I migliori 10 film sulla fine del mondo. Parte 1

Ormai è sulla bocca di tutti, basta chiedere in giro per credere. Il 21 Dicembre 2012 è alle porte e la teorica fine del mondo secondo il famigerato (e forse mal interpretato) calendario Maya è vicina. Nella sua lunga storia il cinema ci ha raccontato anche questo sottogenere dei film di fanatascienza catastrofici, la paura della fine del mondo e dell’estinzione della razza umana, che a questo punto potrebbe diventare non più fantascienza. Dal nostro punto di vista non potevamo non cogliere l’occasione per osservare quali possano essere i film più interessanti ed inerenti per l’evento e prepararsi al meglio al fatidico giorno X.

melancholia

  1. Melancholia (2011) – parte con il giorno più felice per una coppia, il matrimonio, ed arriva a sviscerare le paure e l’angoscia ancestrale dell’uomo, è di sicuro l’opera autoriale e più riflessiva, la follia di Lars von Trier nel suo ultimo film trasmette anche barlumi di speranza, la fine del mondo nella sua forma più completa.
  2. The Day After Tomorrow (2004) – spettacolarità ed inevitabilità, scioglimento dei ghiacci per via del surriscaldamento globale attraverso mirati effetti speciali di un ancora non troppo eccessivo Roland Emmerich.
  3. The Core (2003) – il nucleo della Terra smette di ruotare e le radiazioni scaturiscono tempeste e rischiano di cuocere il pianeta, emulando Armageddon a colpi di trivella fino al centro della Terra.
  4. Deep Impact (1998) – varie storie che si incrociano nella speranza di sopravvivenza a causa dell’imminente impatto di un immenso meteorite diretto sulla Terra.
  5. 2012 (2009) – L’eccessivismo digitale di Roland Emmerich al suo picco, pertanto ne risente la storia tutta, ma è senza dubbio il titolo più calzante per l’evento. Popcorn e Coca-Cola e siete pronti per il 21 Dicembre perfetto… sul divano.

La seconda parte nei prossimi giorni…

Lorenzo Scappini

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Vincitori e vinti dei Premi Goya

Eravamo rimasti in sospeso con la situazione premi stagionali pre-Oscar. In Spagna qualche giorno fa, più precisamente al Palacio Municipal de Congresos di Madrid, il trionfatore della serata dei premi Goya è stato il noir No Habrà Paz Para Los Malvados (Non c’è pace per i malvagi) di Enrique Urbizu che si aggiudica 6 principali premi su 14 candidature: miglior film, regia, attore, sceneggiatura, montaggio e sonoro.  Ma per un vincitore c’è un vinto e in questa edizione degli Oscar spagnoli è stato La Pelle Che Abito di Almodovar. Infatti a fronte delle 16 nomination (quasi tutte le categorie) ha vinto solo per la miglior attrice (Elena Anaya), attore rivelazione (Jan Cornet), colonna sonora di Alberto Iglesias e miglior trucco.

Per la miglior sceneggiatura adattata Almodovar è stato battuto dal meno favorito film d’animazione Arrugas (rughe), vincitore anche come miglior film animato, raccogliendo l’eredità di Chico e Rita nominato questo anno agli Oscar.
Il futuristico ed interessante EVA presentato a Venezia 2011 si è aggiudicato il premio alla miglior regia esordiente di Kike Maìllo, miglior attore non protagonista (il veterano Lluis Homar) e migliori effetti speciali. I restanti premi sono andati a La Voz Dormida (miglior attrice non protagonista, attrice rivelazione e canzone) e Blackthorn – Sin Destino (miglior produzione, fotografia, scenografia e costumi).

Tra i premi collaterali hanno avuto la meglio il pigliatutto The Artist come miglior film europeo battendo Jane Eyre, Melancholia e Carnage, mentre come miglior film latinoamericano ha vinto la commedia argentina Cosa Piove Dal Cielo? (Un Cuento Chino) già titolato come vincitore dell’ultimo Festival di Roma ed in uscita in Italia a fine marzo. Il resto dei titoli sopracitati, tra cui il film vincitore di Urbizu, non hanno ancora un’uscita italiana.

