L’ALTRA FACCIA DEL DIAVOLO: la recensione

Sull’ondata dei falsi documentari stile found footage esce l’italoamericano The Devil Inside (diventato da noi L’Altra Faccia Del Diavolo… quale?), film che narra di esorcismi ed esorcisti in un’Italia bigotta che per praticare tale rituale è necessario farlo in gran segreto.

La protagonista, tale Isabella Rossi, vuole scoprire perchè quando aveva 5 anni la madre Maria Rossi uccise inspiegabilmente 3 persone in casa sua e fu internata per sempre in un manicomio. Etichettata come schizofrenica e pericolosa malata di mente, Maria è stata trasferita in un centro di ricovero a Roma, presso Città del Vaticano, dove si riuniscono le maggiori autorità ecclesiastiche e quindi si svolgono una grande quantità di esorcismi. Isabella decide di filmare l’intero viaggio in Italia grazie all’amico cameraman. Insieme cercheranno di capire se la madre della ragazza è realmente matta o se è posseduta da un demone e quindi necessita di esorcismo. Per fortuna ad un corso di esorcismi Isabella conosce due giovani preti che gli rivelano di praticare i rituali contro il demonio in segreto, perchè ogni esorcismo deve essere autorizzato dalla Chiesa, ma ciò non avviene praticamente mai. Timorati di poter venire scomunicati i due clericali sono comunque mossi dalla volontà di aiutare persone che hanno veramente bisogno, mettendo in pratica le loro conoscenze ed esperienze col demonio.

E’ un genere molto in voga quello del found footage e del mockumentary (ovvero materiale ritrovato e finto documentario) riportato in voga da Oren Peli con il suo Paranormal Activity divenuto una trilogia (emulato in Giappone con il titolo Paranormal Activity: Tokyo Night e in Spagna che uscirà a fine mese ma sembra avere in comune solo il titolo Paranormal Xperience 3D) e il cui terzo capitolo è stato diretto da due registi autori di Catfish, il mockumentary più esemplare mai girato fino ad ora ma ancora inedito in Italia. Presto la saga di Oren Peli avrà un quarto capitolo ma il regista è già sul fronte televisivo con il serial The River, dove un’avventuriero che conduce un programma televisivo stile Bear Grylls svanisce nel nulla senza lasciare traccia nel mezzo della foresta amazzonica e nel tentativo di trovarlo, famiglia e collaboratori parto all’avventura e decidono di filmare tutto. Ma l’origine di questo filone dell’horror ha radici dal più noto Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato del 1980, dove si massacrano animali e impalano persone, riuscendo a far impazzire i produttori e la critica dell’epoca dopo che Deodato chiese agli attori deceduti nella pellicola di sparire per un po’ dalle scene, facendo credere che il materiale fosse reale.

Negli anni il genere è mutato con l’avvento delle handycam e il principale esempio di found footage moderno è The Blair Witch Project con la sua terribile suspence, seguito da Diary of the Dead del maestro Romero, altro avventurato nel genere portandoci i suoi zombie come marchio di fabbrica e pellicole ancora inedite da noi come 388 Arletta Avenue del 2011. Alcuni esperimenti sono falliti come Il Quarto Tipo e ESP Fenomeni Paranormali, altri invece hanno nuovamente scosso gli spettatori ed appassionato come [REC], capace di unire suspence claustrofobica a una trama che non lascia mai respiro tanto che ha avuto un seguito, presto sarà trilogia e vanta un remake americano praticamente identico (Quarantena).

