Riflessioni sul cinema del 2012. I 10 migliori film dell’anno:

Vediamo cosa viene fuori da un’anno in cui gli Oscar hanno eletto The Artist (uscito però nel 2011), Venezia ha detto Pietà, Cannes ha scelto Amour e a Berlino hanno trionfato i nostri Taviani con Cesare Deve Morire. Tanti i film belli di questo anno, che hanno ampliato la ricerca della bellezza nell’ambito cinematografico, molti hanno detto molto, più di quanto si sperava, molti hanno raccontato grandi storie, altri non ci sono riusciti, ma nessuno di questi ha fatto letteralmente impazzire. Dopo la top 10 lo spiegherò meglio…

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  1. SISTER di Ursula Meier – Lo stabilirò col tempo se è stato davvero il miglior film del 2012, ma di certo è quello che mi ha spiazzato e sorpreso di più.
  2. THE HELP di Tate Taylor – Sicuramente è stato il più emozionante, sia per la trama sulle nere perseguitate in Mississipi negli anni 60 sia per le attrici che le hanno interpretate, bianche spietate comprese.
  3. IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg – Un capolavoro di sceneggiatura e recitazione, un’esplosione di contrasti per il protagonista martoriato da un’ingiusta sentenza, la reazione di un uomo per bene e del figlio che lo ammira.
  4. ARGO di Ben Affleck – L’America che non ti aspetti prima tira fuori un attore belloccio come tanti, poi lo trasforma in perfetto raccontastorie, ovvero regista: dopo il buon The Town ora si consacra tra i migliori registi emergenti con questo film di spionaggio internazionale, molto patriottico ma mai perbenista e scontato. Lascia con il fiato sospeso fino alla fine.
  5. PARADISO AMARO di Alexander Payne – le sceneggiature sulle complicazioni dei rapporti umani nella loro semplicità e schiettezza, permettono di raggiungere la maturità di Payne, che riesce ad incantare grazie alle Hawaii mai così agrodolci.
  6. ARRUGAS di Ignacio Ferreras – Una vera chicca scoperta al Future Film Festival e vincitore di 2 premi Goya in Spagna. Una delizia di racconto animato tratto dal fumetto di Paco Roca sul mondo degli anziani, della malattia, della casa di cura, narrato con eleganza, ironia e grande tatto, come meriterebbero gli stessi anziani in cura.
  7. MILLENNIUM: UOMINI CHE ODIANO LE DONNE di David Fincher – Per me David Fincher è come una Walter PPK per James Bond, non sbaglia un colpo. Ogni anno che fa un film per me entra sempre e tranquillamente nella rispettiva top10. Ha riadattato e fatto sua una storia già forte e recentemente già portata sullo schermo, per cui la caduta poteva essere facile, ma grazie alla sua classe innata e alla sua vena dark/noir, trae un racconto più viscerale e duro dell’originale, risultando più interessante e quindi riuscito dell’originale svedese.
  8. E’ STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì – L’unico italiano in top10 e di gran lunga il migliore film italiano dell’anno! Ciprì finalmente ridà dignità creativa e stilistica nonchè narrativa ad un cinema sepolto ed abbandonato ad altri. Una Sicilia divertentissima e una Mafia nascosta dietro le mura domestiche.
  9. L’ARTE DI VINCERE di Bennett Miller – L’arte di vincere facilmente quando Aaron Sorkin ti propone una sceneggiatura così. Dopo The Social Network dà struttura e dialoghi anche a questo racconto tipicamente americano ma insolito, raccontando come la legge dei numeri e delle statistiche irromperà nelle regole del baseball odierno e di come un padre sia il miglior perdente della storia. Ha provato a scalfirlo recentemente Di Nuovo In Gioco con Clint Eastwood puntando sul baseball old style ma non riuscendo a raggiungere i livelli del film di Miller.
  10. KILLER JOE + COGAN. KILLING THEM SOFTLY di William Friedkin e Andrew Dominik – Ovvero il BUSINESS LARGER THAN LIFE trattato tanto quest’anno. La dettagliatezza, talvolta meticolosa, dei due killer professionisti (e professionali) ha colpito come pochi e ci siamo appassionati alle loro gesta, ai luoghi suburbani desolanti e alle cosce di pollo fritte.