ScappoDammit


Awards Season 2012 – Road to the Oscars

Gennaio finisce e siamo in pieno periodo Awards. Riassumendo si sono svolti da 2 settimane i Golden Globes (i premi più chic del mondo che difficilmente riflettono i veri valori della settima arte, quanto i nomi altisonanti) e sono state rese note le nomination agli Oscar 2012, senza scordare quelle ai BAFTA (Oscar britannici) e ai Cèsar (Oscar francesi). Agli Oscar la lotta sarà sicuramente e principalmente tra 3 titoli:

-The Artist: Il favorito visto l’entusiasmo di chi l’ha visto (cinefili e non) e l’importanza che ha per il cinema stesso. Ha vinto il Golden Globe per Miglior Film Commedia e ha nomination in quasi tutti i settori (la regia, gli attori formidabili, le belle musiche e la fantastica fotografia)

 -Paradiso Amaro: Chi l’ha visto lo considera un filmone con Clooney in stato di grazia. Uscirà a metà febbraio e ha vinto il Golden Globe per miglior Film Drammatico

 -Hugo Cabret: Scorsese se l’è spassata con effetti speciali e 3D tanto che forse neanche lui pensava di trarne un film per tutti, grandi e piccoli, col solito stile. Miglior Regista ai Golden Globe.

Gli altri outsider che hanno un lumicino di speranze sono L’Arte di Vincere, dal forte spirito americano e The Tree of Life, capolavoro di estetica di Terrence Malick in ribasso viste le aspettative ai tempi dell’uscita cinematografica. Solo di presenza i film di Woody Allen (Midnight in Paris), Steven Spielberg (War Horse), Stephen Daldry (Molto Forte, Incredibilmente Vicino) e Tate Taylor (The Help) a comporre la rosa dei 9 candidati a Miglior Film.

Certo fa piacere vedere riuniti ancora una volta i mostri sacri del Cinema con la C maiuscola come Scorsese, Spielberg, Malick e Allen, ma a discapito di qualcuno si sono visti oggettivamente film più importanti e belli. In primis si sente l’assenza del capolavoro di Refn miglior regista a Cannes 2011, ovvero il noir Drive e del suo protagonista snobbato Ryan Gosling, che non aveva sfigurato neanche in Le Idi di Marzo, altro film interessante che è stato dimenticato dall’Academy. Per Drive magra consolazione la nomination come Miglior montaggio sonoro. Altre piccole perle sono state snobbate come il geniale Carnage di Polanski e i suoi attoroni, “l’italo-americano” This Must Be The Place” di Sorrentino con un grande Sean Penn rimasto indigesto agli americani, Warrior con le spettacolari prove di Tom Hardy e Nick Nolte (unico riconoscimento del film con la nomination per Attore non Protagonista) e lo struggente Melancholia di Lars von Trier, ormai indesiderato da ogni festival.

A discapito dei titoli sopracitati sono entrati nelle liste nomi e titoli un po’ a sorpresa. Il primo è proprio Molto Forte, Incredibilmente Vicino che è riuscito ad entrare tra i Migliori Film e Max von Sydow tra gli attori non protagonisti. Altra sopresa la nomination come Miglior Attore per Demiàn Bichir per A Better Life, ancora sconosciuti per noi su cui non ci possiamo esprimere. Per la prima volta, e pochi ci avrebbero scommesso, è stato nominato come miglior attore anche Gary Oldman nella sua prova in La Talpa. Nella categoria sceneggiatura è stata una sorpresa la nomination per l’iraniano Una Separazione, già presente in Migliore Film Straniero e maggiore candidato alla vittoria. Sempre tra le sceneggiature spicca la novità semi-sconosciuta Margin Call, la commedia Le Amiche della Sposa e la spy story La Talpa. Tra i migliori film d’animazione è stato dimenticato Le Avventire di Tintin, mentre quasi giustamente ignorato Cars 2, ormai il punto debole della Pixar vincitrice delle ultime 4 edizioni degli Oscar, preferendo a questi 2 cartoni poco conosciuti: A Cat in Paris e Chico & Rita. La Pixar quindi punterà sul lavoro del nostro Enrico Casarosa e il suo corto animato La Luna.

