Riflessioni sul cinema del 2012. I 10 migliori film dell’anno:

Vediamo cosa viene fuori da un’anno in cui gli Oscar hanno eletto The Artist (uscito però nel 2011), Venezia ha detto Pietà, Cannes ha scelto Amour e a Berlino hanno trionfato i nostri Taviani con Cesare Deve Morire. Tanti i film belli di questo anno, che hanno ampliato la ricerca della bellezza nell’ambito cinematografico, molti hanno detto molto, più di quanto si sperava, molti hanno raccontato grandi storie, altri non ci sono riusciti, ma nessuno di questi ha fatto letteralmente impazzire. Dopo la top 10 lo spiegherò meglio…

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  1. SISTER di Ursula Meier – Lo stabilirò col tempo se è stato davvero il miglior film del 2012, ma di certo è quello che mi ha spiazzato e sorpreso di più.
  2. THE HELP di Tate Taylor – Sicuramente è stato il più emozionante, sia per la trama sulle nere perseguitate in Mississipi negli anni 60 sia per le attrici che le hanno interpretate, bianche spietate comprese.
  3. IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg – Un capolavoro di sceneggiatura e recitazione, un’esplosione di contrasti per il protagonista martoriato da un’ingiusta sentenza, la reazione di un uomo per bene e del figlio che lo ammira.
  4. ARGO di Ben Affleck – L’America che non ti aspetti prima tira fuori un attore belloccio come tanti, poi lo trasforma in perfetto raccontastorie, ovvero regista: dopo il buon The Town ora si consacra tra i migliori registi emergenti con questo film di spionaggio internazionale, molto patriottico ma mai perbenista e scontato. Lascia con il fiato sospeso fino alla fine.
  5. PARADISO AMARO di Alexander Payne – le sceneggiature sulle complicazioni dei rapporti umani nella loro semplicità e schiettezza, permettono di raggiungere la maturità di Payne, che riesce ad incantare grazie alle Hawaii mai così agrodolci.
  6. ARRUGAS di Ignacio Ferreras – Una vera chicca scoperta al Future Film Festival e vincitore di 2 premi Goya in Spagna. Una delizia di racconto animato tratto dal fumetto di Paco Roca sul mondo degli anziani, della malattia, della casa di cura, narrato con eleganza, ironia e grande tatto, come meriterebbero gli stessi anziani in cura.
  7. MILLENNIUM: UOMINI CHE ODIANO LE DONNE di David Fincher – Per me David Fincher è come una Walter PPK per James Bond, non sbaglia un colpo. Ogni anno che fa un film per me entra sempre e tranquillamente nella rispettiva top10. Ha riadattato e fatto sua una storia già forte e recentemente già portata sullo schermo, per cui la caduta poteva essere facile, ma grazie alla sua classe innata e alla sua vena dark/noir, trae un racconto più viscerale e duro dell’originale, risultando più interessante e quindi riuscito dell’originale svedese.
  8. E’ STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì – L’unico italiano in top10 e di gran lunga il migliore film italiano dell’anno! Ciprì finalmente ridà dignità creativa e stilistica nonchè narrativa ad un cinema sepolto ed abbandonato ad altri. Una Sicilia divertentissima e una Mafia nascosta dietro le mura domestiche.
  9. L’ARTE DI VINCERE di Bennett Miller – L’arte di vincere facilmente quando Aaron Sorkin ti propone una sceneggiatura così. Dopo The Social Network dà struttura e dialoghi anche a questo racconto tipicamente americano ma insolito, raccontando come la legge dei numeri e delle statistiche irromperà nelle regole del baseball odierno e di come un padre sia il miglior perdente della storia. Ha provato a scalfirlo recentemente Di Nuovo In Gioco con Clint Eastwood puntando sul baseball old style ma non riuscendo a raggiungere i livelli del film di Miller.
  10. KILLER JOE + COGAN. KILLING THEM SOFTLY di William Friedkin e Andrew Dominik – Ovvero il BUSINESS LARGER THAN LIFE trattato tanto quest’anno. La dettagliatezza, talvolta meticolosa, dei due killer professionisti (e professionali) ha colpito come pochi e ci siamo appassionati alle loro gesta, ai luoghi suburbani desolanti e alle cosce di pollo fritte.