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E’ stato difficile eguagliare e far scordare il migliore dell’anno scorso, Drive, ed infatti nessun film per me è riuscito ad arrivare alla vetta assoluta, niente da 10 e lode come negli ultimi anni, oltre al capolavoro di Refn, erano stati The Social Network (2010) e Gran Torino (2009), sentendomi quindi carente di un punto di riferimento e sempre con questo metodo di giudizio confrontando la top10 di questo anno e degli altri anni mi viene male: Bastardi Senza Gloria, Up e Moon (tutti del 2009) o Inception, Il Profeta e The Road (tutti del 2010) tanto per dirne alcuni e i migliori dell’anno scorso come Il Grinta, Il Cigno Nero, Habemus Papam, Una Separazione, Source Code, Tournèe e Machete .

Comunque, proseguendo, se dalla Top10 mancano film come Amour, Cesare Deve Morire, Shame e Moonrise Kingdom è perchè ancora purtroppo non ho potuto vederli e oltre alla decina dei film scelti non vanno scordati gli ottimi Lo Hobbit, Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, Ruby Sparks, Hugo Cabret, Quasi Amici, Young Adult, Another Earth, The Avengers, The Lady e Prometheus. Da un lato abbiamo avuto un cinema europeo ad ottimi livelli ma dall’altro un cinema italiano completamente a picco dove al boxoffice la gente conferma di preferire le solite commedie, mentre i film degni sono decisamente stati pochi, oltre a Ciprì anche ACAB, Reality, Bella Addormentata, Romanzo di Una Strage, Il Primo Uomo, Diaz ed Io e Te. Cito volentieri anche il doc Italy: Love it or leave it presentato in tournèe anche al nostro cinema Snaporaz.

MIGLIOR SERIE TV: MILDRED PIERCE – In realtà è una minisere, da 3 puntate di quasi 2 ore l’una, e a tutti gli effetti un’opera monumentale in costume interpretata da una Kate Winslet ai massimi livelli e una storia fortissima basata su Il Romanzo di Mildred del 1945.

MIGLIOR DOC: ex aequo MARINA ABRAMOVIC: THE ARTIST IS PRESENT e BAD 25. Due opere su due grandissime figure, l’amatissimo re del pop scomparso da pochi anni omaggiato da figure importantissime in occasione dell’anniversario dell’ album Bad e la spericolata vita dell’artista serba giunta alla sua ultima incredibile perfomance. Entrambi colpiscono e centrano il bersaglio, toccando corde fortissime!

L’augurio è per un 2013 più ricco di film che accendano il cervello, la mente e il cuore, e meno i portafogli dei produttori, senza però togliere colpe ad un pubblico sempre meno attento, abituato a commedie bassissime e chiuso in casa davanti a reality e fiction, ma che dovrebbe svegliarsi un po. In Europa, specie Francia, Spagna e Gran Bretagna lo stanno già facendo molto bene, anche ai livelli dello strapotere americano, nonostante risaltino per le loro chicche indipendenti. Peccato per il mancato film da 10elode, magari nel 2013 si potrà ripetere la coppia Refn-Gosling, oppure Tarantino con il suo attesissimo Django Unchained, o il Lincoln di Spielberg, il Frankenweenie di Tim Burton, Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow oppure come succede spesso, sarà un film sconosciuto ed inaspettato a sorprenderci. Buon Anno!

Lorenzo Scappini

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Speciale Oscar Day: i 9 migliori film

HUGO CABRET
Hugo è un ragazzino orfano che vive nei meandri della stazione ferroviaria di Parigi per aggiustare gli ingranaggi degli immensi orologi ma il suo vero scopo è aggiustare un’automa lasciatogli dal padre, compiendo piccoli furti tra i negozi della stazione. Ma uno di questi negozi è gestito da uno strano vecchietto che si rivelerà essere un’importante figura del cinema di un tempo. 
Martin Scorsese per la prima volta si cimenta in un cinema per famiglie e racconta in chiave favola fantasy una storia che lo ha toccato profondamente già dalla lettura del racconto illustrato di Brian SelznickLa Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret, dalla grande forza narrativa resa ancora più solida dalla parte visiva e dal messaggio di amore verso il cinema.
Candidato a 11 Premi Oscar: 
Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior Scenografia, Migliori Costumi, Migliori Effetti Speciali, Migliore Colonna Sonora, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro.