Miglior film

The Artist, regia di Michel Hazanavicius

Paradiso Amaro (The Descendants), regia di Alexander Payne

Hugo Cabret (Hugo), regia di Martin Scorsese

Midnight in Paris, regia di Woody Allen

Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close), regia di Stephen Daldry

The Help, regia di Tate Taylor

L’arte di vincere (Moneyball), regia di Bennett Miller

War Horse, regia di Steven Spielberg

The Tree of Life, regia di Terrence Malick

Miglior regia

Michel Hazanavicius – The Artist

Alexander Payne – Paradiso amaro (The Descendants)

Martin Scorsese – Hugo Cabret (Hugo)

Woody Allen – Midnight in Paris

Terrence Malick – The Tree of Life

Miglior attore protagonista

Demián Bichir – A Better Life

George Clooney – Paradiso amaro (The Descendants)

Jean Dujardin – The Artist

Gary Oldman – La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)

Brad Pitt – L’arte di vincere (Moneyball)

Miglior attrice protagonista

Viola Davis – The Help

Rooney Mara – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Meryl Streep – The Iron Lady

Glenn Close – Albert Nobbs

Michelle Williams – My Week with Marilyn

Miglior attore non protagonista

Kenneth Branagh – My Week with Marilyn

Jonah Hill – L’arte di vincere (Moneyball)

Nick Nolte – Warrior

Christopher Plummer – Beginners

Max von Sydow – Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close)

Migliore attrice non protagonista

Bérénice Bejo – The Artist

Jessica Chastain – The Help

Melissa McCarthy – Le amiche della sposa (Bridesmaids)

Janet McTeer – Albert Nobbs

Octavia Spencer – The Help

Migliore sceneggiatura originale

Michel Hazanavicius – The Artist

Annie Mumolo e Kristen Wiig – Le amiche della sposa (Bridesmaids)

J.C. Chandor – Margin Call

Woody Allen – Midnight in Paris

Asghar Farhadi – Una separazione (Jodái-e Náder az Simin)

Migliore sceneggiatura non originale

Alexander Payne, Nat Faxon e Jim Rash – Paradiso amaro (The Descendants)

John Logan – Hugo Cabret (Hugo)

George Clooney, Grant Heslov e Beau Willimon – Le idi di Marzo (The Ides of March)

Steven Zaillian, Aaron Sorkin e Stan Chervin – L’arte di vincere (Moneyball)

Bridget O’Connor e Peter Straughan – La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)

Miglior film straniero

Bullhead (Rundskop), regia di Michael R. Roskam – (Belgio)

Footnote (Hearat Shulayim), regia di Joseph Cedar – (Israele)

W ciemności, regia di Agnieszka Holland – (Polonia)

Monsieur Lazhar, regia di Philippe Falardeau – (Canada)

Una separazione (Jodái-e Náder az Simin), regia di Asghar Farhadi – (Iran)

Miglior film d’animazione

A Cat in Paris (Une vie de chat), regia di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol

Chico & Rita, regia di Tono Errando e Javier Mariscal

Kung Fu Panda 2 (Kung Fu Panda 2 – The Kaboom of Doom), regia di Jennifer Yuh

Il gatto con gli stivali (Puss in Boots), regia di Chris Miller

Rango, regia di Gore Verbinski

Migliore fotografia

Guillaume Schiffman – The Artist

Jeff Cronenweth – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Robert Richardson – Hugo Cabret (Hugo)

Emmanuel Lubezki – The Tree of Life

Janusz Kaminski – War Horse

Miglior montaggio

Anne-Sophie Bion e Michel Hazanavicius – The Artist

Kirk Baxter e Angus Wall – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Thelma Schoonmaker – Hugo Cabret (Hugo)

Christopher Tellefsen – L’arte di vincere (Moneyball)

Kevin Tent – Paradiso amaro (The Descendants)

Migliore scenografia

Laurence Bennett e Robert Gould – The Artist

Stuart Craig e Stephenie McMillan – Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II)

Dante Ferretti e Francesca Loschiavo – Hugo Cabret (Hugo)

Anne Seibel e Hélène Dubreuil – Midnight in Paris

Rick Carter e Lee Sandales – War Horse

Miglior trucco

Martial Corneville, Lynn Johnston e Matthew W. Mungle – Albert Nobbs

Nick Dudman, Amanda Knight e Lisa Tomblin – Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II)

Mark Coulier e J. Roy Helland – The Iron Lady

Migliori costumi

Lisy Christl – Anonymous

Mark Bridges – The Artist

Sandy Powell – Hugo Cabret (Hugo)

Michael O’Connor – Jane Eyre

Arianne Phillips – W.E. – Edoardo e Wallis (W.E.)