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E’ stato difficile eguagliare e far scordare il migliore dell’anno scorso, Drive, ed infatti nessun film per me è riuscito ad arrivare alla vetta assoluta, niente da 10 e lode come negli ultimi anni, oltre al capolavoro di Refn, erano stati The Social Network (2010) e Gran Torino (2009), sentendomi quindi carente di un punto di riferimento e sempre con questo metodo di giudizio confrontando la top10 di questo anno e degli altri anni mi viene male: Bastardi Senza Gloria, Up e Moon (tutti del 2009) o Inception, Il Profeta e The Road (tutti del 2010) tanto per dirne alcuni e i migliori dell’anno scorso come Il Grinta, Il Cigno Nero, Habemus Papam, Una Separazione, Source Code, Tournèe e Machete .

Comunque, proseguendo, se dalla Top10 mancano film come Amour, Cesare Deve Morire, Shame e Moonrise Kingdom è perchè ancora purtroppo non ho potuto vederli e oltre alla decina dei film scelti non vanno scordati gli ottimi Lo Hobbit, Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, Ruby Sparks, Hugo Cabret, Quasi Amici, Young Adult, Another Earth, The Avengers, The Lady e Prometheus. Da un lato abbiamo avuto un cinema europeo ad ottimi livelli ma dall’altro un cinema italiano completamente a picco dove al boxoffice la gente conferma di preferire le solite commedie, mentre i film degni sono decisamente stati pochi, oltre a Ciprì anche ACAB, Reality, Bella Addormentata, Romanzo di Una Strage, Il Primo Uomo, Diaz ed Io e Te. Cito volentieri anche il doc Italy: Love it or leave it presentato in tournèe anche al nostro cinema Snaporaz.

MIGLIOR SERIE TV: MILDRED PIERCE – In realtà è una minisere, da 3 puntate di quasi 2 ore l’una, e a tutti gli effetti un’opera monumentale in costume interpretata da una Kate Winslet ai massimi livelli e una storia fortissima basata su Il Romanzo di Mildred del 1945.

MIGLIOR DOC: ex aequo MARINA ABRAMOVIC: THE ARTIST IS PRESENT e BAD 25. Due opere su due grandissime figure, l’amatissimo re del pop scomparso da pochi anni omaggiato da figure importantissime in occasione dell’anniversario dell’ album Bad e la spericolata vita dell’artista serba giunta alla sua ultima incredibile perfomance. Entrambi colpiscono e centrano il bersaglio, toccando corde fortissime!

L’augurio è per un 2013 più ricco di film che accendano il cervello, la mente e il cuore, e meno i portafogli dei produttori, senza però togliere colpe ad un pubblico sempre meno attento, abituato a commedie bassissime e chiuso in casa davanti a reality e fiction, ma che dovrebbe svegliarsi un po. In Europa, specie Francia, Spagna e Gran Bretagna lo stanno già facendo molto bene, anche ai livelli dello strapotere americano, nonostante risaltino per le loro chicche indipendenti. Peccato per il mancato film da 10elode, magari nel 2013 si potrà ripetere la coppia Refn-Gosling, oppure Tarantino con il suo attesissimo Django Unchained, o il Lincoln di Spielberg, il Frankenweenie di Tim Burton, Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow oppure come succede spesso, sarà un film sconosciuto ed inaspettato a sorprenderci. Buon Anno!