THE ARTIST
George Valentin è una stella del cinema muto degli anni 20. Ma la sua carriera avrà una brutta svolta con l’avvento del sonoro e con esso la nascita di nuove star, come la giovane e bella Peppy Miller, conosciuta anni prima. 
Grande esercizio di stile e di narrativa di Michel Hazanaviciu per un era moderna che ha dimenticato il bello del bianco e nero e del cinema muto. Credibile in ogni aspetto come la sceneggiatura, le scenografie, la fotografia e le recitazioni di Jean Dujardin e Berenice Bejo. Tutto il resto vien da se.
Candidato a 10 premi Oscar: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore (Jean Dujardin), Miglior Attrice Non Protagonista (Berenice Bejo), Miglior Sceneggiatura, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior Scenografia, Migliori Costumi e Miglior Colonna Sonora.

L’ARTE DI VINCERE
Billy Beane, general manager della squadra di baseball americano Oakland A’s, è stanco di dover rinunciare alla competitività con le maggiori e milionarie squadre così assume un giovane neo laureato in economia per attuare una tattica basata sui calcoli e le percentuali dei giocatori, mettendo su una squadra di non-campioni che possa competere per la vittoria. 
Tutta l’energia della regia del 45enne Bennett Miller è volta all’interpretazione delle star, Brad Pitt su tutti, ma anche Jonah Hill e Philip Seymour Hoffman e l’intelligente sceneggiatura dei maestri Aaron Sorkin e Steven Zaillian che traspare l’essenziale e l’insegnamento che la sconfitta sul campo non implica per forza la propria vittoria personale, contro tutto e tutti.
Candidato a 6 premi Oscar:  Miglior Film, Miglior Attore (Brad Pitt), Miglior Attore Non Protagonista (Jonah Hill), Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Montaggio e Miglior Sonoro.

WAR HORSE
Durante l’asta di paese viene venduto un bellissimo ma testardo cavallo al vecchio Ted per il quale spende ogni risparmio. In contrasto con la moglie decide di addestrarlo per farlo lavorare il campo e inizia a prendersene cura il figlio Albert, che instaura un rapporto particolare col cavallo. Ma vista la crisi finanziaria della famiglia il padre decide di vendere il cavallo all’esercito inglese per portarlo sul campo di battaglia della Seconda Guerra Mondiale.
Steven Spielberg dirige solo come lui sa fare, grandi paesaggi, fotografia d’epica e sequenze di guerra formidabili, ma l’innocenza calcata del ragazzo e una storia senza una vera sotto trama e attori di spicco non prende più di tanto.
Candidato a 6 premi Oscar: Miglior Film, Miglior Fotografia, Miglior Scenografia, Miglior Colonna Sonora, Miglior Sonoro e Miglior Montaggio Sonoro.

PARADISO AMARO
Matt King ha la moglie in coma e 2 figlie quasi sconosciute in piena fase adolescenziale. Ma grazie a loro viaggerà per le Hawaii alla ricerca dell’uomo con cui lo tradiva la moglie per riferirgli lo stato della donna. 
Scritto e diretto da Alexander Payne, ma tratto dal romanzo Eredi Di Un Mondo Sbagliato, con intelligenza e un particolare occhio di riguardo per i suoi personaggi comuni ma intensi che intraprendono viaggi quasi purificatori. Payne è un uomo capace di raccontare storie plausibili con houmor pungente e mai fastidioso e nessuno come lui riesce a far interessare il pubblico a situazioni familiari abbastanza comuni.
Candidato a 5 premi Oscar: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore (George Clooney), Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Montaggio.