Migliori effetti speciali

Tim Burke, David Vickery, Greg Butler e John Richardson – Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II)

Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman e Alex Henning – Hugo Cabret (Hugo)

Erik Nash, John Rosengrant, Dan Taylor e Swen Gillberg – Real Steel

Joe Letteri, Dan Lemmon, R. Christopher White e Daniel Barrett – L’alba del pianeta delle scimmie (Rise of the Planet of the Apes)

Scott Farrar, Scott Benza, Matthew Butler e John Frazier – Transformers 3 (Transformers: Dark of the Moon)

Migliore colonna sonora 

John Williams – Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno (The Adventures of Tintin)

Ludovic Bource – The Artist

Howard Shore – Hugo Cabret (Hugo)

Alberto Iglesias – La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)

John Williams – War Horse

Migliore canzone

Man or Muppet, di Bret McKenzie – I Muppet (The Muppets)

Real in Rio, di Sérgio Mendes, Carlinhos Brown (musica) e Siedah Garrett (testo) – Rio

Miglior sonoro

David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Bo Persson – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Tom Fleischman e John Midgley – Hugo Cabret (Hugo)

Deb Adair, Ron Bochar, Dave Giammarco e Ed Novick – L’arte di vincere (Moneyball)

Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Peter J. Devlin – Transformers 3 (Transformers: Dark of the Moon)

Gary Rydstrom, Andy Nelson, Tom Johnson e Stuart Wilson – War Horse

Miglior montaggio sonoro

Lon Bender e Victor Ray Ennis – Drive

Ren Klyce – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Philip Stockton e Eugene Gearty – Hugo Cabret (Hugo)

Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – Transformers 3 (Transformers: Dark of the Moon)

Richard Hymns e Gary Rydstrom – War Horse

Miglior documentario

Hell and Back Again, regia di Danfung Dennis e Mike Lerner

If a Tree Falls, regia di Marshall Curry e Sam Cullman

Paradise Lost 3: Purgatory, regia di Joe Berlinger e Bruce Sinofsky

Pina 3D, regia di Wim Wenders e Gian-Piero Ringel

Undefeated, regia di TJ Martin, Dan Lindsay e Richard Middlemas

Miglior cortometraggio documentario

The Barber of Birmingham: Foot Soldier of the Civil Rights Movement, regia di Robin Fryday e Gail Dolgin

God is the Bigger Elvis, regia di Rebecca Cammisa e Julie Anderson

Incident in New Baghdad, regia di James Spione

Saving Face, regia di Daniel Junge e Sharmeen Obaid-Chinoy

The Tsunami and The Cherry Blossom, regia di Lucy Walker e Kira Carstensen

Miglior cortometraggio

Pentecost, regia di Peter McDonald e Eimear O’Kane

Raju, regia di Max Zähle e Stefan Gieren

The Shore, regia di Terry George e Oorlagh George

Time Freak, regia di Andrew Bowler e Gigi Causey

Tuba Atlantic, regia di Hallvar Witzø

Miglior cortometraggio d’animazione

Dimanche, regia di Patrick Doyon

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, regia di William Joyce e Brandon Oldenburg

