcuni e i migliori dell’anno scorso come Il Grinta, Il Cigno Nero, Habemus Papam, Una Separazione, Source Code, Tournèe e Machete .

Comunque, proseguendo, se dalla Top10 mancano film come Amour, Cesare Deve Morire, Shame e Moonrise Kingdom è perchè ancora purtroppo non ho potuto vederli e oltre alla decina dei film scelti non vanno scordati gli ottimi Lo Hobbit, Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, Ruby Sparks, Hugo Cabret, Quasi Amici, Young Adult, Another Earth, The Avengers, The Lady e Prometheus. Da un lato abbiamo avuto un cinema europeo ad ottimi livelli ma dall’altro un cinema italiano completamente a picco dove al boxoffice la gente conferma di preferire le solite commedie, mentre i film degni sono decisamente stati pochi, oltre a Ciprì anche ACAB, Reality, Bella Addormentata, Romanzo di Una Strage, Il Primo Uomo, Diaz ed Io e Te. Cito volentieri anche il doc Italy: Love it or leave it presentato in tournèe anche al nostro cinema Snaporaz.

MIGLIOR SERIE TV: MILDRED PIERCE – In realtà è una minisere, da 3 puntate di quasi 2 ore l’una, e a tutti gli effetti un’opera monumentale in costume interpretata da una Kate Winslet ai massimi livelli e una storia fortissima basata su Il Romanzo di Mildred del 1945.

MIGLIOR DOC: ex aequo MARINA ABRAMOVIC: THE ARTIST IS PRESENT e BAD 25. Due opere su due grandissime figure, l’amatissimo re del pop scomparso da pochi anni omaggiato da figure importantissime in occasione dell’anniversario dell’ album Bad e la spericolata vita dell’artista serba giunta alla sua ultima incredibile perfomance. Entrambi colpiscono e centrano il bersaglio, toccando corde fortissime!

L’augurio è per un 2013 più ricco di film che accendano il cervello, la mente e il cuore, e meno i portafogli dei produttori, senza però togliere colpe ad un pubblico sempre meno attento, abituato a commedie bassissime e chiuso in casa davanti a reality e fiction, ma che dovrebbe svegliarsi un po. In Europa, specie Francia, Spagna e Gran Bretagna lo stanno già facendo molto bene, anche ai livelli dello strapotere americano, nonostante risaltino per le loro chicche indipendenti. Peccato per il mancato film da 10elode, magari nel 2013 si potrà ripetere la coppia Refn-Gosling, oppure Tarantino con il suo attesissimo Django Unchained, o il Lincoln di Spielberg, il Frankenweenie di Tim Burton, Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow oppure come succede spesso, sarà un film sconosciuto ed inaspettato a sorprenderci. Buon Anno!

Lorenzo Scappini

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IL FINTO CINEMA È VERO CINEMA – Argo

Si gira un film di fantascienza e mostri, la “brutta copia di Star Wars”, nell’Iran degli anni ’80 dominato dal pugno di ferro di Khomeini. Daltronde tutti i film di fantascienza hanno anche ambientazioni esotico/sabbiose. La troupe al completo di un film lanciatissimo è pronta per girare, si fa la storia del cinema, si fa la storia.

La troupe è finta, una maschera, solo pochi sanno del vero scopo del film, avere il permesso di entrare in Iran per liberare 6 rifugiati diplomatici scampati ad una presa in ostaggio di militanti all’Ambasciata e poterli far tornare a casa. Il tutto architettato follemente da una CIA spregiudicata che mette in atto la “miglior peggior mossa” architettabile, congeniata e portata avanti dall’esperto in vie di fuga Ben Affleck, dalla personalità pacata e non delineatissima ma piena di rifiniture, grazie ad una semplice intuizione inconscia avuta dal figlio lontano da lui. Da lui dipende tutto: basi e idea del piano, del salvataggio o della morte di 6 persone e la disfatta di una nazione dalla minaccia di una possibile figuraccia internazionale. E’ tutto appeso a un filo, quello della tensione del poter fallire, sbagliare per questioni di un millesimo, di fortuna e destino. Qui vi è la forza trainante del film: portare ogni situazione sempre al limite del possibile senza i giochetti moderni di montaggio/forzaggio esoso, ma con i giusti tempi e la giusta credibilità nonostante la follia del piano segreto. Il piano sposato non senza remore dalla CIA è ai limiti della credibilità, ma è tutto vero. Storicamente una potenza internazionale di tale spessore è stata capace di organizzare un piano folle (il cosiddetto Canadian Caper) risultando allo stesso tempo FURBA e POCO CREDIBILE. Ma questo solo a livello storico perchè il film riesce da subito a palesarlo e renderci partecipi affiatati. Come nel miglior cinema vorresti sfogliare velocemente le pagine di sceneggiatura di cellulosa per sapere cosa succede nella scena successiva. E’ una continua escalation di tensione dal primo sconvolgimento del Periodo Ordinario fino al fortissimo climax finale.

Una decisione di pochi per poter influire in positivo sulle sorti di molti che normalmente si risolverebbe in favore del danneggiato ma alla fine si rivela vincente, invocando gloria per i suoi eroi hollywoodiani: scelta di cuore senza il quorum. È talmente ovvia la riuscita finale che a noi non ci interessa tanto la riuscita quanto il come e le corde di tensione che tanto si vanno a toccare e fanno vibrare le nostre, muovendoci sensazioni ed emozioni nel profondo senza sentimentalismi. Qui è ben altro: paura, coraggio, determinazione. Eterni valori umani presenti in ogni uomo valorso, che anch’egli potrebbe barcollare davanti ai problemi nati da certi, estremi avvenimenti e potrebbe far pensare, reagire, crollare, guardarsi davanti allo specchio e chiedersi se si è all’altezza: RESPONSABILITA‘. Come un’antitesi di Habemus Papam dove un’anziano non si sente all’altezza di uno dei ruoli più importanti al mondo e abbandona. La produzione del film-copertura mette di fronte anche 2 mondi opposti: il finto e surreale Hollywood del commercio e delle star e la vitale e ribelle Teheran oppressa nelle strade dal nazionalismo dittatoriale. Ben Affleck continua a non deludere registicamente e qui si supera grazie all’interessante storia mai raccontata e resa pubblica solo nel ’97.

 Lorenzo Scappini