THE HELP
La giovane Skeeter, stanca dei soprusi che devono subire le donne nere di Jackson nel Mississipi dalle loro padrone bianche, vuole scrivere un libro di denuncia raccogliendo le testimonianze delle domestiche che però tentennano per la paura che i loro nomi vengano fuori visti gli omicidi razziali del KKK degli anni sessanta. 
Il più grande pregio di questo film è il modo in cui tocca argomenti delicati come il razzismo e l’odio con toni volutamente graziati, lasciando che le immagini parlino da sole. Il tocco più da commedia che da dramma del regista Tate Taylor lascia che il film si guardi e riguardi benissimo, grazie anche alle spettacolari Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas-Howard, Octavia Spencer e Jessica Chastain.
Candidato a 4 Premi Oscar: Miglior Film, Miglior Attrice (Viola Davis), Miglior Attirci Non Protagoniste (Octavia Spencer e Jessica Chastain)

MIDNIGHT IN PARIS
Owen Wilson
è un rinomato sceneggiatore di Hollywood ma aspira a ben di più: scrivere romanzi. Tra i suoi dubbi e perplessità riguardo le proprie capacità da romanziere cerca spunto nei posti che ispirarono gli artisti degli anni ’20 lungo i boulevard parigini e le rive della Senna. 
Una bella cartolina della capitale francese che punta a piacere facilmente nella via più semplice, senza comunque eccellere e dalla morale alleniana facile su come imparare a vivere il presente. E’ un viaggio nel mondo dell’arte e degli artisti di inizio secolo che ne hanno fatto parte in suolo parigino: Bunuel, Man Ray, Hemingway, Dali e Picasso.
Candidato a 4 premi Oscar: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura e Miglior Scenografia.

THE TREE OF LIFE
Il film icona del Festival di Cannes che si è portato a casa anche la Palma D’Oro è un turbinio di immagini, suoni e messaggi che incanta lo spettatore grazie alla storia di una famiglia americana degli anni ’50 anticipata da bellissime immagini di creazioni e nascite, dal Big Bang alla vita sulla Terra. Malick nel suo quinto e semi-autobiografico film in quarant’anni, esplora la vita in ogni suo aspetto, ne approfondisce il valore e ce lo mostra con grande stile (fotografico su tutti) ma con carenze narrative e la figura di Sean Penn un po’ trascurata.
Candidato a 3 premi Oscar: Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Fotografia.

MOLTO FORTE INCREDIBILMENTE VICINO
Oskar è un ragazzino particolare, intelligente e vivace, che ha perso il padre nell’attacco dell’ 11 Settembre e non riesce a darsi pace neanche dopo un anno dal “giorno peggiore”. Nelle sue memorie lo ricorda come un’ uomo buffo che dispensava consigli ad ogni domanda o perplessità del figlio. Ma una misteriosa chiave nascosta nell’armadio del padre e associata al nome Black fa pensare al ragazzino che possa aprire una serratura misteriosa e che contenga un messaggio del padre (proprio come un Hugo Cabret moderno). 
Storia forte ma regia debole di Stephen Daldry, che enfatizza stilizzando gli avvenimenti e i personaggi attorno a Oskar (un bravissimo Thomas Horn coadiuvato da Tom Hanks e Susan Sarandon) nonchè la memoria dell’ 11 Settembre, descritta con banalissima retorica e dall’estenuante ricerca della lacrima facile. I pochi momenti degni di nota sono in mano al “muto” Max von Sydow e attorno al suo misterioso personaggio.
Candidato a 2 premi Oscar: Miglior Film e Miglior Attore Non Protagonista (Max von Sydow).

ScappOscarDammit

PARADISO AMARO: la recensione

Matt King é un’ avvocato di Honolulu cinquantenne che ha passato gran parte della vita dietro una scrivania e ha visto passare il tempo davanti a se. Ma sarà costretto a (ri)mettersi in discussione come padre e come uomo dopo che la moglie è entrata in coma per un incidente in barca. Matt dovrà ricucire i rapporti con le figlie adolescenti e instaurare un’inesistente autorità di padre. La piccola e incontrollabile Scottie gli procura non pochi problemi, ma è la maggiore e ormai ventenne Alexandra che stravolge il padre, rivelandogli che la moglie lo tradiva e aveva anche intenzione di chiedere il divorzio. Matt, infuriato e confuso per l’inaspettata notizia, poi sempre più cosciente di non essergli stato mai accanto, tanto che non si era mai accorto di niente, man mano che passano le scene si rimbocca le maniche e parte per la ricerca dell’uomo con cui lo tradiva la moglie e che presumibilmente amava, allo scopo di riferirgli le condizioni terminali della donna e fare l’ultima cosa utile per lei, come piccola redenzione personale.