La luna, regia di Enrico Casarosa

A Morning Stroll, regia di Grant Orchard e Sue Goffe

Wild Life, regia di Amanda Forbis e Wendy Tilby

Voglio anche l’Oscar

CANNES 2011: Palma D’Oro a The Tree Of Life

DeNiro presidente della Giuria assieme agli attori premiati

La 64^ edizione del festival più importante del mondo si è concluso con la vittoria (sicuramente) meritata dell’attesissimo film di Terrence Malick (che ovviamente non si è presentato), The Tree Of Life. La pellicola vera e propria icona di questo festival è stata osannata e criticata, ma alla fine ha avuto la meglio su tutti, anche sulle tante pellicole di alto livello presenti in concorso, specie sull’altrettando applaudito e rivoluzionariamente innovativo Drive di Refn che comunque si è aggiudicato il premio per la Miglior Regia sperando sia un trampolino di lancio per un regista molto interessante, a Le Havre di Kaurismaki adorato dai critici di mezzo mondo che si è aggiudicato il premio FIPRESCI dei critici appunto, a Il Ragazzo con la Bicicletta dei Dardenne e Once Upon a Time in Anatolia di Ceylan che si sono aggiudicati ex aequo il Grand Prix della Giuria, il premio più importante dopo la Palma d’Oro per due (anzi tre) registi tra i più premiati nella storia del festival. Malick ha avuto la meglio anche su film gettonati come  il muto The Artist, Melancholia di Lars von Trier e di This Must Be The Place del nostro Sorrentino, che è uscito a mani vuote a differenza degli ultimi due che si sono aggiudicati i premi per le miglior interpretazioni: Kirsten Dunst nel film di von Trier e Jean Dojardin nel muto di Hazanavicius. Altri due film applauditi hanno vinto due premi importanti: Footnote per la miglior sceneggiatura e Polisse il Premio della Giuria.

Ceylan e i fratelli Dardenne premiati ex aequo con il Grand Prix della Giuria

  • Palma d’Oro: The Tree of Life
  • Grand Prix: ex aequo Il Ragazzo con la Bicicletta e Once Upon a Time in Anatolia
  • Migliore attore: Jean Dojardin (The Artist)
  • Migliore attrice: Kirsten Dunst (Melancholia)
  • Miglior sceneggiatura: Hearat Shulayim, Joseph Cedar (Footnote)
  • Miglior regista: Nicolas Winding Refn (Drive)
  • Premio della Giuria: Polisse
  • Camera d’Or (miglior regista esordiente): Las Acacias (Pablo Giorgelli)
  • Palma d’Oro al cortometraggio: Cross Country
  • Premio FIPRESCI (conferito dai critici): Le Havre di Aki Kaurismaki

Nicolas W. Refn miglior regista del festival con Drive

Purtroppo, come detto, niente da fare per i due comunque ottimi film italiani. Se Sorrentino si può dire insoddisfatto di non aver centrato neanche un premio minore (che conquistò 3 anni fa con Il Divo) eccetto quello della Giuria Ecumenica, Habemus Papam puntava sulla solida interpretazione di Michel Piccoli che evidentemente non ha colpito la giuria quanto quella di Dojardin. Sorpresa piacevole invece il premio per la “melanconica” Kirsten Dunst che nonostante le polemiche al regista del film ha vinto un premio per lei ambitissimo.

Inoltre nella sezione Un Certain Regard a dispetto dei pronostici e i molti elogi non ha vinto Gus Van Sant con Restless, ma il coreano Kim Ki-Duk con Arirang, documenario sulla sofferenza personale del regista, ex aequo con il tedesco Stopped On Track di Andreas Dresen.

CANNES 2011: verso la Palma D’Oro

Oggi si termineranno le proiezioni dei film in concorso che potranno ambire alla Palma D’Oro, la quale verrà consegnata domani dal presidente di giuria Robert De Niro.

Applausi e buonissimi consensi per la pellicola del finlandese Aki Kaurismaki con il suo Le Havre, storia di un immigrato accolto nella bella città portuale del titolo. Pochi (solo i francesi) hanno applaudito le gesta del connazionale Pater commedia che racconta di un’ipotetica gara politica. E’ piaciuto molto anche Melancholia di Lars von Trier, non fosse che a rovinare tutto arrivino puntuali le freddure del regista danese riguardo le sue origini tedesche e la conseguente espulsione (sbagliatissima) dal concorso. Hanezu della giapponese Naomi Kawase è un racconto su un paese rurale del Giappone alla ricerca delle radici che sembra aver perduto. Il ritorno di Almodòvar con un thriller è stato tra i più attesi ma non ha soddisfatto proprio tutti con il suo nuovo stile in La Piel Que Habito, mentre Takashi Miike regista di Yattaman dalla media di 2 film all’anno ha presentato Ichimei (Hara Kiri: Death Of A Samurai) non rispetta le attese con un film poco costante rispetto le sue potenzialita, mentre da noi uscirà tra pochi giorni il suo precedente film, 13 Assassini. Grandi applausi, ovazioni e ottime critiche per Paolo Sorrentino (al primo film in lingua inglese) e Sean Penn per il road movie This Must Be The Place, dove Sean Penn è una ex rock star che si mette alla ricerca di un nazista per vendicare il padre defunto. Ottima anche la prima di Drive, del tarantiniano danese Niclas Winding Refn dopo la trilogia di Pusher e Bronson anche lui dirige per la prima volta un film in inglese con protagonista un Ryan Gosling in versione pilota stuntman. Oggi, ultimo giorno dei film in concorso, è stato segnato dalla convenzionalità del buon Radu Mihaileanu nel suo La Source Des Femmes, racconto dell’universo femminile in un piccolo paese medio orientale e di un omicidio nelle steppe turche dell’ interessante Once Upon A Time In Anatolia del regista de Le Tre ScimmieNuri Bilge Ceylan.