Lorenzo Scappini

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OGGIGIORNO

Ovvero E’ STATO IL FIGLIO, BELLA ADDORMENTATA e REALITY

Attingendo a grandi linee al verismo dei Malavoglia di Verga, Ciprì con assoluta impersonalità dipinge di arancio tragicomico e ignoranza la sua Sicilia contadina e urbana, immedesimandosi tramite il processo della regressione nei suoi personaggi rozzi e dialettali cui regna l’assoluta sfiducia nei giovani e ripiega nelle forze del capofamiglia Servillo, unico a lavorare sodo per sorreggere un’intera allargata famiglia. La bravura di Fabrizio Falco è sovrastata solo dal suo Tancredi, come anche lui a sua volta dalla figura del cugino mito (e mafioso) irraggiungibile che lo avvolge come un’ombra silenziosa. Le figure, gli stereotipi e l’ambiente tipo dell’universo anni ’70 danno una panoramica eccessiva e surrealista quanto vicina al pensiero in se, tanto realista ora quanto OGGIGIORNO, della vecchia e cara arretrata Sicilia. Infondo di che cos’altro si parla se non di disgregazione, apparentemente seppellita da un mucchio di soldi per la morte di una figlia, per poi ripresentarsi sotto forma di una Mercedes finto status symbol come dimostrazione di ciò che non si è e non si può essere, perchè tutto ha un suo destino a cui non si può sfuggire, specie per i più deboli.
I deboli, deboli come Eluana Englaro, i forti come Eluana Englaro: il caso Englaro, quello politico, ha solo un marginale spazio ritagliato in sottofondo nell’ intensa opera di Marco Bellocchio che trova il suo universo del racconto nell’emotività dell’essere umano e della sua scoperta, salvezza, purificazione, il risveglio di se stessi dal proprio coma, della propria coscienza. A differenza del solito taglio drammatico delle opere di cronaca popolare di OGGIGIORNO coglie prima le conseguenze per poi arrivare alle cause, aiutandoci a capire e riparare, a riflettere e pensare per uscire dall’assopimento generale a dir poco, letargico. Che ti piaccia o meno l’autore richiede solo questo attraverso la ragazza drogata, la madre sacrificata, la figlia innamorata e il fratello irrefrenato.
Irrefrenata è la vita napoletana, euforica per un idolo dei reality show che si esibisce ai matrimoni sfoggiando talento da tv di OGGIGIORNO. Talento nel tramandare il suo POPOLO nei suoi racconti come detto della Sicilia per Ciprì, venga da pensare che nessuno può descrivere Napoli come lo fa Matteo Garrone, con un pizzico di orgoglio e una valanga di merda sparata sopra ma sempre capace di pensare, ancora più spesso di fregare, architettare e a farsi più furbi dell’ALTRO. Qui l’altro è uno show televisivo, non puoi farti più furbo perchè ne siamo ormai immersi dentro fino al collo ed è impossibile uscirci come è diventato impossibile spegnere una tv; e anzi, lui si gioca di te, non puoi vincere, non c’è gara, che tu sia un amante o no dei Reality, che tu li segua o li destesti. In quanto cineasta ideologico non sceglie la via semplice del puntare il dito contro questo mondo ma ci mostra i propri stati d’animo a riguardo attraverso le sfumature e le sue opacità, i suoi lati oscuri di non-ritorno. Non se ne esce o se ne esce pazzi. OGGIGIORNO.

Lorenzo Scappini

PS: Bellocchio, Ciprì, Garrone, grazie per la verità!

Palma d’Oro ancora ad Haneke in concorso con Amour.

Ci sono voluti appena 3 anni per riconfermarsi in vetta.
Era il 2009 quando lo svizzero Michael Haneke stravinse con Il Nastro Bianco davanti a film come Il Profeta, Fish Tank e Bastardi Senza Gloria.
Seppur senza un consenso comune ma solo deciso a patti (lo stesso vale per tutti gli altri premi conferiti, parola di Nanni Moretti) convince la giuria a conferirgli il premio più prestigioso tra i festival cinematografici con il dramma familiare Amour, dura storia di anziani acciaccati ma legati dal sentimento più forte del mondo. Per fortuna per l’Italia l’unico film nostrano in concorso (Reality di Garrone) è arrivato secondo, contro ogni previsione, lasciando commenti di ogni tipo dietro se. Sapremo anche a noi a settembre il perchè di tutto questo vociferare.

 

Erano molti i titoli attesissimi, dal road movie On The Road basato sull’omonimo libro di Kerouac e diretto dal regista di I Diari della Motocicletta, il dopo The Road per John Hillcoat con il gangster movie Lawless (alcuni affermano non centrasse niente con lo spirito del concorso cannense), Moonrise Kingdom dell’esteta Wes Anderson, Cosmopolis del visionario David Cronenberg (il figlio Brandon ha presentato la sua opera prima Antiviral nella sezione Un Certain Regard), The Paperboy opera seconda di Lee Daniels autore di Precious, con una sensuale Nicole Kidman e Rust And Bone di Jacques Audiard (Il Profeta). Ma nessuno di questi sembra aver colpito tutti, con sensazioni iper-contrastanti il che hanno avvantaggiato Haneke (ormai feticcio cannense) alla vittoria, Garrone per il secondo posto e Ken Loach per il terzo con The Angels’ Share, commedia scozzese sulle seconde possibilità divisa tra violenza e humor. Al di là dei premiati ci sono stati parecchi buoni propositi per il film di Cristian Mungiu Beyond The Hills (poi vincitore della migliore sceneggiatura) su un collegio romeno di sole donne (premiate come migliori attrici) e The Hunt di Thomas “Festen” Vinterberg, dramma con uno strepitoso Mads Mikkelsen, premiato come miglior attore maschile, su un presunto abuso minorile e un gioco di inganni che lascia con il fiato sospeso fino alla fine. Premiato per la miglior regia (pazzesca e anticonformista a detta di molti critici) il portoghese Reygadas per Post Tenebras Lux, un film a cui nessuno dava alcuna possibilità vista la storia antinarrativa e lo stile particolare, ma dal forte impatto. Che ci sia lo zampino beffardo di Nanni?!