Alexander Payne dimostra ancora una volta di saper dirigere del gran cinema adulto e maturo. Paradiso Amaro è un’opera che tratta delicatamente i doveri e le attenzioni familiari. Matt non è mai stato abituato a crescere le figlie e non sa farlo, se non in modo finanziaro. Le figlie inizialmente lo detestano e, quella più grande soprattutto, gli sbattono in faccia parole poco carine. Quindi queste mancanze di doveri da parte di Matt nel corso degli anni hanno portato a gravi disagi interfamiliari. Ormai solo è costretto a rimboccarsi le maniche e fare come può ma scatta la molla nel dare il meglio quando scopre proprio che la moglie lo tradiva. In effetti è così anche nella vita, che ci sbatte in faccia le difficoltà sempre per insegnarci qualcosa, dove diamo il meglio di noi e tiriamo fuori tutto quando siamo davanti ai veri problemi. Le figlie in cuor loro sono dalla parte del padre che comunque non ha mai tradito la loro fiducia a differenza della madre, che non sapremo mai cosa ne pensa nell’indifesa posizione del suo letto d’ospedale. Questa delicatissima situazione si protrae per tutto il film, in ogni discorso e in ogni situazione. Resta in secondo piano la situazione di eredità (I Discendenti del titolo originale) dove Matt e i suoi cugini devono vendere un’immenso terreno incontaminato di un’isola delle Hawaii ad una grande multinazionale per un mucchio di soldi. Tutta la situazione familiare, della moglie e delle figlie fa riflettere Matt, che sembrava il più convinto a ripulirsi dell’eredità per incassare… ma forse è tutto ciò che gli rimane insieme alle figlie.

Scritto dallo stesso Payne, ma tratto dal romanzo Eredi Di Un Mondo Sbagliato, è diretto con intelligenza e un particolare occhio di riguardo per i suoi personaggi comuni ma intensi che intraprendono viaggi quasi purificatori. Payne è un uomo capace di raccontare storie plausibili con houmor pungente e mai fastidioso e nessuno come lui riesce a far interessare il pubblico a situazioni familiari normali o quasi. Si era visto in Election e nel pluripremiato Sideways, ma soprattutto in A Proposito di Schmidt con un grandissimo Jack Nicholson. Entra così facilmente nella storia e nei personaggi che è facile appassionarsi e capirne le emozioni in ogni istante. Questa caratteristica ha fatto si che George Clooney interpretasse uno dei suoi ruoli più riusciti assieme a Fratello Dove Sei? dei fratelli Coen, riuscendo però qui a toccare corde piuttosto forti a livello emozionale.

 

A dimostranza di tale bravura il film, passato per i Festival di Toronto e Torino, sta ricevendo consensi in lungo e in largo come le 5 candidature agli Oscar, i 2 Golden Globes (Miglior Film Drammatico e Miglior Attore Drammatico), Miglior Film per il Los Angeles Film Critic Association, Miglior Sceneggiatura non originale per l’associazione degli sceneggiatori di Hollywood, il 90% di recensioni positive sul sito di critica rottentomatoes.com e rientra in 3 liste dei National Board of Review come miglior film, miglior attore e migliore attrice non protagonista alla ventenne Shailene Woodley, la bravissima e arguta sorella maggiore.

I paesaggi hawaiiani che di solito vediamo in immagini da cartolina in questo film vengono mostrati con eguale bellezza ma insolita luce, rendendoli più interessanti perchè più vicini alla realtà. La bellezza c’è anche nei periodi amari, fotografati benissimo da Phedon Papamichael che non ci mostra la solita luce che associamo a questi posti paradisiaci, ma rende appieno l’idea del titolo (italiano) e delle parole di Clooney di inizio film (vedi sotto), nonchè alla base delle emozioni dei personaggi, incorniciate da malinconiche musiche hawaiiane.