Vedremo domani chi premieranno De Niro e il resto della giuria composta da Uma Thurman, Jonnie To, Jude Law e Olivier Assays . Sembra comunque che dalle recensioni e i pareri generali possa essere una lotta a 5 tra questi titoli: The Tree of Life di Malick, This Must Be The Place di Sorrentino, Le Havre di Kaurismaki, The Artist di Hazanavicius e Once Upon A Time In Anatolia di Ceylan. Meno probabili le vittorie di Il Ragazzo Con La Bicicletta, Drive e Habemus Papam anche se applauditissimi e omaggiati dalla maggior parte dei critici nonchè dal pubblico.

Mentre nel campo attori sembrano pochi i contendenti a miglior attore. I favoriti sono Sean Penn nei panni della decadente rock star nel road movie di Sorrentino, Michel Piccoli nel ruolo del Papa rinunciatario nel film di Moretti e Jean Dujardin nel ruolo dell’attore muto nel bianco e nero di The Artist, senza scordare Ryan Gosling in Drive. Tra le migliori attrici il campo scelta è più vasto ma le più probabili ed epplaudite sono state Cecile de France per il ruolo in Il Ragazzo Con La Bicicletta, Emily Browning prostituta senza pudore in Sleeping Beauty, Tilda Swinton fredda madre in We Need To Talk About Kevin o Kirsten Dunst in Melancholia.

CANNES 2011: film in concorso e apertura di Woody Allen

Si è da poche ore conclusa la pellicola inaugurale della 64esima edizione del Festival francese. Dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che il film di Woody Allen, Midnight In Paris, abbia raccolto molti pareri positivi e c’è chi dice che è tra i migliori film del prolifico regista degli ultimi 10 anni.

Oggi, giovedi 12, sarà il giorno di Restless di Gus Van Sant nella sezione Un Certain Regard e di Sleeping Beauty in concorso, mentre venerdi sarà la volta di Habemus Papam. Per la prima di Sorrentino con il suo This Must Be The Place dovremo invece aspettare venerdi 20. Altre date dei titoli più attesi: The Tree of Life (16 Mag) Melancholia di Lars von Trier (18 Mag) e La Piel Que Habito di Almodovar(19 Mag)

  

CONCORSO:

La piel que habito, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)

L’Apollonide – Souvenirs de la maison close, regia di Bertrand Bonello (Francia)

Pater, regia di Alain Cavalier (Francia)

Hearat Shulayim, regia di Joseph Cedar (Israele)

Bir zamanlar Anadolu’da, regia di Nuri Bilge Ceylan (Turchia)

Il ragazzo con la bicicletta, regia di Luc e Jean-Pierre Dardenne (Francia/Italia)

The Artist, regia di Michel Hazanavicius (Francia)

Le Havre, regia di Aki Kaurismäki (Finlandia/Francia)

Hanezu no tsuki, regia di Naomi Kawase (Giappone)

Sleeping Beauty, regia di Julia Leigh (Australia)

Polisse, regia di Maïwenn (Francia)

The Tree of Life, regia di Terrence Malick (Stati Uniti)

La Source des femmes, regia di Radu Mihăileanu (Francia)

Ichimei, regia di Takashi Miike (Giappone)

Habemus Papam, regia di Nanni Moretti (Italia)

We Need to Talk About Kevin, regia di Lynne Ramsay (Regno Unito)

Michael, regia di Markus Schleinzer (Austria)

This Must Be the Place, regia di Paolo Sorrentino (Francia/Italia/Irlanda)

Melancholia, regia di Lars von Trier (Francia/Danimarca/Svezia/Germania)

Drive, regia di Nicolas Winding Refn (Stati Uniti)


Paolo Sorrentino con Sean Penn lo scorso inverno sul set di This Must Be The Place