Di questa edizione rimarranno le imponenti scenografie messe su per promuovere Il Dittatore, comprese le sue scenette in yacht con la Canalis, le risate dei critici americani durante la proiezione di Dracula 3D, le dichiarazione contro botulino e silicone di Nicole Kidman, la barba di Tom Hardy, Robert pattinson in un film di Cronenberg e la scollatura della fidanzatina Kristen Stewart, l’onnipresente manifesto con Marylin e come sempre il lusso sfrenato (spesso eccessivo e inutile) anche in tempi di crisi, smontato negli ultimi giorni dalla pioggia.

  

Tutti i premi:

Palma d’Oro: Amour di Michael Haneke

Grand Prix della Giuria: Reality di Matteo Garrone

Premio della Giuria: The Angels’ Share di Ken Loach

Miglior sceneggiatura: Cristian Mungiu per Beyond the Hills

Migliore attrice: ex aequo per Cristina Flutur e Cosmina Stratan in Beyond the Hills

Miglior attore: Mads Mikkelsen per The Hunt

Miglior regista: Carlos Reygadas per Post Tenebras Lux

Caméra d’or: Beasts of the Southern Wild di Benh Zeitlin

Palma d’Oro cortometraggio: Silent di L. Rezan Yesilbas

Un Certain Regard: Despues De Lucia di Michel Franco

HUNGER GAMES: la recensione

In un futuro distopico e post-apocalittico si svolgono annualmente dei giochi al massacro in un paese diviso in sezioni quante sono le classi sociali, in cui le prime ricche e potenti vivono sulle spalle lavoratrici delle sezioni più alte, fino alla 12esima, l’ultima zona del carro, dove sgobbano artigiani e minatori, i pochi a mantenere un briciolo di umanità.

Katniss Everdeen è una ragazza di 16 anni che vive nel Distretto 12, il distretto più povero dello stato di Panem (ciò che resta degli Stati Uniti) che ha per capitale Capitol City. Katniss è uno spirito libero che ama cacciare e usare l’arco. Le sue doti dovranno essere messe in pratica per sopravvivere agli spietati Hunger Games – un vero e proprio show al massacro in cui 24 ragazzi tra i 12 e i 18 anni si sfidano fino alla morte, messo in piedi dai potenti di Capitol City – dopo essersi fatta volontaria al posto della sorella minore Primrose. Assieme a lei parte per Capitol City anche il coetaneo Peeta, prescelto maschile del Distretto 12. I due si conosceranno durante il viaggio e instaureranno un rapporto destinato ad allontanarli e riavvicinarli per riuscire a sconvolgere le regole degli Hunger Games.