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Candidato a 5 premi Oscar: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore (George Clooney), Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Montaggio
La Frase: “I miei amici credono che solo perchè abito alle Hawaii io viva in paradiso, passando il tempo a bere Mai-tai e fare surf. Sono 15 anni che non salgo su una tavola da surf.”

La Scena Clou: Clooney che confessa alla figlia immersa nell’acqua putrida della piscina di casa che la madre morirà e lei subito dopo gli dice che lo tradiva da tempo.
Voto: 9

Awards Season 2012 – Road to the Oscars

Gennaio finisce e siamo in pieno periodo Awards. Riassumendo si sono svolti da 2 settimane i Golden Globes (i premi più chic del mondo che difficilmente riflettono i veri valori della settima arte, quanto i nomi altisonanti) e sono state rese note le nomination agli Oscar 2012, senza scordare quelle ai BAFTA (Oscar britannici) e ai Cèsar (Oscar francesi). Agli Oscar la lotta sarà sicuramente e principalmente tra 3 titoli:

-The Artist: Il favorito visto l’entusiasmo di chi l’ha visto (cinefili e non) e l’importanza che ha per il cinema stesso. Ha vinto il Golden Globe per Miglior Film Commedia e ha nomination in quasi tutti i settori (la regia, gli attori formidabili, le belle musiche e la fantastica fotografia)

 -Paradiso Amaro: Chi l’ha visto lo considera un filmone con Clooney in stato di grazia. Uscirà a metà febbraio e ha vinto il Golden Globe per miglior Film Drammatico

 -Hugo Cabret: Scorsese se l’è spassata con effetti speciali e 3D tanto che forse neanche lui pensava di trarne un film per tutti, grandi e piccoli, col solito stile. Miglior Regista ai Golden Globe.

Gli altri outsider che hanno un lumicino di speranze sono L’Arte di Vincere, dal forte spirito americano e The Tree of Life, capolavoro di estetica di Terrence Malick in ribasso viste le aspettative ai tempi dell’uscita cinematografica. Solo di presenza i film di Woody Allen (Midnight in Paris), Steven Spielberg (War Horse), Stephen Daldry (Molto Forte, Incredibilmente Vicino) e Tate Taylor (The Help) a comporre la rosa dei 9 candidati a Miglior Film.

Certo fa piacere vedere riuniti ancora una volta i mostri sacri del Cinema con la C maiuscola come Scorsese, Spielberg, Malick e Allen, ma a discapito di qualcuno si sono visti oggettivamente film più importanti e belli. In primis si sente l’assenza del capolavoro di Refn miglior regista a Cannes 2011, ovvero il noir Drive e del suo protagonista snobbato Ryan Gosling, che non aveva sfigurato neanche in Le Idi di Marzo, altro film interessante che è stato dimenticato dall’Academy. Per Drive magra consolazione la nomination come Miglior montaggio sonoro. Altre piccole perle sono state snobbate come il geniale Carnage di Polanski e i suoi attoroni, “l’italo-americano” This Must Be The Place” di Sorrentino con un grande Sean Penn rimasto indigesto agli americani, Warrior con le spettacolari prove di Tom Hardy e Nick Nolte (unico riconoscimento del film con la nomination per Attore non Protagonista) e lo struggente Melancholia di Lars von Trier, ormai indesiderato da ogni festival.

A discapito dei titoli sopracitati sono entrati nelle liste nomi e titoli un po’ a sorpresa. Il primo è proprio Molto Forte, Incredibilmente Vicino che è riuscito ad entrare tra i Migliori Film e Max von Sydow tra gli attori non protagonisti. Altra sopresa la nomination come Miglior Attore per Demiàn Bichir per A Better Life, ancora sconosciuti per noi su cui non ci possiamo esprimere. Per la prima volta, e pochi ci avrebbero scommesso, è stato nominato come miglior attore anche Gary Oldman nella sua prova in La Talpa. Nella categoria sceneggiatura è stata una sorpresa la nomination per l’iraniano Una Separazione, già presente in Migliore Film Straniero e maggiore candidato alla vittoria. Sempre tra le sceneggiature spicca la novità semi-sconosciuta Margin Call, la commedia Le Amiche della Sposa e la spy story La Talpa. Tra i migliori film d’animazione è stato dimenticato Le Avventire di Tintin, mentre quasi giustamente ignorato Cars 2, ormai il punto debole della Pixar vincitrice delle ultime 4 edizioni degli Oscar, preferendo a questi 2 cartoni poco conosciuti: A Cat in Paris e Chico & Rita. La Pixar quindi punterà sul lavoro del nostro Enrico Casarosa e il suo corto animato La Luna.