Mai però si era adoperata questo filone per raccontare uno dei temi più cari al cinema: l’esorcismo. Il buon risultato al botteghino americano e una trama che lascia alcune cose in sospeso lascia pensare ovviamente ad un seguito, forse il già annunciato The Vatican Tapes in cantiere da tempo, forse su un continuo di transazione dei demoni oppure su come si sono impossessati di Maria Rossi, o ancora sulla storia dello zio del giovane prete dal quale imparò le funzioni esorcistiche. La storia di Maria Rossi non è roba nuova al cinema appunto e siamo pieni di possibili visioni di film su esorcismi, dal più famoso di Friedkin ai recenti L’Esorcismo di Emily Rose, incentrato più sul dibattito legislativo di tale pratica che viene portato in tribunale che sull’esorcismo in se della povera bambina posseduta da ben 7 demoni e il recentissimo L’Ultimo Esorcismo. The Devil Inside non aggiunge molto però sembra avere basi solide e di concreto impatto che empatizza, inizialmente sotto la chiave del voler scoprire la reale condizione di Maria Rossi e poi seguendo le credenziali anti ecclesiastiche  dei singolari preti esorcisti, fino all’irruento finale. Sempre lineare e mai banale, la pellicola lascia spiazzati (positivamente) almeno 3 volte e altrettante volte offre scene da accapponare la pelle. Alcune volte per agevolare la messa in scena è stata necessaria una visuale extra alla telecamera a spalla attraverso la quale viviamo l’avventura (e non parlo delle telecamere di sorveglianza del centro medico o delle microcamere montate nella macchina) così il film non si può dire al 100% materiale ritrovato e l’occhio più attento stana il trucco in pochi minuti. Gli attori offrono buone prove, su tutte a lasciare impressi è la Maria Rossi dal sigolare cognome Suzan Crowley. Ma si sa, davanti al voler raccontare la realtà senza filtri è difficile sbagliare, basta impersonare se stessi senza dover recitare troppo e le smorfie o gli sguardi proibiti in un normale film qui sono ben accetti per far sembrare più realistici i filmati “ritrovati” ma i “posseduti” diventano vere e proprie prove attoriali e la Crowley ci riesce in modo terrificante.

Lorenzo Scappini.

La frase: “Ci sono quattro voci sulla registrazione audio, significa possessione demoniaca multipla!”
Scena clou: Isabella incontra la madre fuorviata dal demonio
Voto: 7

Sito virale therossifiles.comMyMovies –  IMDbSito italiano ufficiale

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COLOUR FROM THE DARK: recensione del film in anteprima con Ivan Zuccon

Una piccola realtà di cinema di genere è ancora viva in Italia grazie al regista e sceneggiatore Ivan Zuccon e alla neonata Distribuzione Indipendente che porterà al cinema il penultimo lavoro del regista Colour From the Dark, uscito negli USA nel 2008 e rimasto inedito in Italia fino al prossimo 9 Marzo. Verranno distribuite addirittura quasi 200 copie, di cui 60 in Italia. Per il futuro Zuccon sta lavorando al montaggio del nuovo film, già completato e figurante sempre la protagonista Debbie Rochon, ma dall’uscita ancora incerta.

La storia, tratta da un racconto di Lovecraft, è ambientata in Italia durante la seconda Guerra Mondiale e narra di una famiglia di contadini che contraggono uno ad uno strani sintomi dopo aver bevuto l’acqua del proprio pozzo. La madre, una favolosa Debbie Rochon, inizia a dare sintomi di demoniaca schizofrenia, cercando di uccidere i componenti della famiglia. Ma il peggio lo da quando viene rinchiusa in una stanza buia e a turno la visitano la sorella mai cresciuta che gioca ancora con le bambole di pezza, il marito devoto e un’ esorcista. Ma la situazione è più cupa e malvagia del previsto.

Il film è stato presentato in anteprima al nostro Cinema Snaporaz giovedi 23 Febbraio dallo stesso regista Ivan Zuccon, coadiuvato dai critici Marco Morosini e Manuel Cavenaghi, autore del dizionario dell’horror italiano CRIPTE E INCUBI (disponibile sul sito http://bloodbuster.com) che annovera centinaia di recensioni tra cui opere di Mario Bava, Lamberto Lenzi, Pupi Avati, Dario Argento fino al giovane Zuccon e via dicendo. 

Ivan ha parlato al pubblico delle difficoltà di produzione in Italia e della ristretta cerchia di film prodotti dallo stato, lasciando le briciole ai giovani volenterosi. Perciò, avendo avuto anche brutte esperienze, Ivan produce ormai con le sole proprie forze i suoi lavori garantendosi il pieno controllo del film e dei diritti. Colour From The Dark per la cronaca è stato girato con un budget miserissimo di 150.000€. Di conseguenza Ivan lavora ormai solo con attori stranieri, americani soprattutto, più dediti al lavoro ed abituati alla meticolosità del vero set. Ciò permette anche una duttilità linguistica più propensa al mercato estero. Pochi sanno però che Ivan è il montatore di uno dei più prolifici autori italiani, ovvero Pupi Avati. Difficilmente dai suoi film trae un vero guadagno e a volta è difficile che gli stessi soldi gli tornino indietro, e se riesce è solo grazie al mercato estero, americano e tedesco soprattutto. Praticamente fare film oggi è diventato un hobby.

Lorenzo Scappini –

L’Associazione Toby Dammit con Manuel Cavenaghi (terzo in piedi da sinistra), Marco Morosini (secondo accovacciato da sinistra) e Ivan Zuccon (quarto in piedi)