Purtroppo a risentire nella storia sono i personaggi, quasi tutti mal descritti, già a partire dai primi minuti in cui veniamo introdotti in un mondo ingiusto e soggiogato dai più potenti, dove questi Hunger Games spadroneggiano per importanza e il gioco al massacro è d’obbligo (secondo i potenti) per poter mantenere vivo l’animo combattivo dei distretti più poveri, ma nessuno dei ragazzi del proletario Distretto 12 sembra troppo preoccupato, noncurante di ciò che sta per succedere nonostante tutti conoscano la spietatezza dei giochi, ormai giunti alla 74esima edizione e dovrebbero sapere cosa li aspetta, e allora potrebbero risultare rinunciatari, ma neanche questo sentimento viene espresso.
La Lawrence è l’unica, anche secondo sceneggiatura, a portare avanti un briciolo di preoccupazione mista a speranza e spirito combattivo, infatti appena può la regia si sofferma su di lei e sul suo volto giovane che però pare averne già viste (come in Un Gelido Inverno), sempre velato da un qualcosa di malinconico. La narrazione subisce una svolta quando si passa all’azione degli Hunger Games veri e propri, dove la Lawrence si trasforma ancora e diventa un camaleonte che si addentra nella foresta e scompare dalla vista degli avversari, il ritmo sale ed è un’ escalation di combattimenti e sangue che si ferma solo nel finale. Alla fine si può essere soddisfatti per una seconda parte che compensa alla prima priva di qualsiasi emozione, trasporto o interesse (e orrido quando si vede Stanley Tucci conciato come un Umpa Lumpa) e aiuta meno di quanto dovrebbe a prepararsi ai giochi del massacro, cercando di sopperire con una regia inutilmente ipercinetica, quasi fastidiosa. I fan non dovranno disperarsi più di tanto, infatti la storia non è stata minimamente alterata rispetto al libro, eccetto ovvi tagli, personaggi inferiori omessi o vicende differenti (Peeta nel libro dopo essersi ferito alla gamba non riesce a curarla ed è costretto ad amputarla) e la pellicola introduce già eventi raccontati solo dal secondo libro (la rivolta nel distretto 11). La storia va’ avanti, le vicessitudini di Katniss e Peeta non sono finite perchè ciò che hanno fatto ha disturbato Capitol City e le conseguenze si vedranno nel secondo capitolo che uscirà con buona probabilità il prossimo anno, mentre è appena arrivato sugli scaffali il terzo e conclusivo libro firmato sempre Suzanne Collins.

Curiosità: Il libro è un chiaro plagio ma è anche stato usato come spunto. Il plagio riguarda il libro Battle Royale del 1999 di Koushun Takami, da cui poi è stato tratto il manga e poi il film, in cui ogni anno in Giappone viene scelta una classe delle medie che si sfidi in duelli mortali fino a che ne rimane vivo solo uno, combattendo in scenari prescelti e precedentemente evacuati dal governo.
Mentre una simile storia è presente nell’ultimo Almanacco della Paura di Dylan Dog uscito a Marzo, in cui in 90 pagine è raccontato lo stesso concetto, con presa di posizione contro la televisione e i mass media odierni, la potenza distruttiva delle immagini, avvicinandosi però maggiormente nel rapporto sfaccettato e disumano che c’è tra pubblico e personaggi sotto i riflettori. La storia di Dylan Dog però lo vede ospite forzato ad un reality show chiamato Natural Born Stars (e già qui il richiamo ad Assassini Nati di Oliver Stone) dove due contendenti star si improvvisano killer, uccidendo veramente gli eliminati dalle sfide, fino a che ne rimarrà soltanto uno, il vincitore indiscusso per volere del pubblico che, anche di fronte alla tragedia non smette di inviare preferenze.

Lorenzo Scappini.

Frase: “Vorrei poter fermare il tempo e vivere così per sempre” Peeta.
Scena Clou: L’arrivo nella foresta degli Hunger Games e l’inizio dei giochi.
Voto: 6

TrailerSito UfficialeMyMovies

Cannes 2012: il programma

Nel piccolo lumicino di speranza di poter andare oltralpe per assistere a qualche anteprima del festival che incomincierà il 16 Maggio e terminerà il 27 ecco la lista di tutti i film in concorso e non. Per l’Italia solo un film nella lotta per la Palma D’Oro, Reality di Matteo Garrone, mentre fuori concorso è presente Bernando Bertolucci che torna con Io E Te. Il festival si preannuncia come sempre ricco di film interessanti e da scoprire. Ci sono i ritorni di Wes Anderson, Ken Loach, Kiarostami, Cronenberg, Michael Haneke vincitore 3 anni fa, di Jacques Audiard nel dopo Il Profeta, il durissimo gangster movie francese e di Lee Daniels dopo lo splendido Precious. Interessanti le proiezioni “pazze” di mezzanotte dei nuovi film di Takashi Miike e Dario Argento che propone una versione tridimensionale di Dracula. A primo colpo d’occhio sono questi i titoli caldi e da non perdere alla loro uscita ma come detto escono quasi sempre anche perle dai meno conosciuti, come l’anno scorso per Drive e The Artist. Il festival se non potremo seguirlo almeno per qualche giorno direttamente da Cannes lo seguiremo passo passo con le sensazioni dei critici durante tutta la sua durata e segnaleremo i titoli migliori e il vincitore che sarà annunciato il 27 Maggio. Inizia la corsa all’erede di The Tree of Life!