Miglior film

The Artist, regia di Michel Hazanavicius

Paradiso Amaro (The Descendants), regia di Alexander Payne

Hugo Cabret (Hugo), regia di Martin Scorsese

Midnight in Paris, regia di Woody Allen

Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close), regia di Stephen Daldry

The Help, regia di Tate Taylor

L’arte di vincere (Moneyball), regia di Bennett Miller

War Horse, regia di Steven Spielberg

The Tree of Life, regia di Terrence Malick

Miglior regia

Michel Hazanavicius – The Artist

Alexander Payne – Paradiso amaro (The Descendants)

Martin Scorsese – Hugo Cabret (Hugo)

Woody Allen – Midnight in Paris

Terrence Malick – The Tree of Life

Miglior attore protagonista

Demián Bichir – A Better Life

George Clooney – Paradiso amaro (The Descendants)

Jean Dujardin – The Artist

Gary Oldman – La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)

Brad Pitt – L’arte di vincere (Moneyball)

Miglior attrice protagonista

Viola Davis – The Help

Rooney Mara – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Meryl Streep – The Iron Lady

Glenn Close – Albert Nobbs

Michelle Williams – My Week with Marilyn

Miglior attore non protagonista

Kenneth Branagh – My Week with Marilyn

Jonah Hill – L’arte di vincere (Moneyball)

Nick Nolte – Warrior

Christopher Plummer – Beginners

Max von Sydow – Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close)

Migliore attrice non protagonista

Bérénice Bejo – The Artist

Jessica Chastain – The Help

Melissa McCarthy – Le amiche della sposa (Bridesmaids)

Janet McTeer – Albert Nobbs

Octavia Spencer – The Help

Migliore sceneggiatura originale

Michel Hazanavicius – The Artist

Annie Mumolo e Kristen Wiig – Le amiche della sposa (Bridesmaids)

J.C. Chandor – Margin Call

Woody Allen – Midnight in Paris

Asghar Farhadi – Una separazione (Jodái-e Náder az Simin)

Migliore sceneggiatura non originale

Alexander Payne, Nat Faxon e Jim Rash – Paradiso amaro (The Descendants)

John Logan – Hugo Cabret (Hugo)

George Clooney, Grant Heslov e Beau Willimon – Le idi di Marzo (The Ides of March)

Steven Zaillian, Aaron Sorkin e Stan Chervin – L’arte di vincere (Moneyball)

Bridget O’Connor e Peter Straughan – La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)

Miglior film straniero

Bullhead (Rundskop), regia di Michael R. Roskam – (Belgio)

Footnote (Hearat Shulayim), regia di Joseph Cedar – (Israele)

W ciemności, regia di Agnieszka Holland – (Polonia)

Monsieur Lazhar, regia di Philippe Falardeau – (Canada)

Una separazione (Jodái-e Náder az Simin), regia di Asghar Farhadi – (Iran)

Miglior film d’animazione

A Cat in Paris (Une vie de chat), regia di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol

Chico & Rita, regia di Tono Errando e Javier Mariscal

Kung Fu Panda 2 (Kung Fu Panda 2 – The Kaboom of Doom), regia di Jennifer Yuh

Il gatto con gli stivali (Puss in Boots), regia di Chris Miller

Rango, regia di Gore Verbinski

Migliore fotografia

Guillaume Schiffman – The Artist

Jeff Cronenweth – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Robert Richardson – Hugo Cabret (Hugo)

Emmanuel Lubezki – The Tree of Life

Janusz Kaminski – War Horse

Miglior montaggio

Anne-Sophie Bion e Michel Hazanavicius – The Artist

Kirk Baxter e Angus Wall – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Thelma Schoonmaker – Hugo Cabret (Hugo)

Christopher Tellefsen – L’arte di vincere (Moneyball)

Kevin Tent – Paradiso amaro (The Descendants)

Migliore scenografia

Laurence Bennett e Robert Gould – The Artist

Stuart Craig e Stephenie McMillan – Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II)

Dante Ferretti e Francesca Loschiavo – Hugo Cabret (Hugo)

Anne Seibel e Hélène Dubreuil – Midnight in Paris

Rick Carter e Lee Sandales – War Horse

Miglior trucco

Martial Corneville, Lynn Johnston e Matthew W. Mungle – Albert Nobbs

Nick Dudman, Amanda Knight e Lisa Tomblin – Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II)

Mark Coulier e J. Roy Helland – The Iron Lady

Migliori costumi

Lisy Christl – Anonymous

Mark Bridges – The Artist

Sandy Powell – Hugo Cabret (Hugo)

Michael O’Connor – Jane Eyre

Arianne Phillips – W.E. – Edoardo e Wallis (W.E.)

Migliori effetti speciali

Tim Burke, David Vickery, Greg Butler e John Richardson – Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II)

Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman e Alex Henning – Hugo Cabret (Hugo)

Erik Nash, John Rosengrant, Dan Taylor e Swen Gillberg – Real Steel

Joe Letteri, Dan Lemmon, R. Christopher White e Daniel Barrett – L’alba del pianeta delle scimmie (Rise of the Planet of the Apes)

Scott Farrar, Scott Benza, Matthew Butler e John Frazier – Transformers 3 (Transformers: Dark of the Moon)

Migliore colonna sonora 

John Williams – Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno (The Adventures of Tintin)

Ludovic Bource – The Artist

Howard Shore – Hugo Cabret (Hugo)

Alberto Iglesias – La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)

John Williams – War Horse

Migliore canzone

Man or Muppet, di Bret McKenzie – I Muppet (The Muppets)

Real in Rio, di Sérgio Mendes, Carlinhos Brown (musica) e Siedah Garrett (testo) – Rio

Miglior sonoro

David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Bo Persson – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Tom Fleischman e John Midgley – Hugo Cabret (Hugo)

Deb Adair, Ron Bochar, Dave Giammarco e Ed Novick – L’arte di vincere (Moneyball)

Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Peter J. Devlin – Transformers 3 (Transformers: Dark of the Moon)

Gary Rydstrom, Andy Nelson, Tom Johnson e Stuart Wilson – War Horse

Miglior montaggio sonoro

Lon Bender e Victor Ray Ennis – Drive

Ren Klyce – Millennium – Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)

Philip Stockton e Eugene Gearty – Hugo Cabret (Hugo)

Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – Transformers 3 (Transformers: Dark of the Moon)

Richard Hymns e Gary Rydstrom – War Horse

Miglior documentario

Hell and Back Again, regia di Danfung Dennis e Mike Lerner

If a Tree Falls, regia di Marshall Curry e Sam Cullman

Paradise Lost 3: Purgatory, regia di Joe Berlinger e Bruce Sinofsky

Pina 3D, regia di Wim Wenders e Gian-Piero Ringel

Undefeated, regia di TJ Martin, Dan Lindsay e Richard Middlemas

Miglior cortometraggio documentario

The Barber of Birmingham: Foot Soldier of the Civil Rights Movement, regia di Robin Fryday e Gail Dolgin

God is the Bigger Elvis, regia di Rebecca Cammisa e Julie Anderson

Incident in New Baghdad, regia di James Spione

Saving Face, regia di Daniel Junge e Sharmeen Obaid-Chinoy

The Tsunami and The Cherry Blossom, regia di Lucy Walker e Kira Carstensen

Miglior cortometraggio

Pentecost, regia di Peter McDonald e Eimear O’Kane

Raju, regia di Max Zähle e Stefan Gieren

The Shore, regia di Terry George e Oorlagh George

Time Freak, regia di Andrew Bowler e Gigi Causey

Tuba Atlantic, regia di Hallvar Witzø

Miglior cortometraggio d’animazione

Dimanche, regia di Patrick Doyon

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, regia di William Joyce e Brandon Oldenburg

La luna, regia di Enrico Casarosa

A Morning Stroll, regia di Grant Orchard e Sue Goffe

Wild Life, regia di Amanda Forbis e Wendy Tilby

Voglio anche l’Oscar