IN CONCORSO
  • Moonrise Kingdom (dir. Wes Anderson) – FILM D’APERTURA
  • Rust and Bone (dir. Jacques Audiard)
  • Holy Motors (dir. Leos Carax)
  • Cosmopolis (dir. David Cronenberg)
  • The Paperboy (dir. Lee Daniels)
  • Killing Them Softly (dir. Andrew Dominik)
  • Reality (dir. Matteo Garrone)
  • Love (Amour) (dir. Michael Haneke)
  • Lawless (dir. John Hillcoat)
  • In Another Country (Da-Reun Na-Ra-E-Suh) (dir. Sangsoo Hong)
  • Taste of Money (dir. Sangsoo Im)
  • Like Someone In Love (dir. Abbas Kiarostami)
  • The Angels’ Share (dir. Ken Loach)
  • Beyond the Hills (dir. Cristian Mungiu)
  • Baad el Mawkeaa Apres la Bataille) (dir. Yousry Nasrallah)
  • Mud (dir. Jeff Nichols)
  • You Haven’t Seen Anything Yet (Vous n’avez encore rien vu) (dir. Alain Resnais)
  • Post Tenebras Lux (dir. Carlos Reygadas)
  • On the Road (dir. Walter Salles)
  • Paradies: Liebe (dir. Ulrich Seidl)
  • The Hunt (Jagten) (dir. Thomas Vinterberg)
  • Im Nebel (Dans la Brume) (dir. Sergei Loznitsa)

UN CERTAIN REGARD

  • Miss Lovely (dir. Ashim Ahluwalia)
  • La Playa (dir. Juan Andres Arango)
  • Les Chevaus de Dieu (dir. Nabil Ayouch)
  • Trois Mondes (dir. Catherine Corsini)
  • Antiviral (dir. Brandon Cronenberg)
  • 7 Dias en la Habana (dir. Laurent Cantet, Benicio Del Toro, Julio Medem, Gaspar Noe, Elia Suleiman, Juan Carlos Tabio and Pablo Trapero)
  • Le Grand Soir (dir. Benoit DELEPINE and Gustave Kervern)
  • Laurence Anyways (dir. Xavier Dolan)
  • Despues de Lucia (dir. Michel Franco)
  • Aimer a Perdre la Raison (dir. Joachim Lafosse)
  • Mystery (dir. Lou Ye)
  • Student (dir. Darezhan Omirbayev)
  • La Pirogue (dir. Moussa Toure)
  • Elefante Blanco (dir. Pablo Trapero)
  • Confession of a Child of the Century (dir. Sylvie Verheyde)
  • 11.25 the Day He Chose His Own Fate (dir. Koji Wakamatsu)
  • Beasts of the Southern Wild (dir. Benh Zeitlin)
FUORI CONCORSO
  • Io e Te (dir. Bernardo Bertolucci)
  • Madagascar 3: Europe’s Most Wanted (dir. Eric Darnell and Tom McGrath)
  • Hemingway and Gellhorn (dir. Philip Kaufman)
  • Therese Desqueyroux (dir. Claude Miller) – FILM DI CHIUSURA
PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
  • Dario Argento’s Dracula 3-D (dir. Dario Argento)
  • Ai Io Makoto (dir. Takashi Miike)
PROIEZIONI SPECIALI
  • Garbage in the Garden of Eden (Der mull im garten Eden) (dir. Faith AKIN)
  • ROMAN POLANSKI: A FILM MEMOIR (dir. Laurent BOUZEREAU)
  • THE CENTRAL PARK FIVE (dir. Ken BURNS, Sarah BURNS and David MCMAHON)
  • LES INVISIBLES (dir. Sebastien LIFSHITZ)
  • JOURNAL DE FRANCE (dir. Claudine NOUGARET and Raymond DEPARDON)
  • A MUSICA SEGUNDO TOM JOBIM (dir. Nelson PEREIRA DOS SANTOS)
  • VILLEGAS (dir. Gonzalo TOBAL)
  • MEKONG HOTEL (dir. Apichatpong WEERASETHAKUL)